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Dove hai dormito la notte scorsa?

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Siamo andati sabato sera alla festa della musica di Lanuvio, Roma. Eravamo stanchi dopo aver lavorato tutto il giorno e bevuto un po’ più del solito a cena.

Siamo andati sabato sera alla festa della musica di Lanuvio, Roma. Eravamo stanchi dopo aver lavorato tutto il giorno e bevuto un po’ più del solito a cena. Al primo autogrill ci siamo dimenticati di tutto e lei ha proposto di iniziare a prenderci un paio di caffè.
Oltre a Iacopo dovevamo incontrare Dario e Valeria e se non ricordo male anche un certo tizio che veniva da Fidene o da un altro posto sperduto. Spero di non incontrare mai più un tizio così per almeno una decade o forse più.
“Dove cazzo sarà finita… dove?” Lo avrà gridato almeno centotrenta volta durante tutta la festa. E quando ti avvicinavi per chiedergli: “Dov’è finito chi?”, lui si incupiva in viso e ti faceva:”Come chi… lei”. Nonostante tutte le birre bevuta doveva avere un gran forza quell’uomo per continuarsi a chiedere quella cosa anche quando tutto era ormai finito.
“Dove cazzo sarà finita”.
Dario ci venne a prendere sotto una delle torri del castello. Camminammo per buoni cento metri urtando contro un sacco di persone. Qualche bicchierone di birra scivolava dalle mani o le onde superavano l’orlo del contenitore per poi finire sulle spalle di qualcuno.
Nella piazza principale c’è un gruppo che fa cover dei Led Zeppelin e un po’ di pezzi loro.
“Ho deciso… per metà del mio tempo lavorerò e per l’altra farò il musicista…è l’unico modo”.
“Era ora “.
“Sì, sì è proprio necessario. Non vedo come potrei fare altrimenti”. Continua Dario.
“E da Macdonald?”.
“Non mi presento al lavoro da due giorni. Gli ho detto che mi devo trovare un altro lavoro”.
“Ma tu hai mai suonato qui?”.
“Sì, ma non me lo ricordo”.
Un ragazza dalle labbra gonfie e il viso delicato passa in uno dei budelli, mentre una cantante urla, una cantante danzando all’angolo di due viuzze medievali. C’è un gruppo a ogni cantone, ognuno col suo suono e con le sue cose da dire.
“Dove cazzo sarà finita?”.
Iacopo mi viene incontro sorridendo. Ha la pancia gonfia e continua a ruttare.
“Un mio amico una volta, questo mio amico fa il pompiere, è andato a spegnere un incendio in un appartamento. Era di stanza a Milano al tempo. Spengono tutto, insomma il posto era ridotto uno straccio. Escono fuori e si tolgono i respiratori questi quattro pompieri. Dopo un poco si accorgono di aver lasciato nell’appartamento una bombola. Il mio amico si offre per andarla a recuperare, solo che non ha voglia di mettersi l’areatore. ‘Tengo il fiato e mi butto dentro’, fa agli altri tre e entra. Effettivamente arriva là dove deve arrivare e recupera l’affare. Ma mentre sta uscendo si sente soffocare e dà due boccate nella stanza piena di fumo.
Quando esce si sente male il mio amico pompiere. ‘Mi ha preso allo stomaco’. Così avvicina due cassonetti in mezzo alla strada e si tira giù i pantaloni. ‘Ho fatto la più bella cacata della mia vita… credo che mia sia uscito un pezzo di anima’. Chissà se è possibile… forse secondo certe antiche popolazioni”.
“Ma che storia è?”.
“Non lo so, me l’ha appena raccontata e sembrava felice”.
Iacopo finisce la storia e si volta verso un gruppo che suona in mezzo alla piazza. Sui due lati della piazza ci sono tutta una serie di persone che ascoltano e chiacchierano. L’aria si rinfresca e noi entriamo in un bar. Il barista ci versa tutte le birre dentro dei bicchieri di plastica e ci dice che non possiamo portare via le bottiglie.
Il tizio che urla dove cazzo sarà finita, urla nel bar e il cameriere pensa che ce l’abbia con lui. La prende sul personale.
“Stai dicendo a me?”
“Dove cazzo sarà finita?”.
Ogni via ha un piccolo chiosco che vende birra e qualche norcineria in cui versano vino rosso nelle bottiglie dell’Uliveto. Un litro e mezzo due euro.
Valeria si avvicina e anche lei ha quel sorriso che aveva Iacopo.
“C’era un tizio che era convinto di essere inseguito da un lupo mannaro”.
“E chi era questo?”.
“Era nella piazza centrale. Ha detto che era andato un attimo a pisciare e si è ritrovate questo mostro che lo inseguiva”.
“E aveva gli occhi rossi e le zanne” Dice Dario travasando un po’ di birra in un bicchiere mezzo vuoto.
“No… ha detto che aveva gli occhi color acqua”.
“E che colore è il color acqua?”.
“Poi ha continuato dicendo che appena usciremo ci ammazzeranno tutti. Quel lupo gli ha detto che stanno solo aspettando fuori porta”.
Ridiamo un po’ su quella storia e ci viene la voce che un bel gruppo sta suonando dall’altra parte del paese. Allora partiamo, ma molti di noi sono lì lì per toccare il fondo.
Un gruppo metal intona la colonna sonora dei Simpson.
Lungo il percorso incontriamo Johan, un negro amico di Dario che si scopa sei ragazze a settimana. La domenica non lo fa per riposarsi. Altrimenti, dice, subisci un crollo fisico e non ti riprendi più.
“Ha la faccia distrutta dagli orgasmi. Secondo me è erotomane come Michael Douglas”.
“E te che ne sai di Michael Douglas?”.
“Una ragazza che lavora con me da Macdonald è ninfomane e sta cercando di curarsi. Pensa, dopo essersi lasciata col ragazzo continuava a telefonargli dicendogli porcate… questo per sei mesi”.
Giriamo in un viuzza che sale e ci lasciamo alle spalle altri tre gruppi. Saliamo una piccola scala e ci troviamo in una piazzetta. Per alcuni minuti pensiamo che sia quello il posto, ma poi ci rendiamo conto che stanno suonando lo skà e che a noi non importa molto dello skà.
Prima di ripartire ci facciamo riempire una bottiglia di Uliveto.
“Dobbiamo fare un regalo a Petty… il tatuaggio”.
“Perfetto”.
“Se andate da lui dovete portare anche me”, fa Valeria.
“No”.
“Sì… vi prego ditemelo quando andate… vi faccio fare lo sconto. Lo voglio rivedere. Mi manca e non riesco a farci niente”.
“Ma se l’ultima volta che ci sei andata a letto hai detto che è stato come andarsi a mangiare una pizza”.
“Lo so e il giorno dopo lui mi ha presentato la sua nuova ragazza… con qualunque persona con cui sono uscita in questo periodo ho fatto il paragone con lui. Quindi… non ci riesco”.
“E se c’è la sua ragazza?”.
Giriamo ancora e diamo a turno una sorsata alla bottiglia. Dario prepara una cannetta da fumare quando arriveremo in questo posto in cui c’è musica buona.
“Capisci che botta… io credevo che la notte scorsa avesse dormito da solo. Cazzo avevamo fatto l’amore il giorno prima… era con la sua nuova ragazza. E me l’ha anche presentata”.
“Dove cazzo sarà finita?”.
Un gruppo suona jazz e ci fermiamo dieci minuti a sentirli e a fumare. Qualcuno ha comprato anche delle salsicce secche e ce le mangiamo seduti lungo un muretto a un paio di metri da terra. Scopriamo che il prato dietro di noi è comodo e ci sdraiamo.
Dopo un po’ ci ricordiamo che non siamo lì per quel gruppo, ma per l’altro gruppo. Quello che qualcuno ci ha consigliato. A Iacopo non va di mettersi a cercare questo posto, così con Dario lo solleviamo di peso e gli facciamo bere un po’ di rum.
Un pazzo picchia duro sulla batteria e il rumore ci sfonda i timpani.
Giriamo per un altro viottolo e costeggiamo le mura del castello. Rivediamo la ragazza dalle labbra gonfie e il viso delicato.
Torniamo sulla piazza principale in cui c’è ancora il gruppo che suona i Led Zeppelin.
“Cazzo mi sa che ci siamo persi”.
“Lo vedi quello col cappello… è quello il matto del lupo mannaro”.
“Abbiamo fatto il giro senza trovare questa piazza. Ma sicuri che ce l’ha consigliata qualcuno?”.
“Possibile che siamo così messi male da essercelo inventato?”.
“Dove cazzo sarà finita?”.

Questo racconto lo dedico a Nicola che si sente giù perché un figlio di puttana gli ha svaligiato casa.

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