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I 12 consigli di Rick Moody

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Seconda e ultima parte del nostro appuntamento con Rick Moody, scrittore americano che ha partecipato al secondo incontro del quadrangolare di fantareale organizzato dalla scuola Omero, in occasione della presentazione del suo libro " Tre vite", tradotto in Italia per minimum fax.

Seconda e ultima parte del nostro appuntamento con Rick Moody, scrittore americano che ha partecipato al secondo incontro del quadrangolare di fantareale organizzato dalla scuola Omero, in occasione della presentazione del suo libro ” Tre vite”, tradotto in Italia per minimum fax.
Questa volta parleremo dei 12 consigli che Moody ha riservato ai giovani scrittori.
Moody ci elenca in 12 punti un vademecum per migliorare il nostro racconto, eccoli, enunciati rigorosamente in inglese:

1) “Omit meanless words”, cioè eliminare le parole inutili. È la prima cosa da fare nel processo di revisione. Questo consiglio viene niente meno che da uno dei migliori manuali di scrittura che Moody dice di conoscere, e cioè da: “Elements of style”, di Strunk and White. Manuale che mette subito in pratica questo prezioso consiglio, ed infatti nello stesso enunciato: “Omettere le parole superflue”, come vedete non c’è nessuna parola superflua. Importante quindi, quando si va a rivedere il proprio racconto, tagliare tutto quello che risulta inessenziale, tutte le parole non necessarie.

2) “Sacrifice your modifiers”. Eliminare assolutamente tutti gli aggettivi e gli avverbi. Gli elementi più importanti del racconto sono verbi e sostantivi, le parti della frase dotate di maggiore potenza. “Se vi sforzate di trovare il sostantivo migliore e più incisivo poi non dovrete pensare a trovare un aggettivo adatto”. Inoltre considerate che nella storia presa nella sua interezza i verbi sono la cosa più importante, perché caratterizzano l’azione. Il nucleo di qualunque racconto, nel passaggio da una situazione A ad una situazione B, sta nell’azione, nel movimento che distribuisce il conflitto, nella risoluzione di un problema, tutto il resto viene dopo. Così è inutile appesantire i verbi con l’uso di avverbi.
Il consiglio di Moody è radicale: “Eliminateli tutti, poi alla fine ne aggiungerete nuovamente qualcuno qua e là”, e ancora, “mettete nei racconti più azione, più dialogo”.

3) “Consider the rhythm”, tenete conto del ritmo. Il ritmo si compone della successione e della forma delle frasi, fate attenzione alla loro lunghezza.
Esistono diversi tipi di frasi, quattro nella lingua inglese: c’è il periodo semplice, cioè la frase composta da verbo e sostantivo: “Il cane corre”.
Poi c’è il periodo composto da frasi coordinate fra loro: “Il cane corre e il gatto salta”
C’è il periodo composto da subordinate, una dipendente dall’altra: ” In un giorno di Maggio, in cui pioveva più di quanto non vi fosse il sole, il cane correva e il gatto saltava”.
Poi c’è il periodo più complesso che prevede al suo interno più coordinate e subordinate insieme.
Dal modernismo in poi ci è stato insegnato anche l’uso di altri due tipi di periodo: il periodo frammentato, un tipo di frase che non ha sostantivo, oppure non ha verbo, e il periodo che caratterizza il flusso di coscienza, una frase ininterrotta molto lunga.
Quello che crea il ritmo è inserire in ogni paragrafo il maggior numero possibile di queste varianti, possibilmente tutte. Se ne avete usato un solo tipo per un paragrafo intero vuol dire che non avete fatto molta attenzione al ritmo. È importante tenere conto di questa musicalità, un ritmo che si snoda nel paragrafo, nella successione dei periodi, e ne costituisce la musicalità interna.

4) “Avoid the verbs ‘to be’ and ‘to have’”. Evitare i verbi “essere” e “avere”.
È una raccomandazione molto semplice, si tende molto a usare la forma: “X è questo”, “X è quello”, poiché come si è detto prima la forza della scrittura è nei verbi, è necessario usare verbi che siano più incisivi, più suggestivi e originali.

5) “Avoid alliteration”, cioè evitare le allitterazioni e le rime. È necessario evitare di ricorrere agli effetti della scrittura poetica quando si scrive prosa, proprio perché nello scrivere prosa quello su cui ci si deve concentrare è la narrazione, altrimenti il rischio è di dimenticarsi della narrazione e di finire con l’essere semplicemente “esornativi”.

6) “Simplify tenses”, semplificare i tempi verbali. Cercare di usarne sempre uno e non fare troppi salti temporali all’interno di uno stesso racconto.

7) “Rethink the abstractions”, ripensare le astrazioni. La storia scorre meglio se le idee astratte vengono espresse concretamente attraverso personaggi, eventi, azioni, oggetti.

8) “Repetition pleases”, la ripetizione è piacevole.
A volte si possono ottenere effetti molto belli con la ripetizione di detrminate strutture o periodi prima di introdurre un periodo molto diverso, magari più denso o complicato. Questo sempre a proposito della musicalità della scrittura.

9) “Use figurative language sparingly”, cioè usare le similitudini con parsimonia.
Il pericolo è quello di fare costanti paragoni con altre cose, e mentre ci sembra di essere molto profondi, in realtà stiamo solo facendo perdere la nostra storia di efficacia. Quindi un corollario è che, se si vogliono usare similitudini, è meglio fare paragoni tra cose che sono estremamente distanti tra loro, non tra cose vicine o prevedibili. Dice Moody: “Mai dire che l’amore è come una cascata”, e aggiunge, “meglio dire che è come un parco dei divertimenti in rovina”.

10) “Engage all five senses”, usare tutti i cinque sensi.
Una cosa che si fa spesso è quella di usare soltanto la vista, invece Moody raccomanda di usare anche l’udito e l’odorato. Mettere dentro i suoni e gli odori, specialmente gli odori, capaci di far prendere alla storia direzioni inaspettate, che prima neanche erano immaginate. Così per il gusto ed il tatto.

11) “Cut the last sentence”, tagliare l’ultima frase.
Nessuno sa mai come concludere il proprio racconto nella maniera più appropriata, e quando si pensa di aver scritto l’ultima frase, la più bella, dice Moody: “Allora dovete sempre tagliarla”. E questo vale anche per ogni paragrafo.

12) “Do this 15 to 30 times”, ripetere tutto questo tra le quindici e le trenta volte consecutive, e questa è la revisione del lavoro.

Questa la ricetta di Rick Moody per un buon racconto, e quando gli viene fatto notare che anche lui a volte sembra usare dei barocchismi, la risposta è: “Colpevole, come da imputazione”. Moody con molta ironia ci spiega che non sempre è facile mettere in pratica i suoi consigli, e che per quanto lo riguarda la parte che lo diverte di più nello scrivere è proprio la revisione del lavoro. Anzi la prima stesura è quella fase che gli provoca orticaria e dolori di pancia; “una tortura”, a suo dire, “un parto doloroso”. Dice che raramente sa dove andare quando mette mano alla penna e la prima stesura è appunto terrificante, l’unica cosa che si prescrive è di scrivere almeno 1500 parole al giorno e la pazienza.
La pazienza è fondamentale nella scrittura di Moody, “un processo lento” in cui quello che conta è “prendersi il proprio tempo”.
Tanto poi arriva la fase di revisione, e allora si che è una pacchia, finalmente si possono applicare i dodici punti che ci ha consigliato, e chissà quanti altri segreti: tagliare aggettivi e avverbi, cambiare frasi che non suonano bene, limare tempi.
Immaginiamo Moody al lavoro di revisione, come in una falegnameria, ed è meglio non sederci accanto a lui, altrimenti rischiamo di essere colpiti da qualche aggettivo o da qualche tempo sbagliato che vengono gettati via da Rick mentre usa la sua formidabile pialla.

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