Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una bambola gonfiabile per innamorarsi del cinema

di

Data

Lars and the real girl – Lars e una ragazza tutta sua. Che una bambola gonfiabile possa essere sfruttata da un regista per un film realistico è una sfida enorme in termini narrativi.

Lars and the real girlLars e una ragazza tutta sua

Che una bambola gonfiabile possa essere sfruttata da un regista per un film realistico è una sfida enorme in termini narrativi. Io ammetto che fin dai primi minuti del film ho sperato che la bambola gonfiabile si trasformasse al più presto in una donna vera. Così da buttarmi in un film carico di gag ed equivoci tra l’imbranato di turno, la bambola sporcacciona e il contorno dei compaesani bacchettoni e moralisti. Invece dopo un po’ ho continuato a vederla in scena con le labbra belle aperte e pronte, le forme esplosive, ma purtroppo inequivocabilmente immobile sulla sua sedia a rotelle e senza che altri si muovessero al posto suo. Beh, a quel punto penso di aver avuto la stessa espressione sbalordita e disfatta del fratello di Lars. Mentre lui capiva che il fratello aveva sbroccato, io capivo di aver scelto un film in cui proprio tutti, spettatori e personaggi, si doveva far finta di assecondare un pazzo. Un pazzo che aveva ordinato via internet una bambola gonfiabile e che invece di usarla come tutti i suoi acquirenti fanno ci sta insieme e ci vive una bella storia di coppia. Mi sforzavo di stare al gioco, ma dentro di me pensavo di aver sbagliato cinema. Non volevo fare il solito spettatore cinico che pensa solo a divertirsi. Però ho dato al film altri 10 minuti di giri di pellicola per fare il miracolo di tirarmi dentro la storia. E forse così abbiamo fatto in tanti. Spettatori e personaggi. E non ci accorgevamo che questa decisione di continuare nonostante tutto ci portava a combattere in tutta leggerezza una battaglia epica. Tra il male, che è nella testa e nel cuore di Lars e che lo fa decidere di sposare una bambola, e noi, buoni e politicamente corretti che lo seguiamo e lo compiacciamo. La psicologa, il parroco, il fratello, la cognata, i colleghi di lavoro, gli anziani del paese, la ragazza che lo vorrebbe impalmare, noi spettatori, tutti insieme incoraggiamo la storia d’amore di Lars che sta rendendo reale nient’altro che una sua immaginazione sentimentale ed emotiva. E da qui, senza che ne rendiamo conto, parte la sfida enorme per trasformare il sogno fantastico e malato di Lars in una storia d’amore in carne ed ossa. Di quello che succede dopo non è cortese dire a tutti coloro che andranno a vedere questo piccolo grande film. Solo che alla fine del film il cambiamento che avrà Lars sarà inversamente proporzionale a quello dello spettatore. Io per esempio posso testimoniare di essermi affezionato come un pazzo a Bianca, che sarà pure una bambola gonfiabile, lo so, lo capisco da solo. Però è proprio una ragazza gentile e piena di vitalità. Magari adesso Lars non sarà d’accordo con me, ma sono fatti suoi. Io intanto ho ordinato proprio una bambola gonfiabile uguale in tutto e per tutto a Bianca. Specie nei sentimenti.
Quel poco d’altro che posso dire è forse importante per provare a inserire film e regista in una qualche storia del cinema. E allora posso dirvi che Craig Gillespie che ha girato Lars ha molte cose in comune con un grande regista del passato. Quel Hal Ashby che esordì tardi come regista, come lo stesso Gillespie. Quell’Ashby che vinse l’Oscar per il montaggio de La calda notte dell’ispettore Tibbs e che poi diresse una storia d’amore difficile da credere come quella di Lars: Harold e Maude. Amore straordinario e incredibilmente struggente tra un rampollo di buona famiglia che simula benissimo continui e impressionanti suicidi davanti all’indifferenza anaffettiva della madre e un’arzilla e vivacissima vecchietta che adora la vita, il sesso e l’arte. Anche lì alla fine del film si restava appiccicati in una storia d’amore, solo all’apparenza ben oltre le possibilità umane. E poi nelle espressioni dell’interprete di Lars, l’attore Ryan Gosling, sembra di ritrovare quegli sguardi idiotamente allusivi che solo Peter Sellers è riuscito a regalarci in un altro film di Ashby, Oltre il giardino. Complimenti anche alla sceneggiatrice Nancy Oliver che ha scritto tra le altre cose sette episodi di una fiction tv di culto come Six Feet Under.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'