La forma del vento. L’opera-pensiero nei versi di Laura Pugno

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e Meddletv Un limite. È sempre un limite quello attraversato dai versi di Laura Pugno, poetessa e scrittrice romana. Una ricerca linguistica, materica, interiore. Scovare, a tratti scavare.

e Meddletv

Un limite. È sempre un limite quello attraversato dai versi di Laura Pugno, poetessa e scrittrice romana. Una ricerca linguistica, materica, interiore. Scovare, a tratti scavare. Una visione oltre il limite, che ricerca nelle pieghe oscure del presente scenari di possibili futuri, luoghi di pietra e di ghiaccio creati e vissuti dal linguaggio e nel linguaggio proprio e unico dell’artista. Una [con]fusione di tempi spuri, sospensioni, progressi e regressi che da “Il colore oro”(ed. Le lettere, 2007) subisce una lenta ma decisiva mutazione verso una ciclicità, una condizione di tempo senza tempo espressa negli inediti de “La mente paesaggio”, presentati e letti per noi di [A]live Poetry, accompagnati dalle intermittenza ritmiche delle chitarre jazz di S. Nencha e F. Poeti. Valichi nella mente [in]versi, immagini, suoni come formule ancestrali di una natura che si forgia nel pensiero come mente paesaggio.
Poi l’intuizione, dovuta certamente alla predisposizione di Pugno a lavorare la propria materia in sinergia con le arti visive, che sia la fotografia (splendide le foto di Elio Mazzacane ne “Il colore oro”), la video poesia (Non è la stessa lingua che parli) o le arti plastiche, come in questo caso specifico, in cui per il video da noi realizzato ci avvaliamo delle opere del maestro dell’Arte Povera Giuseppe Penone, in mostra in questo periodo all’Académie de France di Villa Medici a Roma. E così le opere di Penone diventano versi sottesi e sospirati, riscritture scultoree delle poesie di Pugno; gli stessi titoli delle opere dell’artista piemontese , come Pelle di cedro, Pelle di foglie – respiro, Occhi al cielo- mano a terra, Scultura di linfa, Idee di pietra, Pietra di foglie, assumono una valenza simbolica stupefacente poiché sembrano racchiudere il senso celato nei versi materici di Pugno. Tutto si confonde, e nella parola-immagine di entrambi gli artisti riconosciamo matrici comuni, a tratti indistinguibili: “Uno strato di cera tra la mano e la superficie è lo spazio destinato alla scultura” ci dice Penone, ma se l’ultima parola fosse “scrittura”, mi chiedo, non avremmo tracciato anche il senso dell’opera della poetessa romana? Un senso rinchiuso e liberato nell’atto stesso del linguaggio, che sia scritto, inchiostro su pagina, o materico e scultoreo, bronzo e marmo, cera e grafite.
Questo il senso dell’Allegato visivo [in]quietitudine, incluso al termine della video-intervista : dal verso all’immagine, dall’immagine al verso. Un esempio per tutti: ecco che Pietre di foglie, l’opera finale del percorso creato da Penone nei giardini di Villa Medici, un cervello di pietra attraversato da un’arteria che unisce la mente e il pensiero alla terra, al paesaggio, con una cascata di foglie d’alloro verdi di linfa, diviene metaforicamente La mente paesaggio di Pugno.

L’osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma e l’opera nella quale questa forma è rivelata non attiene esclusivamente all’anatomia , ma anche al pensiero…che fluttuando modella le cose, percorre la pietra, indaga lo spazio del vento” (Penone) – “hai visto la forma del vento/nella forma del vento a branchi di uccelli/hai visto /come un vaso rotto/come uno splendido stendardo”, oppure, “la mente igloo,/cava al centro,/nel ghiaccio/dentro, le ultime cose/che si muovevano/ora sono quiete – volpe argentata,/corpo che si va tramutando in volpe argentata” (Pugno).
“[…]La condizione dell’acqua è informe, la condizione della scultura è la forma. Dare una forma all’acqua è momento poetico. La condizione dell’acqua è la fluidità. La mutazione, la condizione della scultura è la solidità, la permanenza. Dare solidità all’acqua è momento poetico. Innalzare l’acqua per berla è necessità vitale, visualizzare questo evento è costruire qualcosa che ci è simile” ( Penone) — “beve alle pozze come/ l’animale perfetto/balbetta la lingua/le parole gli prendono forma/come sassi nell’acqua” (Pugno).
Non resta che godervi il video qui sotto, oppure leggere l’intervista che trovate di seguito.

[A]live Poetry – II Laura Pugno from alive poetry on Vimeo.

[A]live Poetry – II Laura Pugno from alive poetry on Vimeo.

Luogo e poesia – Dalla lettura della tua opera poetica emerge chiaro uno spazio nuovo, un luogo creato ed esplorato attraverso lo stesso linguaggio poetico – Quale è, e cosa è per te il luogo della poesia?
La poesia, per me, se è un luogo è certamente un confine, è il limite del linguaggio e quindi della consapevolezza e della percezione della mente. Questo luogo, questo confine, viene continuamente ri-tracciato, spinto oltre, dall’attività di ogni singolo poeta. Dietro di noi ci sono le esplorazioni di tutta una storia, anzi di più storie. Sono le mappe di cui disponiamo quando ci accingiamo al viaggio.

Da “Il colore Oro” ma anche oltre in questo tuo nuovo lavoro in fieri “La mente paesaggio” sembra tu voglia oltrepassare dei limiti, scorgerti dove e quando non ci è ancora concesso immaginare, in un futuro possibile, in un futuro però regressivo, in un luogo mitico, uno spaziotempo in cui si riconoscono scenari di antichi albori e di nuovi possibili inizi. Raccontaci il perché di queste tue scelte, cosa ti spinge a questa visione.
Questa è un’interpretazione che è stata data spesso del Colore oro, ma per me non si tratta di un futuro regressivo. È un altrove che può essere situato nel futuro, ma anche in un’altra delle pieghe del presente.
Ne La mente paesaggio, il titolo della raccolta che contiene Gilgames’, siamo invece nel tempo senza tempo, in una storia che riaccade continuamente: la vicenda di Gilgames’ in realtà ritorna in ogni vita umana.

Cosa intendi per “La mente paesaggio” – titolo della tua prossima opera in versi, di cui abbiamo ascoltato dei brani in anteprima. – E’ un colloquio continuo con la tua opera precedente “Il colore oro” – luogo anch’esso attraversato dai ghiacci – da paesaggi estremi, da proiezioni anticamente postumane – o vedi in questi nuovi lavori uno scarto, una novità, magari anche stilistica e formale?
La mente paesaggio è un titolo che si riferisce all’attività creatrice della mente nel definire, e percepire, gli spazi in cui svolgiamo la nostra vita, e allo stesso tempo è indizio di una riflessione sull’identità: se la nostra mente è il paesaggio dell’io, e questa coscienza improvvisamente viene limitata, resiste comunque una forma di esserci, nel corpo e in altri spazi della mente che non sono la coscienza?
Poi, rispetto al Colore oro, La mente paesaggio è un testo molto diverso, stilisticamente e timbricamente, ma anche nel suo essere – mentre Oro è un libro della giovinezza – in qualche modo un libro della maturità. Non è tanto una questione di tempo, quanto di clima della scrittura.

Narrativa e poesia – Quasi in contemporanea sono usciti i tuoi due lavori più completi e maturi: per la poesia “Il colore oro” con le Lettere, nella collana Fuori formato curata da A. Cortellessa e per la narrativa il tuo romanzo Sirene, edito da Einaudi. Entrambi stanno riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. in che modo, ti chiedo, confluiscono e si separano in te queste due dimensioni, quella narrativa e quella poetica. Riesci a dominarle o inevitabilmente finiscono per incontrarsi, confluendo in un progetto di ricerca più ampio e trasversale?
Per me prosa e poesia sono mezzi diversi e servono a scopi diversi. La poesia è una sorta di sonda in esplorazione degli spazi del linguaggio, la prosa – narrando storie – si muove su territori più conosciuti e condivisi, almeno per quanto riguarda la lingua. Ciò non toglie che, visto che sono sempre io a scrivere, è sempre lo stesso insieme di mente e corpo, avvengano delle osmosi, e spesso la poesia è il luogo di prima manifestazione di immagini e forme – come le Sirene – che successivamente, acquistata densità narrativa, si ripresentano in prosa.

Nota biobibliografica
Laura Pugno è nata a Roma nel 1970. Per diversi anni ha lavorato nelle redazioni di case editrici, riviste e siti web, soprattutto di cinema. È stata lettrice di sceneggiature, e consulente per la Rai. Ha tradotto più di una decina tra saggi e romanzi dall’inglese e dal francese e insegnato traduzione all’Università di Roma “La Sapienza”. Collabora con le pagine culturali del “Manifesto” e con la Cronaca di Roma di “Repubblica”. Nel 2001 ha raccolto le sue poesie, con alcune prose di Giulio Mozzi, in Tennis, Nuova Magenta Editrice. Il suo primo libro di racconti, Sleepwalking, è uscito nel 2002 per Sironi editore. Nel 2005 è stata finalista al premio di poesia Antonio Delfini e ha vinto il premio Scrivere Cinema all’Autumn Film Festival. Ad aprile 2007 pubblica il poemetto Il colore oro, per la casa editrice Le Lettere; a maggio, il romanzo Sirene, per Einaudi. È presente in varie antologie di poesia e prosa.

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