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La Precisa

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Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro. Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto...

“Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro. Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto. Ma nel cuore nessuna croce manca. È il mio cuore il paese più straziato.”

La Precisa di Teano era una fabbrica di grandissime dimensioni che riforniva l’Esercito Italiano di ogni tipo di ordigno esplosivo. Fino al 1994, anno in cui il Trattato di Ottawa ha vietato l’uso, l’immagazzinamento, la produzione e la vendita di mine anti-uomo, dai cancelli di questa fabbrica sono uscite 5/6000 bombe e 4/5000 mine terrestri al giorno. In un pomeriggio di novembre, uno di quelli freddi, con il vento e la luce fioca del sole che passa attraverso le nuvole, con le foglie rosse e gialle che si muovono nell’aria e quelle più pesanti che crepitano sotto i piedi, tra i capannoni dello stabilimento c’è un’aria cupa e, dietro i vetri e le porte divelte, le tracce del suo passato non si nascondono. L’attività di questa azienda, La Precisa s.p.a., inizia nel novembre del 1959, quando il terreno su cui è edificata viene espropriato e un imprenditore napoletano comincia qui, quasi al confine tra Campania e Lazio, la sua produzione di esplosivi da guerra. Dopo pochi anni, la struttura raggiunge il numero di duecento capannoni, distribuiti su quasi 200.000 metri quadrati di superficie. I capannoni dividevano il lavoro in vari reparti e, tra un fabbricato e l’altro, un terrapieno assicurava l’isolamento in caso di esplosione accidentale di una delle sezioni. I settori principali erano tre: il primo si occupava dei detonatori per i 105 e i 155, cioè l’artiglieria di alto calibro; il secondo assemblava le mine terrestri e le bombe a mano; il terzo preparava detonatori per l’artiglieria minore. In molti angoli dei vecchi reparti, sono ancora accatastate le casse in cui gli ordigni venivano trasportati, sul legno chiaro è riportata la quantità e il nome di ogni esplosivo. “Ogni reparto si occupava di una cosa, dove si faceva l’esplosivo, dove si faceva il caricamento, dove si faceva l’imballaggio, dove si verniciava. Si realizzavano bombe, mortai, mine, proiettili per i cannoni. Dalla A, alla Z, in tutto il loro percorso. Poi andavano a finire nei depositi dello Stato”. Alessandro ha lavorato in questa fabbrica per 31 anni, come responsabile del settore detonatori, il più pericoloso. Il suo lavoro consisteva nel caricare i detonatori con le miscele di esplosivo graduate. “È tutto esplosivo che parte con l’urto, io dico che parte per simpatia. Magari tu lo tocchi e non ti fa niente, lo tocca un altro dopo e gli salta in mano”. Il 24 settembre del 1964, il reparto detonatori è esploso, le cinque persone che lavoravano lì quel giorno sono morte e una minorenne insieme a quattro giovani donne del reparto incapsulamento sono rimaste ferite. Tutti gli ordigni antipersona mietono vittime anche molto tempo dopo la loro collocazione e, secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione non governativa “Campagna Internazionale contro le Mine”, nel 2006 mine e residuati bellici hanno continuato ad uccidere, ferire e mutilare in 68 paesi oltre 5.700 persone. Il 34% sono bambini, i più esposti ai pericoli degli ordigni inesplosi. Tra le mura de La Precisa non ci sono rumori, solo all’esterno gracchiano le cornacchie, tra tanti alberi però nessuna si posa.

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