Condividi su facebook
Condividi su twitter

La pelle della bambina

di

Data

La pelle rosa e delicata stava vicino alla tazza sporca di latte, cacao e frammenti di wafer. Somigliava alla mano sinistra di mia figlia.

La pelle rosa e delicata stava vicino alla tazza sporca di latte, cacao e frammenti di wafer. Somigliava alla mano sinistra di mia figlia. Gli occhi assonnati della prima colazione mi dicevano di aspettare una messa a fuoco più realistica. Così neppure mi alzai dal mio posto e seguitai a girare il cucchiaino nel caffè, convinto che quella mano delicata, messa tra la tazza con i manici a orecchia di elefante e un giornale di programmi tv, fosse solo un’immagine inventata dalla coda delle mie fantasie notturne. Pian piano si sarebbe delineato un oggetto decisamente più casalingo e comune dell’assurda mano di mia figlia. Dei guanti gommati per lavare i piatti, un tovagliolo piegato alla rinfusa, una sciarpetta di seta dimenticata sulla tavola. Bevvi una sorsata di caffè e strinsi forte le palpebre. Sorrisi per quanto arrivasse a essere malata l’immaginazione di un padre per la sua bambina di tredici anni. Riaprii gli occhi carico di buoni sentimenti e certezze paterne. Così vidi nitidamente che le dita delicate di mia figlia erano lì, piegate sulla tovaglia, come a suonare un accordo di quinta sul pianoforte. E allora mi alzai dalla sedia e mi misi a cercare anche il braccio, la spalla, la testa e le gambe di mia figlia. Ma non c’erano. C’era solo la sua mano, con le dita delicate che spingevano sul tavolo. Erano vive e rosa e mi aspettavo di vedermele saltare sulla faccia per pizzicarmi le guance. Non c’era sangue. Era uno scherzo, un calco di plastica messo lì per farmi prendere un colpo. Poggiai piano l’indice sul dorso e la pelle si ammucchiò raggrinzita sulla tovaglia. Con una pinzetta presi la pelle e la misi in un barattolino di sottoaceti che avevo svuotato e sterilizzato. Ci scrissi sopra “pelle della mano sinistra di mia figlia” e la misi nell’armadietto del pronto soccorso. Accesi il computer per consultare i giornali web e distrarmi un po’. Di questa storia della mano sinistra ne avrei parlato con mia figlia quando sarebbe tornata da scuola per l’ora di pranzo.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'