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Io e la Cura Ludovico

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La stanza è immersa nel buio. Tutta la casa è immersa nel buio. È così dal 14 aprile… ma che cosa è successo il 14 aprile? Non riesco a ricordarmelo.

La stanza è immersa nel buio. Tutta la casa è immersa nel buio. È così dal 14 aprile… ma che cosa è successo il 14 aprile? Non riesco a ricordarmelo. So soltanto che da quel giorno ho una terribile emicrania, un lancinante dolore al capo. Mi tengo la borsa del ghiaccio sulla testa. Il medico di famiglia, che mi conosce da una vita, mi ha prescritto una cura particolare. Si chiama Ludovico. Questa cura si basa soprattutto sulla visione di alcuni programmi televisivi. Prima di tutto quello di Maria De Filippi, dal titolo Uomini e donne. Uomini con i muscoli che arrivano al soffitto, uno strato indescrivibile di gel ai capelli, i brillantini alle orecchie, le borchie alle ginocchia, le catene da bulldog al collo. Questi uomini, che il mio medico mi dice chiamarsi tronisti, parlano d’amore. Le donne, truccate come le passeggiatrici della Cristoforo Colombo, vestono tutte con minigonne ad altezza fica, jeans strappaculo e stivali da mistress consumate. E parlano pure loro d’amore. Questa trasmissione, la Cura Ludovico lo impone, la devo guardare ogni giorno, cascasse il mondo. La Cura Ludovico, mi ha intimato il medico, deve essere osservata scrupolosamente. Il 14 aprile per poco non ci restavo secco… ma cosa è successo quel 14 aprile? Mamma mia come mi gira la testa… Allora devo vedere il programma Uomini e donne, poi ogni sera alle 19,00 guardare su Retequattro il telegiornale di Emilio Fede. Il tg3 niente. E soprattutto niente Annovero; “ti fa venire l’acidità di stomaco”, ha sentenziato il medico. Ogni sera una mezzora di Emilio Fede e passa la paura. Poi mi è stato prescritto un cinepanettone una volta al giorno. Natale a New York, Natale in crociera… “Mi raccomando devi buttare tutti quei dvd di Fellini, Rossellini, Truffaut, Bergman, Godard”. “Palombella rossa lo posso tenere?”, ho chiesto quasi piangendo al medico. “Ma che scherzi?”, è sbottato lui, “e quando guarisci se no?”. Per i libri niente Pasolini, Sciascia e compagnia bella. Thomas Bernhard neanche a parlarne. Musil è da escludere categoricamente. Gli Adelphi sono tutti da buttare nel cesso. Il medico mi ha segnato un libro di Wilbur Smith dopo i pasti, che aiuta la digestione. La sera può andar bene anche un romanzo di Sveva Casati Modigliani. “E’ meglio di una bella tisana”, mi ha assicurato il medico. Allora ricapitolando, per guarire mi servono i tronisti, i film di De Sica e Boldi, Emilio Fede, i libri di Wilbur Smith e di Sveva Casati Modigliani. “Peccato che quest’anno non c’è un bel programma con Antonio Socci”, ha detto il mio medico, “Saresti guarito subito dal coccolone del 14 aprile”. Ma cosa è successo il 14 aprile?… Non ricordo proprio cosa sia potuto accadere. La Cura Ludovico finirà con un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo a vedere le sacre reliquie di Padre Pio. Il pellegrinaggio si svolgerà insieme ad una delegazione di Comunione e Liberazione… Sto a casa e intanto guardo il quiz con Gerry Scotti. Rinforza la cura, mi ha assicurato il medico. Sento squillare il telefono. Sposto un attimo la borsa del ghiaccio dalla testa e rispondo. È il mio amico Luciano. Fabio come stai?, chiede lui. Non bene Luciano, faccio io. Senti Fabio volevo chiederti una cosa. Dimmi Luciano. Lo sai che ci sono i ballottaggi a Roma per le elezioni del sindaco? I ballottaggi Luciano? Ecco Fabio, ho saputo che stai facendo la Cura Ludovico, anch’io l’ho fatta e sono stato benissimo, pensa che io ho votato per quelli che hanno vinto il 14 aprile. La mia voce si incrina un attimo. Luciano, scusa, non ho capito; chi ha vinto le elezioni? Ma Fabio lo sai chi ha vinto; anzi adesso te lo chiedo proprio, perché non voti Alemanno al ballottaggio? Gli occhi mi si aprono peggio di quelli di Malcom McDowell in Arancia Meccanica. Nel mio cervello si accavallano immagini. La corazzata Potemkin di Ejsenstein. Gino Cervi che litiga con Fernandel. Pasolini che si tira indietro i capelli mentre cammina sulla spiaggia e parla dell’omologazione. Nanni Moretti che grida “Ma lei come parla!”. Santoro che dice “Comunque la pensiate, benvenuti a Samarcanda”. Benigni che prende in braccio Berlinguer. E il maestoso Mario Brega che dice “A me fascio? A zoccolè, io non so’ comunista così, io so’ comunista cooooooooosì!!!!”… Luciano?… Fabio ho capito, vado affanculo. Ecco bravo Luciano, vai, vai pure… Sono guarito.

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