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Paolo Giordano: “La letteratura è lo strumento perfetto per indagare l’anima”

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La solitudine dei numeri primi, edito da Mondadori, è il primo successo letterario di Paolo Giordano. Venticinque anni, laureato in fisica e ricercatore all’Università di Torino, sembra sorpreso...

La solitudine dei numeri primi, edito da Mondadori, è il primo successo letterario di Paolo Giordano. Venticinque anni, laureato in fisica e ricercatore all’Università di Torino, sembra sorpreso dell’interesse che il suo romanzo sta avendo tra i lettori. Mattia e Alice sono due ragazzi speciali, protagonisti dell’intreccio. “Sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi”. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Una scrittura semplice per la storia di due ragazzi imperfetti.

Un fisico che, per hobby, scrive romanzi…
Scrivere non è un hobby, è un’attività faticosa: ti stanca e ti svuota. All’inizio, tutte le sere tornavo a casa e scrivevo, poi è diventato un’attività seria, una sorta di secondo lavoro. Man mano che la storia andava avanti, l’urgenza ha avuto un ruolo fondamentale. Il libro è nato in nove mesi di lavoro, una sorta di parto.

Come convivono interesse per la scrittura e attività scientifica?
Scrittura e attività scientifica nascono dalla stessa voglia di indagine. La letteratura è lo strumento perfetto per indagare l’anima. Forse sono ossessionato da questo, dalla voglia di indagare.

C’è l’influenza di qualche lettura nel romanzo?
Ho davvero bisogno di leggere mentre scrivo e trascino molto quello che leggo, però l’influsso passa. C’è un’evoluzione della lingua e va di pari passo con le letture che facevo al momento.

So che il libro aveva un titolo diverso…
Non l’ho detto a nessuno il titolo iniziale che avevo dato al libro… comuque Dentro e fuori dall’acqua, lo avevo chiamato così perché per me il libro ha un andamento di marea, che si alza e si abbassa e avevo questo movimento ondeggiante dentro. Comunque lo hanno cambiato e la fortuna che il libro ha avuto gli ha dato ragione.

In qualche modo si può dire che lei sia Mattia?
Mattia è un matematico e ha un talento innato, in lui è evidente il limite tra genialità e caso umano.
C’è molto di lui in me, ma io non ho questo talento innato. In lui, e in genere, è come una compensazione: la vita ti viene meno bene e l’essere speciali viene insieme all’essere soli. Nel libro la bellezza è il limite dei personaggi.

Dopo il successo di questo libro, si sta riposando?
Riposando è proprio una parola sbagliata, sto lavorando di più. Visto il successo di pubblico e critica, al secondo ci saranno i mitra spianati.

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