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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

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Dovendo sostenere un colloquio per prendere il tesserino di pubblicista presso l’ordine regionale dei giornalisti, ho dovuto leggere e studiare la Costituzione, la giurisprudenza in materia di stampa, diritti e doveri del giornalista.

Dovendo sostenere un colloquio per prendere il tesserino di pubblicista presso l’ordine regionale dei giornalisti, ho dovuto leggere e studiare la Costituzione, la giurisprudenza in materia di stampa, diritti e doveri del giornalista. Pensavo che questa pratica, la lettura delle leggi intendo, fosse inutile ai fini del corretto esercizio della professione di pubblicista, ma proprio la carta dei doveri (un articolo di una legge del 1963 che regola la corretta deontologia dei giornalisti) mi ha rivelato che la stragrande maggioranza delle notizie diffuse in Italia sono illegali e non rispettano questi doveri e principi. Non è qui il caso di fare l’elenco di tutte le contravvenzioni che vengono fatte sui quotidiani o i telegiornali (sono diventato pubblicista, non certo poliziotto), ma un punto che mi ha indignato, e che mi sembra molto attuale, è stato quello sulle fonti: secondo la carta dei doveri, infatti, “il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l’attendibilità e per controllare l’origine di quanto viene diffuso all’opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti” e deve “sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d’informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile”. Ora questa norma di verifica, trasparenza e correttezza verso le fonti mi sembra essere stata particolarmente trasgredita sul tema sicurezza collegato a quello dell’immigrazione, di grande richiamo mediatico, il motivo che ha fatto trionfare la destra alle ultime elezioni politiche in sostanza. Quello a cui si è assistito sugli organi di stampa è stata una vera e propria manipolazione delle notizie al fine di spostare l’opinione pubblica verso posizioni a dir poco razziste. Il clima generale di intolleranza ha portato alla distruzione di un campo rom di Ponticelli a Napoli da parte degli abitanti, un vero e proprio pogrom orchestrato dall’alto e su cui gravano interessi di costruttori e camorristi. Tutte queste informazioni le ho ottenute da un documento del Comitato Spazio Pubblico di Scampia (http://www.comitatospaziopubblico.blogspot.com/) che ha denunciato in nove punti gli interessi di speculazione immobiliare e l’invenzione di un pretesto per scatenare “una guerra tra poveri” con il beneplacito dei giornali.

In questi tempi bui nel nostro paese stiamo assistendo a una vera e propria costruzione di un capro espiatorio di cui sono maggiormente responsabili i media. Anche il vocabolario è cambiato per dare l’idea di una minaccia nuova: così gli zingari (volendo più simpatici) sono diventati rom. I media hanno suffragato la sensazione di insicurezza e rinfocolato il disagio per creare questo clima di intolleranza e razzismo. Nel nostro paese non esiste integrazione, cioè le istituzioni e le autorità non si preoccupano affatto di favorire una convivenza tra italiani e stranieri, quindi è normale che si sviluppi la criminalità degli stranieri (che non sono criminali perché clandestini) e si crei un disagio costante di insofferenza. La cosa più insopportabile, che va ora di moda nei telegiornali, è la sfuggevole intervista a l’uomo comune per la strada che, spacciata come informazione democratica, viene utilizzata per manipolare l’opinione pubblica.

Al di là di questa finta democrazia dell’informazione, stanno girando su internet molte e-mail che manifestano l’indignazione di chi non verrà mai intervistato per strada come rappresentante di tutto il suo popolo. Tra queste ce n’è una che reca la famosa poesia del pastore anti-nazista Martin Niemöller: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. O come diceva il musicista Charles Mingus: “Then one day they came and they took me. And I could say nothing because I was guilty as they were. For not speaking out and saying that all men have a right to freedom”.

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