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Gli ombrelli di Talarico

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"Regala un ombrello. Se non piove, pioverà". Il cartello pende dal soffitto, non molto distante da un altro riquadro dondolante...

foto di Giovanni Barba

“Regala un ombrello. Se non piove, pioverà”. Il cartello pende dal soffitto, non molto distante da un altro riquadro dondolante che riporta la scritta “Acquista un ombrello. Il tempo non sarà sempre bello”. La bottega-laboratorio si trova su via Toledo, a Napoli, in una delle traverse che si allunga verso i quartieri in alto, quelli spagnoli, che si dispiegano tra salite e gradinate. Saranno quaranta metri quadri, pieni di stecche (ops balene), aste, stoffe, manici e scatole. Vengono da ogni parte del mondo e nei posti più impensabili sono dirette. Nell’angolo a sinistra dell’entrata, tra chiodini, martelli e scalpelli, seduto al deschetto che fu di suo padre, c’è Mario Talarico, il maestro ombrellaio nato nei cassetti del bancone da cui oggi mostra le sue creazioni. “Questo vale 10000 euro”, tira fuori dalla custodia l’ombrello che partirà per gli Emirati Arabi. “L’asta e il manico sono tutti d’argento, andrà a un sultano, ma i nomi non li faccio mai”. Mario ha realizzato ombrelli per regine e principesse, uomini nobili e personaggi famosi. “Sono stato convocato anche dal Papa e spero di poterci andare presto”. È tutto nella bottega: foto, ringraziamenti, inviti e lettere sono fissati ai pochi angoli liberi di muro. “Sono cresciuto accanto alle stecche e mia madre mi teneva a dormire lì, dietro il bancone, coricato in uno dei cassetti insieme ai mie fratelli. Non ho dovuto imparare, nessuno mi ha insegnato a fare gli ombrelli”. Non c’è stato alcun maestro da seguire: il mestiere, Mario, ce l’aveva dentro. Adesso, per l’alta qualità della manifattura, gli ombrelli Talarico sono un marchio riconosciuto in tutto il mondo. Corno, legno e perfino argento sono intagliati a mano e tutto il rivestimento dell’ombrello viene cucito artigianalmente, perché l’acquisto duri il più a lungo possibile. “Ho sempre lavorato e  il mio lavoro è tutto. Tutti questi riconoscimenti, per me contano poco, per continuare a lavorare bisogna essere umili, e non montarsi la testa”. Tutti i giorni, dalle sei e mezzo di mattina, da più di sessant’anni, Mario siede allo sgabello e prepara gli ombrelli. “Mi aiuta mio nipote, lui sta al negozio su via Roma”. Ha 170 anni il legno su cui l’artigiano poggia i suoi utensili e, insieme a lui custodisce tutti i segreti del mestiere.

© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
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