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FREERUN: libertà di movimento

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Nato nella banlieu parigina all’inizio degli anni novanta, il freerun è uno sport creato da alcuni adolescenti che trovarono nella città e nelle infrastrutture...

foto di Giovanni Barba

Nato nella banlieu parigina all’inizio degli anni novanta, il freerun è uno sport creato da alcuni adolescenti che trovarono nella città e nelle infrastrutture che metteva loro a disposizione una vera e propria palestra per allenare il corpo. In questo sport estremo il percorso urbano è un insieme di ostacoli da superare con movimenti atletici veramente spettacolari. Fratello del parkour, in cui il superamento delle barriere non è unito a movimenti acrobatici fini a sé stessi, il freerun si arricchisce della capacità di utilizzare le superfici secondo un’estetica precisa. Attraverso la ricerca della spettacolarizzazione, mette in evidenza l’atletica del movimento e la libertà del corpo negli spostamenti tra gli spazi della città. È sorprendente la passione dei ragazzi per questa nuova sfida sportiva. Ore e ore di allenamenti e di preparazione, fisica e mentale, ne sono la base ed è dunque necessaria una buona dose di dedizione. Non è possibile improvvisarsi traceur (così viene chiamato chi pratica questo sport) perché i rischi sono principalmente due: il primo, poco grave, è quello di non riuscire a trovare la forza ed il coraggio necessari, il secondo è quello di farsi seriamente male. Tra i grattacieli del Centro Direzionale di Napoli, Giovanni e Dario sfrecciano e saltano con un’agilità straordinaria: sono due giovani traceur in cerca di tracciati. I loro nomi sono rispettivamente w4k3 e dR3m, li chiamano tag e sono una sorta di firma con la quale si riconoscono tra loro.

Di dove sei?
Giovanni: Napoli, Pomigliano D’Arco
Dario: Marano di Napoli

Quando, in che modo e perché vai al Centro Direzionale?
Giovanni: Solitamente nei giorni festivi, quando c’è tempo libero mi sposto più lontano da casa, tramite il treno, e il Centro Direzionale non è l’unico posto dove ci rechiamo per fare il nostro allenamento.
Dario: Vado in metro per allenarmi visto che non ci sono molti posti adatti a questo sport e il centro è ideale per questa disciplina.

In quali altri posti di Napoli pratichi il freerun?
Giovanni: Beh, non ho ancora esplorato tutta Napoli per trovare nuove superfici su cui poter tracciare… ma posso dire che il freerun e ovviamente il parkour si fa ovunque e non in posti precisi.
Dario: Ovunque: la mia città è la mia palestra.

Come hai conosciuto questo sport?
Giovanni: Questo sport diciamo che l’ho sempre fatto da piccolo anche se non sapevo si chiamasse freerun e parkour. Anche se parkour è una cosa diversa dal freerun. La differenza è che il parkour viene chiamato l’arte dello spostamento, ovvero si tratta di partire dal punto A e arrivare al punto B nella maniera più veloce ed efficace possibile. Mentre il freerun è una specie di controparte incentrata sulla ricerca estetica e stilistica.
Dario: Ho scoperto il nome di questo sport su internet, ma in un certo senso l’ho sempre praticato.

Perché hai iniziato a praticarlo?
Giovanni: Perché mi permette di potermi esprimere a 360° e mi fa sentire libero trasmettendomi un’emozione unica.
Dario: Ho sempre avuto passione per gli sport estremi e questo è quello che mi si addice di più, insomma quello che mi fa sentire libero.

Quanto tempo ti alleni e che tipo di allenamento fai?
Giovanni: Non abbiamo un esatto tipo di allenamento.  Ogni traceur si crea un allenamento proprio a patto che sia efficace e ti renda più leggero possibile e molto agile. E questo almeno io lo faccio quasi ogni giorno, in ogni posto possibile: quindi un allenamento assiduo.
Dario: Quasi tutti i giorni. Il mio allenamento consiste nel migliorare le mie capacità di salto, corsa, forza fisica e soprattutto equilibrio: quindi molta atletica.

Dopo quanto tempo di preparazione hai fatto la prima uscita?
Giovanni: Beh, io sono dell’opinione che è uno sport nato per strada e vive per strada, quindi le mie uscite sono tutte degli allenamenti quotidiani.
Dario: sfortunatamente non conosco palestre o luoghi dove allenarmi su materassi o altri attrezzi quindi ho cominciato subito in strada.

Cosa hai provato quando sei riuscito fare il primo salto?
Giovanni: Diciamo che ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo e ogni volta che riesco in qualche mio obiettivo mi sento come se potessi fare sempre di più. Libero senza niente che mi possa ostacolare poi per un attimo mi freddo e penso a cosa ho fatto qualche secondo prima.
Dario: È un esperienza fantastica… ero emozionatissimo all’idea di saper fare qualcosa che per gli altri sembra assurdo..le persone mi hanno preso per pazzo o per uno sconsiderato e molti mi odiano perché i loro figli mi vogliono imitare, ma non possono capire cosa si prova a fare un salto del genere.

Cosa è per te il freerun?
Giovanni: Per me il freerun è tutto, tenere in equilibrio corpo e mente, essere in uno stato di rilassamento come se fossi solo io e l’ambiente, fermarmi ad osservare tutto quello che mi circonda per sentirmi libero di fare ciò che voglio.
Dario: Tutta la mia vita.

© Giovanni Barba
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