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Il cameriere

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Non ricordo più chi ha avuto l’idea di avere un cameriere in casa, ma penso che oggi, nella situazione in cui ci troviamo io e mia moglie, questo dettaglio abbia poca o nessuna importanza.

Non ricordo più chi ha avuto l’idea di avere un cameriere in casa, ma penso che oggi, nella situazione in cui ci troviamo io e mia moglie, questo dettaglio abbia poca o nessuna importanza. Non ho dimenticato, comunque, il giorno del suo arrivo. Era un lunedì mattina e avevamo appena finito di fare colazione, quando suonò il campanello. Lo stavamo aspettando, così come era stato concordato con l’agenzia, ma lui arrivò mezz’ora prima del previsto e ci colse un po’ impreparati. Aprimmo la porta, e davanti a noi comparve un uomo sulla trentina, magro e alto, con uno sguardo che ci intenerì per l’umiltà che lasciava intravedere. Lo facemmo entrare e, per cercare di metterlo più a suo agio, gli chiedemmo il suo nome. La risposta ci fu data sotto la forma di un suono inintelligibile che ci imbarazzò fino al punto di evitare la ripetizione della domanda. Carmen allora si mise a spiegargli rapidamente i lavori da fare in casa e gli chiese se sarebbe stato capace di svolgere tutte quelle attività. Lui rispondeva invariabilmente con un leggero cenno della testa. Nonostante il suo aspetto, c’era in lui qualcosa di accattivante, e perciò decidemmo di dargli un’opportunità.
Il cameriere si dimostrò subito efficiente e disponibile. Aveva imparato in breve tempo le nostre abitudini, l’orario dei nostri pasti, il ritmo della nostra routine, la disposizione degli oggetti; e sembrava muoversi con grande familiarità per gli spazi e le stanze della casa. A questo punto bisogna dire che la nostra casa possiede dimensioni troppo grandi per accogliere soltanto una coppia di pensionati; ma, quando decidemmo di comprarla, scegliemmo di avere parecchio spazio, forse perché pensiamo che gli uomini devono trovarsi in mezzo all’ampiezza, anche se delimitata da quattro pareti. Dunque, acquistammo una casa a due piani, con un giardino che copre tutto il terreno, dove Carmen piantò alcuni alberi tropicali e un ciliegio, la cui bellezza ci emoziona. Nel primo piano, ci sono il salotto, la sala da pranzo e due bagni, allineati lungo il corridoio; quest’ultimo sbocca in una piccola hall, dalla quale si accede alla cucina, all’area di servizio e alla stanza del cameriere. All’inizio del corridoio, si trova la scala a chiocciola che porta al secondo piano, dove ci sono un altro bagno e tre camere, oltre alla saletta che precede le stanze. Nei primi giorni, subito dopo il trasloco, capitava spesso che impiegassimo alcuni minuti per ritrovarci quando ci perdevamo l’uno dall’altra, nella nostra propria casa. Oggi, questo è più raro, ma ogni tanto succede ancora.
Mia moglie divide il suo tempo tra il giardinaggio e il lavoro a maglia. Io, invece, devo confessare di essere stato, sin dal pensionamento, una vittima dell’ozio. Mi distraggo tuttora nel seguire le vicende del mercato finanziario, effettuare piccole operazioni di compravendita di azioni e fare progetti di investimenti che non realizzerò mai. Le nostre attività, comunque, non bastano per rimediare al fatto che siamo vecchi, sentiamo che le forze cominciano ad abbandonarci, abbiamo bisogno di più riposo, di più comodità per affrontare gli anni che ancora ci restano.
Il cameriere si accorse subito di questo nostro bisogno e si dimostrò particolarmente efficiente nell’anticipare i nostri desideri quotidiani e questo lo valorizzò di molto ai nostri occhi. In poco tempo non fu più necessario chiedergli nulla. Serviva puntualmente tutti i pasti; ci portava gli oggetti di cui avevamo bisogno per le nostre attività quotidiane, e tutto questo prima ancora che ci ricordassimo di chiederglieli. Dimostrava soprattutto un’enorme abilità nell’eseguire il suo lavoro lontano dai nostri occhi. Allora credevamo ancora che i domestici di una casa si debbano far vedere il meno possibile, forse per dare ai loro padroni l’illusione della privacy. Quindi ci fece piacere che, oltre a svolgere con precisione ed efficienza le sue mansioni, il cameriere le realizzasse quasi di nascosto, fino a farci dimenticare, a volte, la sua presenza in casa nostra. Ci sembrava un miracolo trovare alcune stanze impeccabilmente pulite, senza che ci fossimo resi conto del momento in cui le avesse rassettate.
Erano già successi, però, episodi strani. Come quello avvenuto in una tarda serata in cui mi si destò per la prima volta il sospetto di avere a che fare con qualcosa di illogico e assurdo. Quella sera, andando contro tutte le mie abitudini, mi ero dilungato fino a tarda ora sulla lettura del supplemento economico. Il sonno per qualche motivo non veniva e, sperando di trovarlo fra le righe di un servizio sulle tendenze macromonetarie, scorrevo gli occhi su un testo il cui contenuto mi era totalmente impenetrabile. All’improvviso mi venne voglia di un bicchiere di latte e pensai che il liquido tiepido mi avrebbe aiutato ad addormentarmi. Devo dire che molto di rado bevo latte e, dall’arrivo del cameriere, quella era sicuramente la prima volta che mi capitava di farlo. Perciò non fu poca la mia sorpresa quando, uscendo dal mio studio, mi imbattei nella sagoma del cameriere che portava su un vassoio un imponente e brillante bicchiere di latte. Ebbi in un baleno la speranza che il latte fosse per Carmen e, inconsciamente, mi augurai che il cameriere proseguisse fino alla nostra camera per portarle il bicchiere di latte che lei doveva avergli chiesto. Giunsi subito alla conclusione che se invece il latte fosse destinato a me stava accadendo qualcosa di molto grave. Il fatto che il cameriere mi offrisse subito dopo il bicchiere mi diede la possibilità di veder confermati più tardi tutti i miei timori.

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