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La lezione di Moody

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Sulla lavagna c’è un grafico con ascisse e ordinate: sulle ascisse il "tempo", sulle ordinate la "tensione". Questo fermo immagine fotografa la lezione di Rick Moody
Rick Moody (foto di Alessandro Torrelli)

Sulla lavagna c’è un grafico con ascisse e ordinate: sulle ascisse il “tempo”, sulle ordinate la “tensione”. Questo fermo immagine fotografa la lezione di Rick Moody, secondo appuntamento del “Quadrangolare internazionale del fantareale” organizzato dalla scuola Omero. Rick Moody, scrittore americano, sta tracciando un grafico per illustrare la natura del realismo: ad esempio in un giallo, all’origine del piano cartesiano sta il “conflitto” al punto nullo, poi, al crescere della tensione e al passare del tempo deve crescere l’azione, fino a un punto di culmine, un primo climax, in cui accade qualcosa, poi c’è uno scioglimento della tensione, una caduta, una specie di “buca di potenziale” si direbbe in fisica, per iniziare poi a risalire, fino a un altro climax, più in alto del primo, e poi così fino al climax conclusivo. Questo il grafico del realismo tracciato da Moody: “Il realismo è un problema strutturale, non solo una questione di approccio”.
Nella storia realistica, di solito, continua a spiegarci Moody, il punto più alto, quello al di là del quale sta lo scioglimento, è l’epifania. C’è una forte componente spirituale, un’illuminazione che giunge al termine, alla fine della storia.
Questo è il modo in cui funziona il realismo, da Jane Austen fino ad oggi, ed è una struttura stereotipata.
Poi Moody disegna un altro piano cartesiano, ma il grafico che disegna questa volta è fatto di punti discontinui, tratti brevi obliqui e ondulati. E questo a suo dire è il grafico che rappresenta la maggior parte delle nostre vite. Il più della nostra vita è fatto di salti, di discontinuità, la maggior parte di esse non somigliano alla prima struttura, al realismo come rappresentato nel primo grafico, quello “canonico”, da Jane Austen in poi. “Non è facile riportare la nostra vita a un’epifania”, non è facile individuare eventi di illuminazione attraverso i quali la nostra vita scorre, secondo un crescendo lineare tempo-tensione in cui il conflitto si condensi in punti di culmine successivi. La nostra vita fa salti, semplicemente.
Allora una contraddizione: “Come può una struttura così rigida” (come la prima, ndr) “essere realistica?”.
Allora una risposta, da Moody: “Voglio proporre un realismo ibrido, lo potete chiamare Fantareale.” E aggiunge: “Molto più simile alla maggior parte delle nostre vite.”
Questo il “Fantareale” per Rick Moody, di cui in Italia è appena uscito “Tre vite”, per Minimum Fax.
“Così”, conclude Moody, “voi avete due alternative per essere realisti: seguire lo schema del realismo (quello canonico ndr) o non seguirlo per niente.”

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