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Lettere dal Sahara ovvero il mio cervello in libera uscita

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Non è facile resistere ai consigli per gli acquisti. E non si tratta solamente dei tuoi soldi, a volte è in ballo il tuo tempo, i tuoi sentimenti, le opinioni, la felicità, anche quella di una sera.

Non è facile resistere ai consigli per gli acquisti. E non si tratta solamente dei tuoi soldi, a volte è in ballo il tuo tempo, i tuoi sentimenti, le opinioni, la felicità, anche quella di una sera. Si tratta di ingaggiare una piccola lotta se non vuoi veder Muccino… e che ti costa dai! Si va per stare insieme… tanto non puoi sfuggire, ne parlano tutti, ed anche gli intellettuali alla radio che si chiedono se voglia fare sul serio questo ragazzo con la zeppa in bocca ed anche il sex simbol per far dimenticare di essere fratello di… ma a me che me frega? Si diceva una volta quando era ancora virtuosa illusione pensare a modo proprio; ora nel dibattito mediatico ti ci tirano a forza, quello più o meno o ancora meno utile, ti prendono per la calotta: ehi tu dimmi, e stai attento a quel che dici perché lassù ti guardano, non è più decoroso col pigiamino bianco e blu, coi cuoricini per lei e dentro a un letto e nella posizione canonica del missionario piuttosto che in quel modo, come quei due lì, nel film Caos calmo e coi vestiti poi… che abominio! Per questo per una sera decido a modo mio, mi vesto da cinefila esperta e vado a una rassegna, armata di coraggio anche lì, perché non si scherza: film militanti di intellettuali nostalgici, di operai e classe operaia, come se non sapessimo cos’è e avessimo (ahimè non l’abbiamo!) ancora voglia di ricordarcene come negli anni ’70. Entro che è già buio, esco che son soddisfatta, quanto meno perché nel mio ignaro cervello, (altro che cinefila esperta!) s’è fatto strada un nome nuovo: Vittorio De Seta e non l’ho lasciato lì, povero cervellino mio, a macinar immagini e morbosità su quanto possa esser eccitante per una adolescente flirtare con Roul Bova o per l’odioso Muccino aver la pari con una di vent’anni soverchio. Per una sera mi son conquistata spiragli di libertà. Entro che è buio, sulla scena gente di colore in macchina in una metropoli; ci siamo, mi dico, immigrati-degrado-violenza e difatti il tizio si droga nel bagno e uno bianco e losco gli chiede denaro, lo circondano… ora ci siamo lo prendono a pugni, e invece no. Casermone dove vivono in tanti… hai visto? Degrado, lo sapevo, e invece no, si organizza una festa tra senegalesi, bella musica e cibo mentre uno di loro scrive una lettera: Lettere dal Sahara, è il titolo del film. E vabbè lo so che anche i neri sanno scrivere e magari quando vengono qua son pure laureati… però… bum! Hai visto? Lo sapevo che prima o poi si vendicavano contro quello che non ha dato i soldi per la partita di droga! Piace a tutti prevedere come va a finire, immaginare la scena seguente, e il cervellino nostro lo sa con tutti i dati che ha immagazzinato!
“No io non ci sto, dice quello che scrive, non è per questo che son venuto qua”… povero illuso! Lui prende il treno e va a Firenze da una cugina. Finalmente immagini rassicuranti di bellezza, di donna in carriera… sì,vero! Le negre se fanno le modelle… bella casa, messinscena di pranzo senegalese al profumo di folklore, esotismo a lume di candela con copricapo tipico… quant’è rassicurante, Allah mio! Ma lui non ci sta… ancora?Allora proprio… Prende il treno e va a Torino ma lì non conosce nessuno e si rivolge ai primi senegalesi che incontra… sì come se fossero parenti suoi! Questi lo fanno a fettine, e invece no, gli propongono di vendere con loro cianfrusaglie per strada. Hai visto, cos’altro di meglio… c’è con loro un ragazzo malato, ha la febbre, lo caricano in macchina… mi sa che questo… magari in qualche discarica, e invece no, lo affidano a lui, a quello che scrive e riceve le lettere… glielo affibiano vorrai dire e quell’altro negro più anziano mi sa che è il boss. Cervello caro mi lasci vedere il film in pace?…e invece no, mi sa. Arrivano ad una scuola di immigrati, li accolgono, lui e il ragazzo malato, li scambiano per fratelli. “No, non siamo fratelli ma se un senegalese ne incontra un altro deve aiutarlo come un fratello”. Beccati questo cervellino malizioso! La prof. Di italiano è bella e lo aiuta anche ad ottenere il permesso di soggiorno… qui ci esce l’amorazzo, e invece no. Lui resta solo nella macchina di lei a leggere una lettera… mi sa che prende le chiavi e scappa o magari lo scambiano per ladro, e invece no, le aggiusta magari il computer e cucina e diventa amico del fratello psicolabile… ma lei non sospetta che lui voglia spiare le sue cose al computer? No. Ma ecco finalmente la scena di violenza! L’aspettavamo dall’inizio del film, io e il cervellino mio! I soliti quattro violenti nero vestiti del quartiere, moto rombanti e via! Calci e pugni al negro… che non resta, una volta guarito, magari un po’ disincantato e fa la pace con la cugina integrata, niente. Se ne va. Ma che t’aspetti dal Senegal? Gente che aspetta lui invece e vive insieme e si vuol bene e sa cosa sono i bianchi e l’Europa e il male dell’occidente e il mal d’occidente che ti prende quando sei povero e che affronti come una pillola amara da ingoiare per poi aiutare il tuo fratello quando ritorni. E anche l’anziano, quello che rispondeva alle lettere alla fine non ha detto di odiare i bianchi… Se è per questo anche il prete a Torino citava il corano senza vergogna. Esco soddisfatta quindi, abbiamo di che pensare, di che immaginare io e cervellino mio. Voglio leggere qualcosina sul regista, ma poi ci resto secca: “Perché la storia del senegalese Assane si rifà indubbiamente a situazioni reali che subiscono nel nostro Paese discriminazioni inaccettabili. Il problema è che del protagonista si fa una sorta di icona di bontà assoluta (tranne qualche pregiudizio sulla cugina troppo emancipata) che ha tutti i tratti della retorica.” Retorica!? Ma se son stata tutto il tempo a litigare con cervellino mio! Buonismoooo! E allora… vabbè… ditelo!… ma allora rientro tra le righe… in fondo era per passare una serata diversa… e poi quando al villaggio lui teneva in braccio la bimba e anche l’anziano ne teneva una… guarda sti dù pedofili, voleva pensare cervellino mio, e invece no. Però da noi è così, basta che una mamma distratta affidi la figliola ad un estraneo che è fatta. Sì sì sì, prudenza, occorre prudenza! Meglio affidarsi alla critica allora, alla tv di Stato, al cinema, quello dei week end e della pubblicità alla radio; stringerci tutti sotto qualche confortante opinione, distrarci quel poco che serve con gli occhi di un qualche Muccino. E i negri son cose di Caritas, di Capanna dello zio Tom, di missionari… E a proposito… quella scena di Moretti e la Ferrari così poco missionaria… non sarebbe il caso…

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