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Alicia Giménez-Bartlett – Giorni d’amore e inganno

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Ad Edinburgo nevica, e nella stanza c’è freddo e silenzio, quando squilla il telefono e una voce sonora e allegra dalla Sicilia ci chiede di tradurre Alicia Giménez – Bartlett.

Ad Edinburgo nevica, e nella stanza c’è freddo e silenzio, quando squilla il telefono e una voce sonora e allegra dalla Sicilia ci chiede di tradurre Alicia Giménez – Bartlett, un’autrice noir, che sarà a Roma a fine marzo a presentare il suo libro Giorni d’amore e inganno. La voce nel telefono sa di sole, di vento caldo “L’autrice è una donna simpaticissima, vedrà” Nella stanza fredda è rimasto un profumo, un tepore che scalda e si rinnova mentre leggiamo su Internet le vicende della prodigiosa Alicia Giménez- Bartlett, classe 51, arrivata al genere poliziesco dopo la lettura, tra gli altri, di James Ellroy e la prima Patricia Cornwell, e creatrice, a sua volta, di Petra Delicado, investigatrice, e donna a tutto campo, in quel di Barcellona.
Al rientro a Roma troviamo il libro ad attenderci. Bellissima edizione, elegante, compatta. Ci disponiamo alla lettura di un noir. Ma lentamente, nella notte, il libro rivela un’altra storia che, pagina dopo pagina, evolve sempre più inquietante: seguendo le vite di quattro donne in un villaggio del Messico costruito appositamente per le mogli degli ingegneri che lavorano alla costruzione di una diga e le raggiungono per il fine settimana. Finché una delle donne si innamora, ricambiata, del marito di un’altra, innescando una catena di cambiamenti tra tutti i presenti. Leggiamo fino in fondo senza sosta, impossibile fermarsi, un’immersione in apnea nei rapporti matrimoniali, tra riflessioni di donne sole, di uomini soli, lottando con la claustrofobia e la mancanza d’aria.

Il giorno dopo sull’Appia splende alto il sole. La nuova Feltrinelli, è spaziosa, ariosa, in perfetta sintonia con la primavera. E alle casse c’è una lunga fila di gente. Su un piano rialzato sono disposte poltrone e microfoni, e attorno gli stand con il libro. Tra le sedie del pubblico qualcuno guarda con occhi attenti, curiosi il palco vuoto. I responsabili Eventi della Feltrinelli, un ragazzo ed una ragazza dal sorriso ineffabile, si prodigano in mille cure, ci chiedono se il microfono va bene, se abbiamo bisogno di carta e penna, si guardano attorno: la scelta della sede è sempre una scelta difficile. E poi a Roma il pubblico è imprevedibile, non partecipa, a Milano è tutt’altra cosa. A Roma succede che grandi autori presentati da bravi giornalisti si trovino a parlare davanti a quattro gatti. Sorridono i due angeli giovani, radiosi di primavera, di entusiasmo. E nascondono così la tensione.
La giornalista che presenterà l’autrice e la conosce bene, ci dice che AGB è molto simpatica, divertente, una che non si prende troppo sul serio. Conveniamo che il libro, dietro la leggerezza di superficie, nasconde un’inquietudine profonda. Sempre più profonda.
L’autrice, ci viene detto, rappresenta perfettamente la sua generazione: in Spagna dopo il 75, dopo Franco c’è stato un grande bisogno di liberazione, di laicismo, e il personaggio di Petra Delicado incarna alla perfezione quel bisogno. L’estate scorsa è stata invitata al Festival delle Letterature di Massenzio e ha letto un racconto molto divertente di un ragazzino, figlio unico, che sviluppa una forma di adorazione per il condizionatore d’aria di casa sua. I genitori laici si preoccupano, cominciano a farsi domande sul bisogno di Dio del figlio che adora il condizionatore. Un racconto molto particolare, molto riuscito.

Ed eccola, preceduta da brevi annunci all’altoparlante, Alicia Giménez-Bartlett entra dalla porta laterale, tanto i suoi libri inquietano, tanto il suo viso è dolce, il sorriso affettuoso. Indossa un tailleur grigio scuro con la gonna svasata, molto spagnolo e scarpe viola dal tacco basso con fascia verde. La accoglie l’applauso del pubblico dei fan che la guarda con occhi ammirati, emozionati. Pieni di gratitudine.
La giornalista la presenta, accenna alla trama della storia, le fa domande puntuali, ben argomentate e lei risponde con una voce bassa e roca ed un sorriso dolce. Spiega di aver ambientato la storia in un villaggio di quel tipo, lontano dalla civiltà, dalle normali abitudini europee, perché diventasse il simbolo della nostra vita in Occidente: circondati da gente povera che cerca di avvicinarsi a noi, mentre noi continuiamo imperterriti con i nostri amori, disamori, capricci. Inoltre il villaggio offriva il contesto ideale per un’osservazione entomologica dei personaggi come insetti al microscopio. Per uno studio di uomini e donne privati dei sostegni abituali: la professione, gli amici, i luoghi conosciuti.
“E il matrimonio?” domanda la giornalista “In un’intervista precedente lei mi aveva detto di vedere nel matrimonio una sorta di consolazione, qui invece il matrimonio appare piuttosto come una gabbia”.
L’autrice rimane in silenzio, sembra riflettere, poi scuote la testa: “Piuttosto mi interessava mostrare cosa succede in una situazione, in un ambiente dove tutti si conoscono, e si attengono alle stesse regole, e hanno abitudini condivise, quando ad un tratto qualcuno rompe gli schemi. Quando qualcuno ha il coraggio di uscire da un percorso tracciato e mostra che è possibile, gli altri segretamente cominciano a chiedersi e noi potremmo farlo? Potremmo cambiare anche noi? Se lo chiedono tutti: i felici e gli infelici.”
“Paula, una delle protagoniste, è un personaggio autodistruttivo che ricorda la protagonista di un altro suo libro Segreta Penelope. Una donna affascinante e cupa, che ambiva ad essere scrittrice e non lo è mai diventata…”
“Paula è una donna disperata” dice Alicia con il suo dolce sorriso “Le donne oggi hanno ragioni anche intellettuali e morali per disperarsi. È un messaggio difficile da far passare. Ricordo la reazione degli sceneggiatori, che lavoravano all’adattamento televisivo della serie di Pedra Delicado, di fronte ad un personaggio di donna disperata. Mi hanno chiamato al telefono e hanno detto: per giustificare la disperazione della donna dobbiamo aggiungere qualcosa, le daremo un figlio che le è morto, così sarà tutto più chiaro. Ed io ho detto: va bene e come volete che ve lo scriva questo figlio flambè, cotto a puntino o ancora al dente? Le donne soffrono anche per altre ragioni, anche per ragioni intellettuali.
Ora non è più come un tempo, quando la vita delle donne ad una certa età era finita, ora per le donne, diciamo nella fascia compresa tra i trenta e i sessanta, è sempre possibile sognare di ricominciare da capo, di avere una seconda giovinezza, di riscoprire la passione. Nel libro si parla di una passione amorosa, di una donna che ne sente la mancanza, perché la passione a chi non piace? Non parlo solo di passione amorosa… appassionarsi è importante, lo dico io che sono una persona tranquilla, mi piace chi ha delle passioni e non esprime giudizi sulle passioni altrui.”
Alicia continua nel suo tono pacato.
“E il libro non parla solo di donne, ma anche di uomini, Dario il ragazzo che lascia il suo ruolo di tuttofare al villaggio, rompe con la fidanzata che lo aspetta in Spagna con il mutuo da pagare, e resta a gestire la contabilità in un bordello, è un personaggio che ha riscosso tanta adesione. In Spagna, alla presentazione del libro, i primi tre giornalisti che sono venuti a parlarmi erano uomini e tutti mi hanno detto che erano pronti a fare la stessa scelta. È una idea forte maschile, quella di vivere senza responsabilità. A volte è il senso morale a paralizzarci. Non dico che si debba essere immorali, ma provare ad essere amorali si può. Decidere, come Dario, di vivere e lavorare in un bordello e non sposarsi mai e morire tra quelle donne che lo coccoleranno fino alla fine. Se è proprio ciò che si desidera…”
“E allora il matrimonio con cui si conclude l’ultimo libro della nostra detective?”
Alicia G-B non si scompone, e spiega che per Pedra Delicado il matrimonio è una liberazione, la sua vera liberazione, perché le permette di uscire da un meccanismo seriale: ad ogni libro un nuovo amante. Vediamo cosa succederà adesso con il matrimonio, come andranno le sue indagini, i suoi rapporti con gli uomini. Non lo sa, dice sorridendo. Saranno il personaggio e la vita a dirlo, e lei come autrice non può far altro che aspettare e vedere.

“Ed è vero che il passaggio dalla stesura di romanzi noir a quella di altri libri, come questo, le comporta molta fatica?” Chiede la giornalista. “Di certo il giallo, il noir hanno una struttura blindata che offre un grande rifugio; con gli altri romanzi, soprattutto all’inizio, è molto più difficile: ti trovi allo scoperto di fronte al vasto mondo.”
“E cosa ne è stato delle trattative per una versione italiana della serie televisiva di Petra Delicado, che in Spagna ha avuto grande successo?”
Alicia spiega che le trattative erano arrivate a buon punto, ma poi un certo scandalo della dirigenza Rai ha travolto anche la sua detective. Ora dovrebbero riaprirsi. Dice con un’ironia britannica che sembra connaturata alla sua persona, indipendentemente dal cognome lasciatole dal primo marito.

Qualcuno, entrato in libreria solo per un’occhiata ai libri, si è avvicinato ad ascoltare, si è fermato tra il pubblico che, sorridente, esitante, comincia a formulare le prime domande.

“Ci sono realtà molto dure nel libro. Le donne del romanzo sono creature letterarie o fanno parte della sua vita?”
“Io capisco tutti i miei personaggi, c’è una parte di me in ognuno di loro, forse perché le donne fanno tante cose insieme, ci muoviamo in più ambiti: lavoriamo, e prepariamo la cena, e ci assicuriamo che i fiori siano ben disposti in tavola. Come la donna si divide tra tante mansioni, così lo scrittore deve essere in grado di essere in tutti i suoi personaggi. In me c’è una doppia personalità: possiedo il senso dell’ironia, sono ottimista nella vita di ogni giorno, ma la parte scura di me vive gli aspetti orribili dell’umanità, della vita di tanta gente.”
“E lei è coraggiosa?”
“Il coraggioso ed il pauroso non sono poi diversi. Di fronte allo stesso evento provano la stessa cosa, ma il coraggioso fa un passo avanti ed il pauroso un passo indietro. Io in genere faccio un passo avanti.”
Una donna minuta, gentile, che tiene il microfono in mano come un fiore dalla corolla delicata, le chiede se, a suo giudizio, tra le donne esiste ed è possibile la solidarietà Pedra Delicado è una donna solidale, è una femminista, mentre nel romanzo presentato non sembra esserci alcuna solidarietà.
L’autrice sorride, sospira poggiando le spalle allo schienale, ringrazia. “È una bellissima domanda” E spiega che, in termini letterari, dipende forse da una questione di stile: la storia della detective Petra Delgado è scritta in prima persona, la solidarietà è manifesta e traspare dalle parole e dai gesti. Negli altri libri le donne vengono scandagliate all’interno, nella loro psicologia, nel pensiero, sono storie più chiuse.
“Credo comunque” aggiunge dopo una pausa “che le donne tra loro possano arrivare a scontrarsi, per ragioni diverse, non credo a quanti dicono che se le donne andassero al potere non ci sarebbero più guerre. Continuerebbero ad esserci, ugualmente.”
“Le donne del libro sembrano avere bisogno di cose ben specifiche per vivere. E lei per vivere di cosa ha bisogno? Cosa è per lei la felicità?”
“La felicità per me è la compagnia di mio marito, un weekend con lui in campagna con i sette gatti, i due cani, le letture e gli amici, con il tempo gli amici diventano sempre più importanti, e un whisky ogni tanto non guasta… Poi vai in India e vedi quello che vedi e fai il proposito appena torni in Spagna di vivere di nulla e per un po’ ci provi. Ma non ci riesci. Io so godermi le cose belle: un bel ristornate, una bella cena, una bella serata.”
“E cosa è per lei Barcellona, la città dove sono ambientati molti dei suoi libri?”
“La mia Barcellona non è una città specifica, la mia memoria è di tipo auditivo più che visivo, con grande delusione di mio marito che in viaggio mi porta a vedere una bellissima piazza, e due anni dopo quando ci torniamo e lui me la mostra di nuovo io non la riconosco. Non sono una di quelle persone che conoscono tutti gli angoli della propria città. Ed infatti la serie televisiva, per volere dell’attrice, è stata spostata a Madrid e non è successo nulla, non ne ha risentito affatto. La mia Barcellona può essere Roma, Milano, Berlino, Parigi.”

Una lunga fila di persone sale i pochi gradini della rampa per l’autografo finale. Sorridono al momento di sedersi accanto a lei, dicono che l’hanno scoperta tramite un collega, tramite un parente, felici tutti di averla conosciuta. E lei ascolta, firma, sorride accogliente, nessun segno di inquietudine.
E la giornalista sorride, sorride la responsabile della Sellerio che accompagna l’autrice. Sorridiamo tutte, non siamo mica donne rinchiuse in preziosi solitari giardini. Sorridono gli angeli della Feltrinelli, anfitrioni solleciti nel salotto di casa a notte fonda, quando gli ultimi ospiti si congedano, è stata un gran bella festa, la sede di Via Appia si è rivelata un’ottima scelta: chi ha ascoltato da lontano, chi da vicino, chi ha parlato, chi è rimasto nell’ombra. Ognuno libero di fare ciò che vuole.
Un signore distinto e sorridente si accosta all’autrice dopo l’ultima firma e l’aiuta con garbo a discendere le scale, deve essere il suo secondo marito, per cui ha lasciato tutto, abbiamo saputo che la sua vita è stata ed è ricca di passione, la stessa che brilla, come pietra scura, dietro il suo sguardo affettuoso, e il suo sembiante benigno, ora che ci salutano e si allontanano con discrezione, lui le mostrerà qualche piazza di Roma, San Giovanni magari, che lei poi forse non riconoscerà, ma cosa importa? in albergo di certo li aspettano gli amici, il whisky, la cena, la notte immensa.
Noi, in motorino, attraversiamo l’Appia piena di luci, l’Appia che porta lontano, volendo fino a Brindisi; il villaggio chiuso da inferriate, popolato di donne in attesa del ritorno dei mariti è altrove, nel lontano Messico. Guidiamo e continuiamo a sorridere anche se il nostro occhio, ad ogni semaforo, tra le traverse della grande Appia, dietro i grandi palazzi, giù, sullo sfondo della notte, scorge solo sagome di sbarre e cancelli, di villaggi chiusi che aspettano nell’ombra.

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