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One Cold Hand

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Venerdì. Appuntamento al Rialto. Decido di prendere il motorino. Voglio evitare un’altra multa zona ZTL.

Venerdì. Appuntamento al Rialto. Decido di prendere il motorino. Voglio evitare un’altra multa zona ZTL. Lo stipendio da “stagista in carriera” non mi permette di pagarne più di una al mese.
Freddo che punge sulle mani.
Cerco calore e conforto nei guanti che mio fratello ripone con ordine maniacale nel cruscotto dello Scarabeo comprato a mezzi.
Andatura sostenuta ma non troppo.
Sono incolonnata su Lungotevere. Asfalto viscido. Fasci di luce per una notte tutta da vivere.
Sfida che si accende al verde dei semafori con ragazzi di cui vedo solo i loro occhi attraverso lo specchietto.
E sentire l’adrenalina. E non avere paura.
Senza identità, persa nei bagliori riflessi dei lampioni romani, sfreccio nella città.
Roma stasera è mia.
Curva dopo curva in quella discesa il freddo accarezza i miei vestiti.
Mi vibra il petto. Ma non è il passaggio di un’emozione. No. Sarà Sabrina che freme davanti al locale e vuole sapere quanto manca al mio arrivo.
Cavolo! Proprio adesso che avevo conquistato la pole position dei due ruote.
Con una mano sull’acceleratore, mi sfilo il guanto afferrando l’indice tra i denti.
Mi cade il guanto dalla bocca. Dietro di me troppe macchine per poter inchiodare.
Passerò a raccoglierlo più tardi.
“Sabri, sono sul motorino. Tra sette minuti sono da te. Ordinami un Cosmopolitan”. Urlo nel cellulare senza aspettare risposta.
Serata folle al Rialto. Note della musica calde. Corpi sudati. Animi eccitati. Sballo.
E poi i “ssshhh” dei buttafuori che alle 5.30 ci fanno uscire dalle sale. E noi con ancora la voglia di vivere. Le risate tra gli antichi vicoli di Trastevere. La paura di essere presi in pieno dalle secchiate d’acqua fredda di chi è stato svegliato nel sonno.
Appuntamenti urlati per la colazione delle 6.00 da Ciccio, a Ponte Milvio.
La musica che ancora rimbalza nel cervello.
Viaggio di ritorno. L’aria frizzante mi tiene sveglia.
Appena imbocco Ponte Sisto mi ricordo del mio guanto perso.
Non ho voglia di sentire quel rompi di mio fratello, così decido di tornare indietro per poterlo recuperare.
Inizia la ricerca. “Chi prenderebbe un solo guanto sinistro?”penso mentre sposto con il piedi le foglie ammucchiate sul ciglio del marciapiede. Stavolta mio fratello mi uccide. Eppure mi è caduto qui.
Poi tra il binario del tram e l’asfalto noto un grosso adesivo appiccicato a terra con il disegno di un guanto stilizzato con scritto: CERCHI UN GUANTO? ONECOLDHAND.COM
Cerco di memorizzare l’indirizzo del sito e sfreccio a casa.
Il giorno dopo mi collego all’indirizzo indicato sull’adesivo che ho visto appiccicato a terra.
Incredibile! In home page c’è la foto del mio guanto con la possibilità di poter contattare la proprietaria del sito e riavere indietro quello che ho perso.

Il sito mi incuriosisce e cerco di capirne di più. E’un portale dedicato al ritrovamento del classico “guanto spaiato” che ha smarrito la sua dolce metà lasciando “una mano fredda” (one cold hand).
L’idea è di una studentessa del Texas, Gennifer Gooch, che da quando ha lasciato il suo paese per andare a studiare a Pittsburgh, fredda città della Pennsylvania, ha capito cosa significa perdere un guanto. «Il primo guanto trovato era umido, in pelle di agnello, che qualcuno aveva fatto cadere su un cornicione nel campus dell’università Carnegie Mellon», racconta Jennifer. «Non ero sicura se prenderlo – poi ho pensato: magari qualcuno lo rivuole: perché non aiutare a trovare il gemello scomparso?», ha detto. In quel punto ha lasciato un adesivo: “Perso un guanto? onecoldhand.com”.
Sul sito è possibile ritrovare la foto dei guanti con la descrizione, la data e il luogo del ritrovamento.
Jennifer ha infatti adibito ad atelier la piccola cantina dell’Università in cui studia, appendendo e fotografando tutti i guanti raccolti nella città.
La studentessa racconta che nel frattempo è stata contattata da altre persone non per reclamare un guanto, bensì per portarne altri. Amici di tutte le città del mondo collaborano con la studentessa americana per raccogliere i guanti abbandonati.
I suoi contatti sono quadruplicati in breve tempo tanto che una ditta della città l’ha incontrata per creare delle apposite cassette dove chi trova un guanto smarrito lo può depositare, aiutandolo così a ritrovare l’altra mano persa.
A primavera, grazie alle temperature più miti, i guanti finiranno in naftalina. Ma Gennifer non ha intenzione di rimanere con le mani in mano: nei primi mesi del 2008 conta di esporre le fotografie scattate in tanti mesi di ricerca. «Se permetterò anche solo a una persona di ritrovare il suo guanto, ne sarà valsa la pena», ha detto.

Filmato su youtube con la presentazione del sito di Jennifer Gooch: https://www.youtube.com/watch?v=JNjWstH146Q

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