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Lo spazio di Lucio Fontana

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Io sono uno scultore e non un ceramista. Non ho mai girato al tornio un piatto né dipinto un vaso: ho in uggia merletti e sfumature (…

“Io sono uno scultore e non un ceramista. Non ho mai girato al tornio un piatto né dipinto un vaso: ho in uggia merletti e sfumature (…) Soltanto nel 1936 iniziai nella fabbrica di Mazzotti di Albisola una vera e propria attività in questo campo con una cinquantina di pezzi: alghe, farfalle, fiori, coccodrilli, aragoste, tutto in acquario pietrificato e lucente. La materia era attraente; potevo modellare un fondo sottomarino una statua o un mazzo di capelli e imprimere un colore vergine e compatto che il fuoco amalgamava. Il fuoco era una specie di intermediario: perpetuava la forma e il colore. Dopo l’acquario e i fiori minerali modellai busti, maschere, metamorfosi; le mie donne dalle facce d’oro fecero il giro delle gallerie italiane. Si parlò di ceramiche primordiali. La materia era terremotata ma ferma. I critici dicevano ceramica. Io dicevo scultura. Lo spartito plastico si arricchì di motivi botanici e marini ma la forma seguì il corso e le oscillazioni di quei ritmi che mi si andavano formando dentro con una tempestività che non ammetteva vagheggiamenti. E quando da Albisola passai alle fabbriche di Sèvres e modellai nuove conchiglie e scogli e polipi e figure e stranissimi animali mai esistiti, le mie ricerche plastiche continuarono senza lusinghe; gli smalti reali mi annoiarono; portai nei laboratori che avevano servito le tavole di tutti i Luigi di Francia un minotauro al guinzaglio che dava cornate ai cestini di porcellana e alle allegorie di biscotto. Questo non lo dovevo dire, son cose che bisogna farle dire agli altri. Un’altra volta, forse, sarò più modesto”. Lucio Fontana, “La mia ceramica”, in “Tempo”, 21 settembre 1939.
Andare alla mostra Lucio Fontana. Scultore, appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha un fascino che si trova sia nelle opere di Fontana, sia nelle parole. Queste riportate qui sopra sono su un pannello nella sala dedicata ai lavori in ceramica. Si tratta di lavori che si espandono nello spazio, con colori multiformi e mai fissi. La Testa di Medusa, ad esempio, in ceramica colorata e riflessata, bronzo violaceo (sentite come suonano bene queste descrizioni?), è stesa e si contorce con chiome che fluiscono nello spazio, animate e in divenire, come il volto mosso. C’è una luminosità barocca in molti lavori di Fontana, dove il barocco è sintesi di movimenti luminosi: in Ritratto di Teresita, in ceramica colorata e riflessata, con topazio applicato, bronzo, argento e amaranto scuro, tutta la luce è bloccata da una forma che a sua volta la restituisce.
Tutti conosciamo bene i tagli di Fontana. Io credevo che fossero ferite, squarci violenti sulla tela, a simbolo di un’enfasi creativa e dirompente. Mi sono accorta, grazie a questa mostra che percorre i lavori di Fontana dagli esordi all’ultima fase (allestita all’inverso, dall’ultimo al primo periodo), che mi sbagliavo, di grosso.
La chiave di lettura è lo spazio. Inteso in senso fisico, da quello corporeo a quello ultraterreno: lo spazio cosmico.
Vi è in mostra una sala completamente buia, nella quale si entra e si perde la percezione, si è circondati da nero vuoto e destabilizzante, i confini si perdono, si è in una dimensione altra. Appese al soffitto figure illuminate, segni plastici, pendono immobili e sospesi, come fossero frammenti di spazio, si intrecciano e si accendono di colori freddi ma rassicuranti. L’arte è tirare fuori dall’energia nera i colori e le forme.
Non parlerò degli altri pezzi in mostra, preziosi e allestiti con rispetto, richiamando allestimenti importanti e storici. Si troverà di tutto: disegni, sculture, bozzetti, quadri, statue di minuta e imponente dimensione. E simboli che riescono a unire il maschile al femminile in una bellissima sintesi. Si ripercorrerà a ritroso il cammino artistico di una personalità positiva, esuberante, di grande umanità. Ci si potrà interrogare su un’arte slegata da individualismi cupi e raggelanti.
I tagli di Fontana non sono ferite: sono aperture, squarci, altre possibilità. Sono davvero Attese.

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