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Chicco Testa: “Le parole non bastano”

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L’emergenza energetica nel nostro paese è un problema serio, concreto, urgente e ci riguarda tutti. Dev’essere per questo che non se ne è parlato molto in campagna elettorale. L’argomento è...

L’emergenza energetica nel nostro paese è un problema serio, concreto, urgente e ci riguarda tutti. Dev’essere per questo che non se ne è parlato molto in campagna elettorale. L’argomento è tornato ad essere interessante per i media, in settimana, quando il ministro Scajola, all’assemblea di Confindustria, si è impegnato a riaprire il discorso sul nucleare, una delle possibili alternative ai combustibili fossili, quella più avversata dai movimenti ambientalisti. Vista però l’emergenza e il trend internazionale (L”Economist”, ha dedicato recentemente una copertina a quello che ha chiamato “rinascimento nucleare”), si sta assistendo, anche nelle fila dei suoi più feroci oppositori, a clamorosi cambi d’opinione. Un ripensamento che ha fatto particolare sensazione, è stato quello di Chicco Testa, fondatore di Legambiente, picchettatore davanti la centrale di Montalto di Castro e leader del “Nucleare? No, grazie”, all’epoca dei referendum che portarono l’Italia a rinunciare all’energia atomica (1987). Da allora Chicco Testa ha fatto molti lavori: il deputato del Pc-Pds, il presidente di Acea ed Enel, il professore universitario. Oggi fa il banchiere e cita Sarkozy. Nel frattempo ha scritto un libro, “Tornare al nucleare?”, titolo in cui il punto interrogativo non deve ingannare, perchè la domanda è retorica e l’obbiettivo chiaro: convincerci che tornare al nucleare, è necessario.

Quanta energia consumiamo in Italia?
Consumiamo tanta energia quanto Turchia, Polonia, Austria e Romania insieme, cioè un’area di 136 milioni di abitanti.

E dove la prendiamo tutta questa energia?
La nostra produzione copre solo il 12% del fabbisogno nazionale. Il resto dell’energia che ci serve la importiamo sotto forma di gas e petrolio dall’estero, il che fa lievitare il costo delle bollette. La nostra elettricità costa il 50% in più della media europea.

Dunque è urgente affrontare il problema.
È urgente aprire un dibattito serio e senza preconcetti. Sul problema energetico ci sono molte posizioni, tutte radicali e contrapposte. Chi sostiene le energie rinnovabili, per esempio, fa le barricate contro il nucleare ma questo è un atteggiamento di chiusura insensato. Per risolvere la questione energetica che non è solo economica ma anche ambientale, dobbiamo  prendere in considerazione tutte le possibilità, compreso il nucleare.

Ma 20 anni fa lei è stato uno dei grandi oppositori del nucleare.
Da allora sono cambiate molte cose. Innanzitutto ci sono tre miliardi di nuovi consumatori, gli abitanti dei paesi in pieno boom economico: Cina, India, paesi dell’Europa dell’est. Le loro economie hanno fame di elettricità. In Cina si apre una centrale a carbone a settimana. In termini di costi, il prezzo del petrolio continua a salire. La dipendenza energetica inoltre, è un  rischio in termini geopolitici, anche perchè noi importiamo gas e petrolio da paesi non del tutto sicuri sotto il profilo della stabilità.Tutti questi problemi sono legati all’esclusivo uso dei combustibili fossili per produrre energia.

E gli ambientalisti come intende convincerli?
Sono anch’io un ambientalista e posso dire che è ora di finirla con i preconcetti ideologici. Oggi c’è un problema nuovo, l’effetto- serra che, provocato dalle emissioni di Co2, è direttamente collegato all’uso di gas, petrolio e carbone.
Come ha detto il presidente francese Sarkozy sull’argomento: “il nucleare non è la soluzione, ma senza il nucleare non c’è soluzione.”e mi pare che l’effetto-serra sia una questione che dovrebbe stare a cuore agli ambientalisti.

E le fonti rinnovabili?
Anche se noi scegliessimo come alternativa tutte le fonti rinnovabili a nostra disposizione (energia solare, eolica, biomasse,ecc.), allo stato attuale della tecnologia, in Italia rimarremmo comunque dipendenti dai combustibili fossili per circa il 40% dei nostri consumi.

Quali sono, ad oggi, i rischi del nucleare?
Oggi le centrali nucleari sono tutte sicure perché basate su sistemi che rendono praticamente impossibile l’intervento e quindi l’errore umano. Nel 1987, quando gli italiani furono chiamati a decidere sull’energia atomica, le condizioni erano diverse. Su quei referendum aleggiava lo spettro di Chernobyl. Ma, a distanza di anni bisogna dire che quello fu, più che un incidente nucleare, un incidente sovietico. Quella centrale si basava su una tecnologia povera, era stata costruita in un contesto in cui non esisteva una cultura della sicurezza perchè non si dava valore alla vita umana rispetto alle esigenze produttive. In realtà si sono registrati molti incidenti nucleari anche nel mondo occidentale, ma tutti di lieve entità.
E d’altronde, per il crollo di una diga di una centrale idroelettrica in Vajont, sono morte 3000 persone, e quante ne sono morte nelle miniere di carbone? E quante ne muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento? Purtroppo, la sicurezza assoluta non esiste ma tutte le statistiche ci dicono che quello legato al nucleare è un rischio che vale la pena di correre.

Quanto costa il nucleare?
Sicuramente costa meno dell’energia che importiamo. Bisogna pensare che in Francia esistono 8 centrali nucleari che producono energia solo per il nostro paese.Tra gli oppositori del nucleare, c’è chi usa come argomento il fatto che, dopo 20 anni, le centrali chiuse a seguito dei referendum non sono ancora state dismesse perchè l’operazione costa troppo. E se costa troppo la sola dismissione di quelle vecchie, quanto costerà aprirne di nuove? Ecco, questo è un problema solo italiano. Il nucleare si fa ovunque nel mondo, solo qui abbiamo il problema dei costi perchè non si fa mai un ragionamento in prospettiva rispetto ai benefici.
Ogni volta che si prende un’iniziativa per modernizzare il paese, ci si trova impantanati nelle pastoie della burocrazia, nell’opposizione degli enti locali, nelle proteste, a volte insensate, degli ambientalisti. E qui non parliamo solo di energia nucleare. Ci sono moltissime difficoltà anche sulle fonti di energia rinnovabili: le pale eoliche e i pannelli solari deturpano il paesaggio e per smaltire semplici rifiuti urbani tramite i termovalorizzatori bisogna militarizzare le discariche. Insomma, a parole siamo tutti d’accordo che qualcosa bisogna fare, basta che costi poco e non si faccia sotto casa nostra!

A monte di tutto questo,visto che in 60 milioni, consumiamo tanta energia quanta ne consumano 136 milioni di altri cittadini europei, non sarebbe opportuno impegnarci innanzitutto nel risparmio energetico?
Qui passiamo dalla questione strategica a quella culturale. Io, quando ero presidente di Acea, società che eroga luce e acqua a Roma, a chi mi veniva a trovare, offrivo orgogliosamente una brocca con dentro semplice acqua del rubinetto, e puntualmente mi si contestava che l’acqua minerale, imbottigliata, era più buona, e di esempi così ce ne sarebero a decine: in quante case abbiamo sostituito le vecchie lampadine con quelle ad alto risparmio energetico? chi di noi, uscendo da una stanza, spegne sempre le luci?..L’ho detto prima, a parole siamo tutti d’accordo, ma le parole non bastano, serve uno sforzo…

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