Piante di Socotra. L’erbario di Atlantide

di

Data

Al principio del tempo sta Socotra, giada verde nel mare cobalto. Tra la storia e le leggende raccontate intorno ai fuochi degli accampamenti, mentre il vento del deserto...

Al principio del tempo sta Socotra, giada verde nel mare cobalto. Tra la storia e le leggende raccontate intorno ai fuochi degli accampamenti, mentre il vento del deserto disperde le parole degli uomini sopra le rovine di antiche civiltà.
Fascino del passato e di mondi perduti per sempre: Atlantide e tutte le civiltà scomparse dalla storia dell’umanità, di cui affiorano talvolta segni indecifrabili: frammenti di mura, ossa, legni corrosi dal tempo.

Frigge la curiosità e lavora sotto [vedi su “O”: Piante e uomini in viaggio (prima parte)]. Allora c’è davvero una terra che conserva tracce di quei mondi scomparsi, come un tesoro riaffiorato da un relitto, o l’avventura immaginata per una macchina del tempo?
Questa è Socotra: un’isola interposta tra la penisola arabica e il corno d’Africa, residuo dell’immane separazione dei continenti. Una terra di origine non vulcanica, ma ferma e preesistente al distacco, avvenuto circa sei milioni di anni fa. Il massiccio dell’Hagghier, al centro dell’isola – che secondo i geologi non è mai stato sommerso dalle acque per qualcosa come 135 milioni di anni – ha evoluto una floro-fauna che ha preso una direzione parallela ma diversa, rispetto a quella del resto del mondo. Qualcosa di simile a quanto è accaduto per l’Australia e per le isole Galàpagos. Non a caso non esistono specie autoctone di mammiferi a Socotra, ma piante, rettili e uccelli che sono presenti solo lì…

Mappa del’isola di Socotra. L’arcipelago è composto dall’isola principale Socotra (3.625 km²) e tre isole minori (non indicate nella mappa), tra la Somalia e l’isola principale: Abd Al Kuri, Samha, Darsa

C’è sempre un rischio, quando si va a disturbare un mito: che le sovrapposizioni operate dalla fantasia portino ad una delusione; che qualunque cosa si trovi non riesca ad eguagliare le aspettative.
Ben consapevoli di questo, siamo andati a vedere: in punta di piedi, parlando d’altro, mascherando un pellegrinaggio sotto l’apparenza di una vacanza appena più inconsueta di altre.
D’altronde, come resistere al richiamo di quelle stranezze botaniche dalle forme inusuali, allo stesso fascino di un viaggio mai fatto e circonfuso di mistero? Come l’isola appunto, in cui si diceva nel passato vivessero stregoni capaci di renderla invisibile. Cosa in un certo senso accettabile, agli occhi degli antichi spalancati alla magia, perché per molti mesi all’anno, nel tempo delle tempeste monsoniche e in mancanza di porti sicuri, l’isola è pressoché irraggiungibile.
Ma da novembre a marzo è buona stagione – dicono – così si prende un volo per Sanaa (la capitale dello Yemen) e di qui si fa un salto a Socotra “a vedere con gli occhi”: con disinteressate finalità di documentazione e per conto della rivista “O”… Naturalmente!

L’isola dall’alto appare variegata, con molte zone verdi e altrettante gialle. Man mano che l’aereo si avvicina si identificano cumuli di nubi intorno alle montagne più alte; pianori verdeggianti, estensioni quasi desertiche e spiagge bianchissime su cui frangono le onde.
L’arrivo è un caos, da cui a fatica si riesce a districarsi. Il fatto è che sull’arrivo settimanale dell’aereo si basa gran parte dell’economia isolana. La maggior parte dei viaggiatori arriva già in gruppi organizzati. Degli altri, qualcuno più previdente ha preso contatto con un’organizzazione locale prima di arrivare sul posto; altri ancora sono allo sbaraglio, tirati da ogni parte e frastornati da offerte che neanche riescono a comprendere.
Dopo alcune ore di confusione una logica sembra comunque delinearsi. I servizi dell’isola sono organizzati in unità autonome costituite, per ogni viaggiatore – singolo, coppia o gruppo che sia – di una o più macchine fuoristrada (Land Cruiser 4WD, 4500 di cilindrata o similari), un autista, una guida e la dotazione completa per jeep-camping: tende, stuoie, materassini, e l’occorrente per cucinare: spezie, provviste di scatolette, patate, frutta e quanto di altro possa servire per un viaggio sobrio ma confortevole.
Così si va su e giù per un’isola che misura 130 Km di lunghezza e 30 – 40 di larghezza, per strade raramente asfaltate; per la maggior parte tracciati aperti recentemente tra le montagne dai caterpillar e lasciati a sé stessi, percorribili solo con fuoristrada molto potenti.

E si va… Per rocce scoscese e dirupi, tra valli verdissime e montagne di sabbia in riva al mare.
Ma sono le piante la vera attrattiva dell’isola: varietà diverse di specie note e dalle forme inconsuete, alcune delle quali esclusive di Socotra. Molte di esse a rischio di estinzione, dato l’areale limitato di diffusione.
Trovandosi sul posto era d’obbligo andar a cercare, e imparare a riconoscere, le piante dell’incenso e della mirra, alla cui ricerca si erano mossi perfino i faraoni d’Egitto. Le vie commerciali per il trasporto delle resine aromatiche – per le cerimonie religiose, per i riti di conservazione dei corpi – dai luoghi di provenienza ai mercati di smistamento, sono state nell’antichità di importanza pari alle vie delle spezie e della seta.

Albero dell’incenso (Boswellia serrata – Fam. Burseraceae). Alle spalle i contrafforti del massiccio dell’Hagghier.
Frankincense’ è il nome generico con cui sono indicate diverse varietà botaniche di Boswellia

Albero dell’incenso (bis) (didascalia) – Particolari dell’albero dell’incenso. Il tronco presenta delle caratteristiche esfoliazioni giallastre della corteccia; la resina si può rintracciare in corrispondenza delle asperità o delle ferite del tronco. Le foglie sono pari-pennate, di color verde-scuro

Albero della mirra (Commiphora myrrha – Fam. Burseraceae, la stessa dell’incenso). Esistono almeno quattro varietà dell’albero della mirra in Socotra. Uno di essi (Commiphora ornifolia) produce grappoli di bacche commestibili, di aspetto simile a piccole ciliegie verdi

Euphorbia abdelkuri – Fam. Euphorbiaceae. Spontanea a Socotra dove è molto diffusa in forma di macchie a portamento prostrato. È originaria della vicina isola Abd Al Kuri, da cui la denominazione. Come tutte le euforbiacee secerne un lattice biancastro irritante per gli occhi

Euphorbia arbuscula – Fam. Euphorbiaceae. Questa euforbia arborea è caratteristica dell’isola di Socotra. Anche se per l’aspetto generale e il portamento somiglia alla Dracaena cinnabari (l’albero del sangue del drago: vedi in seguito), se ne differenzia nettamente per l’aspetto delle foglie trasformate, di aspetto succulento, e per il colore verde glauco (vedi foto successive)

Euforbia arborea (Euphorbia arbuscula): particolari della stessa pianta a ingrandimenti maggiori

Aspetto generale e particolare dei fiori e boccioli di Caralluma socotrana. Questa pianta, simile ad una succulenta, appartiene alla famiglia delle Asclepiadaceae (la stessa famiglia cui appartengono le ‘Stapelia’). La pianta è impollinata dalle mosche, che sono attratte dallo sgradevole odore dei fiori

Alberi bottiglia (Adenium obesum var. sokotranum – Fam. Apocynaceae) di varie forme e dimensioni. Come tutte le apocynaceae (letteralmente: ‘tengo lontano il cane’) tutte le parti della pianta sono velenose. In alcune culture africane nel succo della pianta vengono intinte le punte delle frecce per uccidere piccoli animali

Alberi bottiglia (Adenium obesum var. sokotranum) dal tipico tronco liscio di colorito ramato o bronzeo

Albero bottiglia: particolare dei fiori. La pianta tende a fiorire sui rami nudi

Albero cocomero (Dendrosicyos socotrana – Fam Cucurbitaceae; Cucumber tree). Per il portamento generale e l’aspetto del tronco potrebbe essere confuso con gli alberi bottiglia, anche se le foglie sono molto diverse. Le due piante appartengono a famiglie botaniche distinte

Cucumber tree. Gli alberi cocomero sono molto meno diffusi a Socotra degli alberi bottiglia, per il fatto di essere appetiti dal bestiame (soprattutto capre), mentre gli Adenium sono evitati perché contengono un lattice velenoso

Albero cocomero: particolare del fiore (giallo, al centro della foto). Il fiore ma anche le foglie e il frutto somigliano agli elementi analoghi delle congeneri cucurbitacee

Albero del sangue del drago (Dragon blood tree: Dracaena cinnabari – Fam. Ruscaceae). Anche se le dracene sono piuttosto diffuse in diversi ambienti, questa specie è caratteristica di Socotra. Prende il nome (‘cinnabari’: del cinabro) dall’omonimo minerale di colore rosso noto fin dall’antichità. La linfa che si estrae dalla pianta, usata come colorante e con qualche impiego nella medicina tradizionale, si presenta, essiccata, in granuli rosso-bordeaux

Albero del sangue del drago (Dracaena cinnabari) con piccole piante di Adenium obesum intorno. A differenza di queste ultime, che si riproducono indisturbate, non si trovano piante giovani di Dracaena, per lo sterminio causato dalle capre. Sono allo studio programmi di rimboschimento protetto, ma ancora non hanno dato risultati degni di nota

Albero del sangue del drago (Dracena cinnabari). Impalcatura della pianta fotografata dal basso

Albero del sangue del drago (Dracaena cinnabari). Da lontano, e per un osservatore distratto, l’insieme delle piante ha l’apparenza di una pineta dei nostri litorali

Appunti di viaggio. Non dappertutto portano le strade; per molti sentieri si va solo a piedi. L’arrampicata sulla cima dell’Hagghier (1.525 m.) si può fare, ma sarà per un’altra volta.
Anche alcune delle spiagge, bianche a perdita d’occhio, non sono raggiungibili via terra e ci si arriva solo dal mare. Le barche dei pescatori sono in vetroresina, della forma allungata diffusa in tutto l’oriente. Branchi di delfini – almeno un centinaio – incrociano il percorso della barca e la seguono per un bel pezzo facendo evoluzioni.
Gli animali. L’isola è ricchissima di specie endemiche, soprattutto di uccelli. Il giovane che fa da guida li conosce e me li indica spesso per nome, ma ho occhi solo per le piante. Però gli avvoltoi del Nilo (Egyptian vulture: Neophron percnopterus) non si può fare a meno di vederli. Li chiamano ‘gli spazzini municipali’ e assolvono alla loro funzione con molta diligenza…
Le capre sono ovunque. La diffusione del bestiame semi-selvatico è un’altra delle caratteristiche dell’isola e uno dei suoi problemi. Sono soprattutto le capre – poche sono infatti le pecore e radi i bovini – le responsabili della decimazione delle piante. Qui si comprende sul campo la necessità (vitale) da parte delle piante di dotarsi di mezzi di dissuasione nei loro confronti. Sopravvivono alle capre solo le piante non commestibili o velenose (per es. gli Adenium) e quelle dotate di spine.
I compagni di viaggio. La guida e l’autista sono attenti e disponibili, espansivi e allegri. Amano la loro isola e la presentano nella luce migliore. Dignitosi, rilassati, mai servili, non rinunciano ai loro piccoli piaceri, come il rito della masticazione pomeridiana del khat (Catha edulis: vedi Piante e storie dall’Africa (seconda parte) del 27.08.07), qui molto diffuso. Se ne riempiono la bocca e poi aggiungono nuove foglioline ogni tanto, fino ad averne una guancia piena. Fumano anche (sigarette), mentre masticano, ma non bevono alcoolici.
Magico viaggiare tra le dune, con i finestrini aperti al vento dal mare, in compagnia della musica molto ritmata dalla radio della macchina, con i ragazzi che ci cantano sopra.
Gradevole il fuoco del camping, alla fine di una lunga giornata. Le ombre che si muovono intorno al fuoco, l’odore del fumo e le manovre per rimanere sopravento suscitano cumuli di ricordi; come l’odore del pesce cucinato sulla brace.
Belle le stelle, che nel buio totale sono tantissime, quante uno non ricorda di aver mai visto: un’esperienza che costantemente raccontano i viaggiatori del deserto. Ma questo sarà un altro viaggio: a beffa del nome, i deserti sono pieni di piante..!

La costa nord-occidentale dell’isola vista dal mare, da Qalansiya verso Shouab. Sono visibili in lontananza numerosi esemplari di alberi bottiglia

Apertura verso il mare dagli altipiani di Homhil. È una giornata ventosa, ma l’aria è tersa. Alla sinistra del piccolo specchio d’acqua increspato dal vento, una Dracaena cinnabari

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'