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Balançoir sans frontières

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“O”, la rivista di Omero è davvero lieta di ospitare Balançoir sans frontières un testo e un’opera in stile fantasegnaletico e antixenofobo del maestro Luigi Serafini,

“O”, la rivista di Omero è davvero lieta di ospitare Balançoir sans frontières un testo e un’opera in stile fantasegnaletico e antixenofobo del maestro Luigi Serafini, grande artista (da maggio a giugno 2007 si è svolta al PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano una sua “Mostra Ontologica”: “Luna-Pac Serafini” con 11.000 visitatori in poco più di 30 giorni) e autore del Codex Seraphinianus.
Il Codex, pubblicato da Franco Maria Ricci nel 1981 e riedito nel 2006 da Rizzoli con nuove tavole, è un libro che ripercorre in chiave fantastica tutti i campi dello scibile, dalla zoologia alla botanica, dalla mineralogia all’etnografia, dalla fisica alla tecnologia, ammirato da intellettuali e artisti come Italo Calvino, Roland Barthes, Giorgio Manganelli, Federico Zeri, Federico Fellini.

Balançoir sans frontières è un’installazione di Luigi Serafini che verrà esposta nella manifestazione Arte Bregaglia, Un percorso d’arte contemporanea da Maloja a Chiavenna (Ein Kunstparcours von Maloja bis Chiavenna), in Val Bregaglia (sul confine tra la Svizzera e l’Italia) dal 5 luglio al 21 settembre 2008, dove 13 artisti interpreteranno la Val Bregaglia con le loro opere

Frontiera e confine non sono semanticamente equivalenti, benchè siano spesso usati come sinonimi. In alcune lingue uno dei due termini è andato perso nel tempo, come per esempio verso il 1200 il tedesco mark (frontiera), che ha lasciato il posto a grenze, (graniza in russo) o in francese dove esiste solo frontière. Il confine è il limes, il solco, la traccia stabilita politicamente e difesa con il gladio ed è misurabile come il perimetro di una figura geometrica. Nel mondo indoeuropeo è il rex che traccia il rectus (linea dritta) e stabilisce la regula, ovvero ciò che è lecito all’interno di esso. La frontiera invece è una fascia più o meno ampia in cui si intrecciano idiomi e affinità culturali. In Italia sopravvivono “le Marche”, ovvero un’entità territoriale che scandisce, come la sfumatura tra due colori, il passaggio tra il nord celtico e il sud greco-italico prima e tra Papato e Impero dopo. La frontiera è appunto qualcosa di instabile e mobile, come ci ricorda nei film western la mitica esortazione: “Go west, my son!”. Ed essa è appunto sempre davanti a noi, o meglio di fronte a noi. La natura con la sua orografia e i suoi fiumi stabilisce poi il cosiddetto confine naturale, che nell’800 era di moda immaginare quale causa prima di quello politico, come confermerebbe la parola “rivale” che ha in rivus (corso d’acqua) la sua radice. E c’è anche la terra di nessuno, cioè la fascia che per varie ragioni, naturali o militari, si trova tra due confini e che rappresenta una specie di ritorno a un’era primordiale, antecedente le divisioni operate dall’uomo.
E si potrebbe continuare a lungo, spostandoci dal territoriale al metaforico, laddove confini e frontiere fanno parte del quotidiano, nella nostra perenne oscillazione tra identità e differenza, tra sociologia e antropologia, senza dimenticare inoltre che siamo in un anno di celebrazioni darwiniane.

Il Balançoir sans Frontières è una struttura in stile fantasegnaletico e antixenofobo, composta da due altalene e due specchi che permette l’esperienza diretta facilitata del confine e della frontiera e la conseguente riflessione su questo tema. In alto due rossi King Botto, (esserini provenienti da antiche mitologie appenniniche) sorvegliano il tutto con l’idea di una Sovranità giocosa e aperta. Grazie alle due altalene si potrà oscillare in coppia da una parte all’altra del confine su dei sedili dipinti con i colori nazionali italo-elvetici. Si starà cioè per alcuni secondi in Svizzera e subito dopo in Italia, con il risultato di poter contare alla fine dell’esperienza un numero emozionante di “visite” nel paese confinante, come mai ci si sarebbe sognato di fare.
Guardando invece nello specchio si vedrà riflesso il paesaggio retrostante. Ovvero rivolgendosi verso la Svizzera si vedrà l’Italia e viceversa. E la frontiera è appunto questo, un andare avanti portandosi dietro le proprie memorie e esperienze.
Una serie di girandole dorate poste sopra l’architrave evidenzierà come l’atmosfera nella sua volatilità non possa essere trattenuta in nessuna delle due parti, mentre una fila di luci permetterà l’uso delle altalene anche sotto le stelle.
Inoltre il Balançoir è un’opera destinata per sua natura a quelle aree geopolitiche dove sono presenti conflitti armati. Sarebbe infatti auspicabile la creazione da parte delle Nazioni Unitedi un’ Agenzia incaricata di posizionare un gran numero di queste strutture lungo i confini contesi. Al resto ci penserebbero i bambini dei paesi in lotta, che certamente accorrerebbero a frotte per dondolarcisi sopra… e sarebbe questo l’ irresistibile inizio della Pace.

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