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Con le piante attraverso l’inverno

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“L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia...

“L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno […] Finalmente il viaggio conduce nella città di Tamara… […] […] Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce da Tamara senza averlo saputo.
Fuori s’estende la terra vuota fino all’orizzonte, s’apre il cielo dove corrono le nuvole. Dalla forma che il caso e il vento danno alle nuvole, l’uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante…”

[Italo Calvino: Le città invisibili. Le città e i segni. 1 – Letterat. Ital. Einaudi; Torino, 1972]

Tra le tante cose che abbiamo perso, negli ultimi anni, in un modo così graduale da passare quasi inosservato, c’è anche l’inverno. Il buon vecchio inverno con i ghiaccioli appesi alla barba bianca dei ‘sussidiari’ di terza elementare, con il corollario dei doni dell’inverno, i ciocchi nel camino e i bambini con le guance rosse dal freddo. Poesia del freddo che abbiamo quasi dimenticato, ma che si trova, a ben cercare, nella letteratura di altri popoli: qui in un haïku giapponese (Masaoka Shiki; 1867-1902)

Hoho kote (Quando le guance gelano)
kono kaerikuru (Il bimbo torna a casa)
yuge kana (la cena è pronta)

Ora i bambini sono preservati dal freddo – come da molte altre esperienze – così niente fantasie sul gelo, nessuna regina delle nevi potrà più lasciare un cristallo di ghiaccio nel cuore di un bambino, che per quel malvagio incantesimo diventerà cattivissimo e dimenticherà la sua amica di giochi infantili… E con gli inverni che si sono così addolciti, alle nostre latitudini, neanche più pupazzi di neve, né le selvagge battaglie con le palle di neve o i maldestri tentativi di fare un igloo con mattoni di ghiaccio, che hanno segnato le nostre infanzie.

Ma c’é qualcosa di conosciuto, che rimane, dell’inverno; della neve in particolare. Una memoria antica, una quiete. La coltre di silenzio e di bianco che copre tutto, non importa quanto rumore e sporco ci siano stati prima; una immobilità che fa presto a cambiare di significato, sul terreno sdrucciolo dei segni e delle metafore…

Come gli uomini, anche il mondo vegetale patisce l’attuale, repentino cambiamento climatico; i vecchi contadini dicono che l’allegagione della frutta, in primavera, è scarsa, quando l’inverno precedente non è stato freddo abbastanza. Anche le nuove piante, quelle messe di recente a dimora nei nostri giardini, non hanno avuto esperienza del freddo vero, quello che si vedeva e si sentiva solo alcuni decenni fa, e danno l’impressione che resterebbero stupite – come fanno talvolta i nostri bambini, con la bocca aperta – a guardare la neve che cade.
A certi gradi di empatia con il mondo vegetale, si riescono quasi a sentire i pensieri delle piante – come degli animali, del resto; a riconoscere da segni indiretti i loro bisogni: la sete di un pomeriggio d’estate, la violenza del vento, e d’inverno, il freddo…
C’è che le piante non possono scappare, nascondersi al riparo. Stanno lì, a prenderla come viene.
La neve sarebbe il male minore: “sotto la neve pane, sotto l’acqua fame”, dicevano gli antichi, intendendo che il grano seminato stava al sicuro sotto la neve e avrebbe germinato all’inizio della primavera, mentre dalla troppa acqua sarebbero venuti marciume e dilavamento dei campi.
Più insidiose per le piante sono la brina e la galaverna. La prima consiste nella formazione di piccoli granuli di ghiaccio (o piccole scaglie o aghi) per condensazione del vapore che esala dal terreno, quando questo si trova ad essere più caldo dell’aria sovrastante; è lo stesso fenomeno che dà luogo alla rugiada, quando la temperatura è più alta del grado di congelamento dell’acqua.
La galaverna invece, che somiglia per aspetto alla brina, si forma per il congelamento delle microgocce di acqua contenute nella nebbia, quando la temperatura è inferiore allo zero.
Per la loro parte, le piante sono ben adattate a superare il freddo: uno dei meccanismi che mettono in atto a questo scopo, è proprio la perdita delle foglie, di cui si è già detto nello scorso autunno [vedi su “O”: Autunno: le piante e i colori (parte prima)]: le piante sfoglianti adottano questa strategia. Altre piante, cosiddette sempreverdi, posseggono adattamenti diversi contro il freddo e la neve: hanno foglie più piccole, spesso aghiformi, un rivestimento protettivo ceroso e resinoso, i rami e le stesse foglie sono rivolti verso il basso, per non essere schiantati dal peso della neve. Ovviamente anche le sempreverdi sostituiscono le loro foglie, ma in maniera più lenta, continua e meno appariscente.
Nessun problema per le piante, allora? Non proprio. Le piante soffrono quando si trovano ad affrontare temperature cui non sono adattate; quando, per effetto di un autunno troppo caldo, non hanno perso le foglie; quando dopo una breve quiescenza cominciano a germogliare. Per questo i contadini temono gli inverni che finiscono troppo presto e i colpi di coda del freddo – le gelate tardive – che colgono impreparate le tenere gemme foliari o i boccioli dei fiori.

Nel piccolo mondo del giardino, l’inverno è una stagione di riposo …Per le piante, non certo per ‘il giardiniere tenace’, che ha un maledetto calendario di lavori, sempre urgenti, sempre rimandati, per i quali è costantemente in ritardo: una specie di Bianconiglio che tira fuori l’orologio dal taschino del panciotto, lo guarda e ancora di più si affretta: “…Oh dear! Oh dear! I shall be too late!..
A parte i lavori, uno dei motivi che rendono il giardino meritevole di essere frequentato anche d’inverno è la presenza del calicanto.
È stata una delle prime piante importate dalla Cina, già nel 1766, quando il forziere con i tesori botanici di quella terra era ancora strettamente serrato [vedi su “O”: Piante e uomini in viaggio (terza parte)].

Calicanto d’inverno (Calycanthus praecox o Chimomanthus fragrans – Fam. Calycanthaceae) è, delle piante fiorite dell’inverno, tra le più affascinanti. I fiori sono delicatamente profumati e la pianta ha una fioritura prolungata; l’arbusto, lasciato senza potature, viene alto fino a tre metri.

I fiori del calicanto, dall’apparenza cerosa e di colore giallo chiaro con un cuore rossastro, hanno un intenso profumo dolce. I rami fioriti sono molto apprezzati anche recisi; tenuti in acqua si mantengono per due-tre settimane e i boccioli continuano ad aprirsi, perpetuando la loro fragranza.

Seducente al pari del calicanto è l’amamelide, anch’essa originaria dalla Cina (Hamamelis mollis, H. arborea), anche se una varietà nord-americana (H. virginiana) dai fiori meno appariscenti, fu riconosciuta e apprezzata dai primi coloni, che la chiamarono ‘nocciolo delle streghe’ attribuendo ai suoi rami la proprietà di vibrare tra le mani dei rabdomanti, per la presenza di acqua nel sottosuolo.

L’amamelide è un piccolo arbusto a fioritura tardo-autunnale o invernale nelle sue varietà più diffuse (Hamamelis virginiana; H. mollis; H. vernalis – Fam. Hamamelidaceae). I rami e le foglie della pianta hanno proprietà vasocostrittive, emollienti e antiinfiammatorie. I fiori, dai piccoli petali nastriformi contorti, di colore dal giallo pallido al giallo intenso, sono delicatamente profumatiUna rosa, sorpresa ancora in fiore dalla brina. Sono i giapponesi, nei loro haïku, a trovare le parole più appropriate per descrivere la bellezza fugace

Fuyu sobi ni (Grazie alla rosa d’inverno)
Tsuki no ka takaku (il profumo della terra)
narinikeri (si è slanciato verso il cielo)

(Iida Dakotsu; 1865 – 1962)

Bacche in inverno, sotto il ghiaccio e il gelo. I semi – all’interno di una cuticola protettiva e di una mucillagine che li riveste – sono un altro dei meccanismi messi in atto dalle piante per superare il tempo. In entrambi i significati: nel senso degli anni e dei rigori atmosferici

Piante coperte da un velo di gelo; se sarà brina o galaverna si potrà dire in base alle condizioni dell’ambiente circostante

Molte piante vengono sorprese dai primi freddi ancora in fiore, specie sui rilievi. Qui una campanula (Campanula spp. – Fam. Campanulaceae) ricoperta da un velo di brina

Bucaneve (Galanthus nivalis L. – Fam. Amaryllidaceae). Letteralmente: fiore-color-latte-della-neve. Piccola pianta alta 15-20 cm, che in altura fiorisce alla fine di marzo, allo scioglimento delle nevi; più precocemente da noi. Come per tutte le amarillidacee, i bulbi e le foglie contengono sostanze tossiche.

Fioriture invernali tardive (o primaverili precoci) di ellebori e bucaneve; nell’angolo in alto a sin. della foto sono anche visibili piccoli crochi blu. L’elleboro o Rosa di Natale (Helleborus niger – Fam. Ranuncolaceae), una delle tante specie di elleboro, benché abbia il fiore di colore bianco o rosato, deve il suo nome latino alla radice rizomatosa, che è nera e ha proprietà tossiche

È bello tornare nel proprio giardino dopo un viaggio, a rassicurare le piante – e anche se stessi – che non ci si è perduti.
Sebbene a gennaio sia ancora troppo presto, ci sono nel giardino e nell’aria i segni che l’inverno sta per finire.
Le camelie sono in fiore dalla fine di novembre e continueranno ancora per un paio di mesi; il calicanto è già sciupato e in parte sfiorito.
A guardare le piante, la primavera è in anticipo anche quest’anno, ma non come lo scorso anno, che le mimose cominciarono a fiorire già in dicembre e l’otto di marzo, per la festa della donna, arrivarono ciuffi sparuti già sfioriti, di color giallo spento screziato di marrone.
Della bergenia nessuno parla mai, perché è umile e quasi inapparente, ma è una delle poche piante fiorite nel pieno dell’inverno.
Al riconoscimento delle piante in relazione alla stagione di fioritura già si era accennato [Vedi su “O”: Notizie dai giardini – Giardini veri e sognati]; se si vuole cominciare è questa la stagione adatta. Pur nell’infinità di piante che ci si presentano alla vista, gettando un colpo d’occhio nei giardini o per strada, soltanto poche, di un certo colore, sono fiorite in una particolare stagione, e d’inverno le piante fiorite non sono molte…

Bergenia (Bergenia cordifolia; B. crassifolia e altre varietà) è un genere di piante perenni della famiglia delle Saxifragaceae. Molto rustiche e poco appariscenti; si adattano a qualunque terreno. Sono tra le poche piante fiorite nei giardini nostrani, in questa stagione

Narcisi selvatici [Narcissus spp. (numerose specie) – Fam. Amaryllidaceae], fioriti in anticipo, già a fine gennaio, nella campagna romana. Come altre amarillidacee, i bulbi di narciso contengono un alcaloide tossico.

Viburno (Viburnum tinus – Fam. Adoxaceae), un arbusto comune e poco appariscente, anche spontaneo nelle nostre siepi. In questa stagione presenta contemporaneamente foglie di color verde scuro, fiori bianchi a corimbi e le caratteristiche bacche di un inconsueto colore blu metallico

Hardenbergia (Fam. Fabaceae) è un genere di leguminose rampicanti originarie dell’Australia, recentemente introdotte sul mercato italiano. Sono di fioritura molto generosa e hanno diverse sfumature di colore, dal blu-viola al lilla pallido, al bianco. In questa stagione si preparano a fiorire

Ancora un componimento giapponese, di buon augurio:

Dura l’inverno
e fioccano dal cielo
petali di fiori.
Al di là delle nuvole
è certo primavera

[Kiyohara No Fukayabu – epoca indefinita: si sa di lui che partecipò alla redazione dell’antologia in versi “Kokinshu” completata nell’anno 920 (!)]

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