Quando si sbaglia un film

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Quasi per caso mi ritrovo in un cinema in cui non ero mai stata prima. I posti sono buoni: centrali, molto spazio per le gambe, fila a circa tre quarti della sala.

Quasi per caso mi ritrovo in un cinema in cui non ero mai stata prima. I posti sono buoni: centrali, molto spazio per le gambe, fila a circa tre quarti della sala. C’è poca gente e io sono lì per vedere un film che non rientrava nei programmi. Into the wild, purtroppo, sono settimane che mi sfugge e – destino crudele – anche stavolta, nonostante l’anticipo e la concomitante partita di calcio in tv, sono terminati i biglietti.
È sabato, strade e locali sono pieni e con gli amici decidiamo di immergerci comunque nella visione di un film. Optiamo, ahinoi, per l’opera prima di Muccino junior, rassegnati ma comunque ben disposti. Non temiamo il peggio: in fondo Parlami d’amore è tratto dall’omonimo libro, che un po’ di successo l’ha avuto, e il ragazzo ha geni compatibili con la regia.
Errore, sbaglio madornale. Senza entrar troppo nel merito, la storia è debole e spezzettata, c’è qualche attore che se la cava, ma tutto è decisamente immaturo e presuntuoso, a tratti patetico. E non si capisce quello che un film del genere voglia comunicare.
Ma la notizia, mi rendo conto, non è questa.
Il fatto è che, già con lo spegnersi delle luci in sala, l’avvio della pellicola ci informa che cotanta opera gode delle sovvenzioni del Ministero dei Beni Culturali. Mi suona in testa un campanello d’allarme: la stonatura è forte, ma sono curiosa e voglio scoprire cosa possa offrire la visione del film per arricchire un bagaglio culturale di medio livello.
Le scene si susseguono confuse e sponsorizzate: inconfondibili buste di catene di negozi, mutande palesemente griffate, prodotti per pulire il legno sono fastidiosamente offerti agli occhi dello spettatore pagante.
Continua a sfuggirmi il motivo che abbia potuto spingere il Ministero a dotare il film di fondi pubblici.
Si diffondono le note della canzone di Skin: fine del film, titoli di coda.
Dopo due ore di buio nulla, il tarlo nella mente non ne vuol sapere di andarsene.
Probabilmente dare ai cittadini la possibilità di leggere le motivazioni a fondamento dei finanziamenti pubblici in favore delle attività cinematografiche potrebbe essere una buona idea.
Può capitare a tutti di sbagliare film. Come sbaglio io, può succedere pure a un Ministero. In ogni modo, è sempre meglio sapere perché.

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