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Zélia Gattai e Jurij Družnikov: migranti al timone

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Zélia Gattai, legata da un lungo matrimonio allo scrittore Jorge Amado e alla città afrobrasiliana di Bahia, era discendente di italiani.

Zélia Gattai, legata da un lungo matrimonio  allo scrittore Jorge Amado e alla città afrobrasiliana di Bahia, era discendente di italiani. I romanzi di Zélia ripercorrono tutti la saga della sua famiglia di origine. Come “Anarchici, grazie a Dio” (Sperling &Kupfer Editori, 2002) e “Città di Roma” (Sperling &Kupfer Editori, 2006). Quest’ultimo  titolo coincide con il nome del bastimento che, nel 1890, accompagna nel suo viaggio di emigrazione in Brasile la famiglia Gattai, che, insieme a molte altre, si dirige verso la foresta brasiliana con l’obiettivo di fondare una comune anarchica, la Colônia Cecilia. Colônia Cecília nasce davvero e, per un certo tempo, realizza nel município di Palmeira, nello stato di Paraná, il proposito di porre fine alla proprietà della terra e lavorare liberamente, pensare senza timore, amare senza colpa. E Zélia Gattai, ormai brasiliana doc, questi italiani alla ricerca di autodeterminazione li ha resi protagonisti prima di un libro e poi di una famosa telenovela. Così come ha trasformato in romanzo l’epopea degli altri nonni, i  Da Col, esperti contadini veneti, che, partiti alla ricerca di terre coltivabili per migliorare le proprie condizioni di vita, si ritroveranno invece a sostituire gli schiavi nelle piantagioni di caffé. Nel mese di maggio Zélia Gattai è scomparsa, per iniziare il suo ultimo viaggio. Nello stesso mese un altro grande scrittore, di diversissime origini e destino, è venuto a mancare. Si tratta di Jurij Družnikov, scrittore russo che dopo aver subito lunghi anni di censura, è emigrato negli Stati Uniti nel 1987. Druznikov aveva pubblicato le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del Kgb. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, quando fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa, dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all’Università della California.
Il capolavoro di Družnikov, Angeli sulla punta di uno spillo (Barbera 2006), ambientato nella redazione di un quotidiano, ha affrontato con ironia e acume il tema del rapporto tra gestione del potere e comunicazione, conduzione della cosa pubblica ed esercizio della persuasione e controllo delle coscienze, della cura del bene collettivo e della simultanea creazione di miti e di rappresentazioni capaci di nascondere la realtà, sovietica in quel caso. Materia quanto mai attuale e coinvolgente anche qui ed ora. Il primo giorno del resto della mia vita, romanzo surreale ambientato a cavallo tra Urss, Stati Uniti e Russia odierna, è la più recente pubblicazione in Italia (Barbera 2008)
Là non è qua (Barbera 2007) è invece una sapida raccolta di aneddoti umoristici, di racconti satirici ambientati in parte in Russia, in parte negli Usa. Družnikov narra con ironia le abitudini e le ossessioni dei russi emigrati negli Usa. Gli episodi ambientati nella madre patria,  ripropongono, inalterato, il clima, il ritmo e lo spirito di antiche leggende popolari e fiabe russe, parodie di straordinaria  capacità mimetica capaci di far rivivere con magia  gli incanti dei più grandi autori russi classici e contemporanei.
Lo zaino dei grandi viaggiatori è una eredità preziosa.
Un baule di costumi, sapori, tesori, un comune “immaginario meticcio” da cui inizia ogni nuovo diario di viaggio.
I crocevia di paesaggi e utopie attraversati da vecchi e nuovi migranti insegnano a vedersi con maggiore chiarezza, con lo sguardo vasto di chi arriva da lontano e scorge qualcosa per la prima volta. Avviso ai naviganti alla ricerca  di faro, bussola e rotta di navigazione per prendere il mare, possibilmente al timone.

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