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1980, un anno fantareale

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Non so se ve lo dovrei dire. Non vorrei che qualcuno mi copiasse l’idea. Il fatto è che questa data, 1980, mi gira in testa da parecchio. Ci vorrei scrivere sopra un romanzo, un romanzo, per intenderci, alla Wu Ming.

Non so se ve lo dovrei dire. Non vorrei che qualcuno mi copiasse l’idea. Il fatto è che questa data, 1980, mi gira in testa da parecchio. Ci vorrei scrivere sopra un romanzo, un romanzo, per intenderci, alla Wu Ming. Un romanzo pieno di microstorie che fanno da contorno alla Storia con la S maiuscola. Perché è da tempo che ci penso. Il 1980 è l’anno fondamentale, quello in cui si è compiuto il nostro destino. L’anno in cui il Male ha vinto definitivamente sul Bene. Dove le speranze cresciute negli anni Sessanta sono state spazzate via definitivamente dal Termidoro delle forze reazionarie… Scusate, mi sono fatto prendere un po’ la mano. Il 1980 è l’ultimo anno in cui il progressista Ted Kennedy cerca di dare l’assalto alla presidenza degli Stati Uniti, venendo battuto nelle primarie del suo partito dal presidente in carica, il mangiatore di noccioline Jimmy Carter, che aveva per l’occasione ritirato fuori lo scandalo della morte di Mary Joe Kopechne nell’isola di Chappaquiddick. Carter, il cui appeal era comunque stato devastato dal caso degli ostaggi americani a Teheran, verrà a sua volta annientato nelle elezioni presidenziali da un attore hollywoodiano di second’ordine, il repubblicano Ronald Reagan. Niente sarà più come prima per l’America. Dominerà incontrastato l’edonismo più sfrenato e selvaggio. Il Dio Denaro vigilerà con spietata ferocia sulle relazioni tra gli uomini. Sarà l’inizio dell’American Psycho. Sarà l’inizio di pellicole che a ripensarci adesso fanno tremare le vene dei polsi: ad esempio “Wall Street” di Oliver Stone, un film che venne spacciato alla sua uscita come la creazione di un grande autore del cinema. Michael Douglas e Sylvester Stallone saranno gli attori feticcio di questi anni orribili… Verranno Rambo e il Nicaragua, l’Iran e l’Iraq. E Bin Laden. E l’11 settembre. E tutto perchè c’è stato quel 1980… A me Don De Lillo fa veramente un mirabile raspone. In Italia, nel 1980, avvenne la sconfitta sindacale alla Fiat. Da lì cominciò l’inarrestabile declino del PCI, l’inizio del craxismo e del pentapartito. Nel mio romanzo la marcia dei 40.000 colletti bianchi della Fiat si combinerà con le trame nere della strage di Bologna, con il disastro di Ustica, con la loggia massonica P2, con le trame dei servizi segreti americani e sovietici… E con l’inizio delle trasmissioni di una rete privata lombarda, di nome Canale 5… E’ il 1980 la chiave per capire cos’è diventata oggi l’Italia, non ci sono dubbi! Nell’Europa dell’Est il 1980 significa invece Solidarnosc, significa Lech Walensa e gli scioperi sindacali a Danzica… Insomma in quell’anno ci fu la prima spallata alla cortina di ferro… Roba da grande complotto internazionale, roba da romanzi alla Philip K. Dick: l’ayatollah Khomeini che si tiene in contatto con Lech Walensa, che a sua volta utilizza un piccione viaggiatore per riferire a Papa Wojtyla, che spiffera poi tutto a Ronald Reagan che a sua volta assolda Sylvester Stallone come body guard di Gianni Agnelli, che riferisce ogni cosa ad un imprenditore milanese che ha fondato Milano 2… A me il Pulitzer non lo toglie nessuno! Il 1980 fu un anno anche di sport. A Wimbledon si svolse la prima finale tra Bjon Borg e John McEnroe. Il primo leggendario scontro tra due differenti visioni del mondo, della vita. Inutile dire che quel capellone di McEnroe era la sregolatezza fatta persona, il genio anarcoide che con la sua carica di indisciplina avrebbe infiammato l’America sbandata e presa a schiaffi dall’ayatollah Khomeini. Se McEnroe avesse vinto quella finale nel 1980, invece di cedere sotto i colpi “mediocri” ma continui di quella macchina telecomandata di Bjon Borg, forse l’America si sarebbe salvata, forse non ci sarebbero stati Bush padre e Bush figlio. Chi lo sa, forse McEnroe è stato sabotato dalla Cia quel giorno, gli è stato fatto mangiare un hamburger avariato… Mi sono ancora fatto prendere la mano. Comunque, dopo quella sconfitta, anche il gioco anarcoide di McEnroe perderà qualcosa… perderà la sua magia. Qualche giorno fa ho visto sul giornale la foto di McEnroe che faceva la pubblicità della Philip Watch. I capelli che gli sono rimasti in testa sono ora perfettamente pettinati, mentre il suo volto è quello di un lobotomizzato. È evidente, il 1980 è stato fatale per lui. Veniamo ai giorni nostri. Non sarà certo un caso che il grande film dei fratelli Coen “Non è un paese per vecchi” (come anche il romanzo di Cormac McCarthy) sia ambientato… esatto… nel 1980. Il serial killer/psicopatico/capello beat Javier Bardem va in giro con una moneta coniata nel 1958. Ogni volta che incontra una potenziale vittima gli dice: “Questa moneta ha viaggiato ventidue anni prima di arrivare qui”. Come a dire… da adesso in poi tutto sarà diverso, tutto sarà inspiegabilmente malvagio e cruento. Il mondo sarà dominato dal caos, un caos malefico che non farà distinzione tra innocenti e colpevoli. Di questo ne è perfettamente consapevole il malinconico e grandioso sceriffo interpretato da Tommy Lee Jones, che guarda con i suoi occhi agghiacciati la realtà barbarica che prende forma nel deserto texano (“perfino nella lotta tra l’uomo e il bestiame il risultato non è certo”), e che appesterà tutto il paese… E’ la nuova America, bellezza! Sarà un caso ma Javier Bardem con i suoi capelli a caschetto sembra assomigliare ai Beatles prima maniera… E il 1980 è l’anno in cui venne ucciso John Lennon, l’uomo che con le sue canzoni pacifiste terrorizzava Richard Nixon e tutta la Cia… Insomma credo proprio che ci sia ancora molto da scrivere.

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