Il salvacoscienza a prova d’urto

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L’ultima suIle discariche non autorizzate che stanno facendo venire il tumore a mezza Napoli l’ho sentita ieri al bar. Un tizio riportava una cosa sentita alla radio.

L’ultima suIle discariche non autorizzate che stanno facendo venire il tumore a mezza Napoli l’ho sentita ieri al bar. Un tizio riportava una cosa sentita alla radio. Un’ intervista a non si sa chi, però talmente assurda da diventare reale. Diceva che la camorra ormai non smaltisce più in zone strane e arroccate, ma direttamente in autostrada. Lasciano il rubinetto semiaperto di qualche cisterna e si fanno Udine-Palermo. Andata e ritorno. La spesa è solo quella della benzina del camion e di un paio di pasti per il camionista. Ecco perché la camorra ha dei prezzi così competitivi.
Il problema, oltre a essere economico, è anche culturale. Come dice Maurizio Braucci, Napoli è il riflesso distorto dell’Italia. Come nel ritratto di Dorian Gray. Mentre l’Italia si diverte e vive la sua vita senza invecchiare, Napoli tira fuori solo la sua vecchiaia e corruzione. Il problema è che tutta l’Italia si comporta allo stesso modo. Estromettere dal proprio io (come direbbe Gadda) qualcosa che non ci riguarda più. O saper accomodare qualcosa al solo fine di salvarci la coscienza.
Due piani sotto il mio appartamento c’è chi si è armato di tutto punto, pronto a staccare la testa al primo invasore. Qui nelle periferie romane la situazione è talmente tesa che le banlieu parigine sono un parco giochi. Il negozio di caccia e pesca del quartiere ha venduto da settembre a dicembre venti pistole. Sedici beretta calibro dodici e il resto revolver.
Le situazioni sono diverse ma il meccanismo è lo stesso. Il salva coscienza a prova d’urto. Nel quartiere noi possiamo vantare di non avere: una libreria, un pub, un cinema, un teatro e nessun negozio di musica. Però intanto ci costruiscono accanto il più grande centro commerciale d’Italia. Tutte le persone che ci vanno alla fine finiscono per sentirsi male e sapete qual è la frase che più ricorre? ”E’ un posto disumano”.
In una bella giornata di fine gennaio di due anni fa un veterinario calabrese di Castrovillari ha operato un gatto con un tumore al seno. Due giorni dopo hanno ricoverato la padrona con lo stesso male. In una bella giornata di un anno dopo, alla gattina è tornato il nodulo, un mese dopo la padrona è rifinita sotto i ferri e ha iniziato un ciclo di chemio. Da quel giorno i casi di tumori strani sono aumentati con il ritmo di un’operazione alla settimana. Cani, vitelli, capre… Come se la zona fosse esposta in modo cronico a qualche agente tossico. Il veterinario ha detto di aver operato tumori che non ha trovato documentati in nessun posto.
“Mi sto specializzando in oncologia. Ne opero talmente tanti che inizio a ragionare come un cancro. La prima cosa che faccio è di tagliare le vene principali alla massa. Dopo circa due settimane riopero l’animale e se tutto è andato bene, il tumore muore da sé. Io devo soltanto asportarlo. Per ora sperimento questo metodo sui cani. Pare che funzioni”.
La zona da dove provengono queste bestie è stata isolata e il medico, insieme a un paio di amici, ha iniziato delle ricerche. Un pastore del posto la scorsa settimana ha dichiarato: ”Circa sette anni fa venivano con dei camion la notte e scaricavano tonnellate di roba sotto terra. Poi ricoprivano e la mattina era come se non fosse successo niente”.
Quanto è grande la nostra coscienza? Quanto vuole essere salvata?
Se vediamo un brutto fatto ci chiediamo subito: ma perché? Secondo me è una domanda sbagliata, perché è la domanda che ci salva. La domanda giusta è: perché c’è bisogno che queste cose accadano?
Una donna vede sua figlia stuprata. Lo vede accadere nel vero senso della parola. Un uomo di cento chili sale sopra la figlia, mentre lei è legata contro i tubi del termosifone. Se la fa per due volte di seguito, poi cede il posto al compare e anche quello la stupra. Quando hanno finito si fanno la doccia e rubano tutto quello che c’è da rubare nella casa. La donna stuprata fa la maestra di asilo e ha speso tutti i risparmi per comprare una fiat punto. La madre è pensionata e prende settecento euro al mese.
Quel mercoledì è tornata dalle poste con il malloppo in tasca e l’ha sistemato dentro un vaso in camera da letto. Se la figlia avesse bisogno di qualche soldo per uscire a cena col ragazzo può sfilare qualche biglietto. Poi si è messa a preparare la cena e ha sentito il citofono. Una voce maschile le chiede se vuole acquistare delle bibbie. La signora è fortemente cattolica. Dopo la morte del marito si è sentita in dovere di andare in chiesa due volte al giorno e così fa da sei anni.
Si ferma con una mano sul bordo del lavello. Pensa che sia tardi per ricevere visite. Poi va in salotto dove c’è un odore di vecchi mobili e lucido da scarpe. Fuori piove e decide di regalare una bibbia a sua figlia. Nell’ultimo periodo litiga col ragazzo più volte come se non ne potesse più. Alla madre sembra un pensiero carino e poi forse se i due tipi saranno simpatici regalerà anche a loro qualche soldino in più.
Entra il primo con un ghigno da diavolo e la barba che luccica. Il secondo è più alto e chiude con un tonfo la porta. Non vendono bibbie, sono troppo mal messi. La guardano per una trentina di secondi. La donna riesce a dire solo: andate vie. Fuori di qui e loro: ” Ma come signora non vuole le sue bibbie. Noi ne abbiamo tante con noi vero Rudy!”.
Rudy è quello alto. Allunga la mano e dà uno schiaffo alla signora che sbatte la testa contro un ripiano di marmo. Non è ferita, ma l’impatto è stato forte e lo spavento di più. Inizia a tremare. I due si fanno avanti nella casa lanciando per aria quello che trovano.
“Dov’è tua figlia… dov’è la maestrina?” dice quello che ha parlato per primo.
La donna non risponde, riesce solo a guardarli. Quello basso va in cucina e tira fuori dal frigo un timballo e lo inizia a mangiare con le mani. Ha un taglio sulla guancia che da poco gli si è rimarginato.
“Coraggio signora dov’è la maestrina?”
Quello lungo non apre bocca e tiene sotto mano una mazza da baseball con la scritta bianca Rodriguez. Ciondola per la casa, non sembra convinto di quello che deve fare.
“Allora i soldi… mi dica dove sono i soldi!” Chiede questa cosa con la bocca piena. A differenza dell’altro sembra più disteso.
La figlia esce dalla doccia con un asciugamano legato sul petto. Non si accorge di niente e fila in camera. Apre l’armadio e prende delle mutandine bianche. Quello alto va in camera e la prende per i capelli e le mette una mano sul collo. La ragazza urla lo stesso. Lui la sbatte per terra in salotto e le guarda il seno e la fica. L’asciugamano è rimasto impigliato all’angolo di una sedia. Una di quelle vecchie sedie che stanno nelle case delle nonne.
Quello che parla prende la signora e la lega ai tubi del termosifone con delle fettucce di plastica che servono per stringere i tubi. Poi si alza e inizia a ridere e dice: ”Te l’avevo detto che sarebbe stato facile o no?”
Si fanno la ragazza e rubano tutto. Le due donne chiamano i carabinieri e fanno la denuncia.
La ragazza va in cura da uno specialista che le dà calmanti per tre anni. Ma comunque non riesce a dormire. L’uomo che l’ha violentata lei l’ha già visto da qualche parte. Ci pensa ancora su, mentre il ragazzo l’abbraccia durante l’ennesima notte di incubi.
Tre anni e due giorni dopo le viene in mente. E’ uno che incontra sulla strada mentre va al lavoro. Lavora in una bottega di protesi come manovale. L’uomo alto di quel pomeriggio. La sera torna a casa e prepara una buona cena al marito. Poi gli racconta tutto e si mette a piangere. L’uomo la consola, mentre sente dentro di sé la rabbia esplodere. Le prende dei tranquillanti e glieli fa ingoiare.
“Domani mattina racconterai tutto al commissario. Ora dormi amore.”
L’uomo ha capito dov’è il posto così prende due coltelli dalla cucina. Sono lunghi quaranta centimetri. Chiude a chiave la casa e va a posizionarsi davanti al negozio. E’ una sera di pioggia come quella di tre anni prima. L’uomo è calmo, sembra ormai essersi lasciato alle spalle ogni dubbio. Lo farà secco nel migliore dei modi. Stuprare una ragazza di ventisette anni è una cosa che non concepisce. L’insegna della bottega dice: Negozio specializzato in protesi. Il neon blu riflette sul parabrezza della macchina illuminando tutte le goccioline di azzurro. Sembrano tanti esserini venuti dal cielo a calmarlo.
Alle otto e venti quello alto si becca tre coltellate prima che il suo aggressore sia fermato e poi arrestato. L’uomo se la cava con due settimane in ospedale. Ma ormai è stato scoperto. Viene arrestato con l’accusa di stupro, infrazione e furto aggravato. Anche il ragazzo è arrestato e condannato a tre anni di carcere. Ne sconterà soltanto due prima di uscire per buona condotta.
Quello alto invece ci mette un po’ di più per finire in carcere. Ci mette un anno e mezzo. Viene condannato a dieci anni e sei mesi. Non fa il nome del compare che mangiava il timballo.
La scorsa settimana è uscito per buona condotta il tizio alto. E’ rimasto in carcere soltanto due anni e mezzo.
La ragazza stuprata continua a fare la maestra e ha iniziato una nuova vita. Ogni sera chiude a chiave la porta con tre mandate. Tiene una pistola nel comodino del marito e non vuole avere figli. Non gli pare il caso.
Con il tempo e lo xanax proverà a dimenticare. Per noi invece è un fatto trascurabile. Ci chiediamo: perché è accaduto? Com’è possibile? La cosa ci lascia fuori. Pone una distanza. Noi siamo superiori e non lo faremmo mai. Il problema è che le cose cambiano quando queste vicende ti accadono sotto gli occhi. Inizi a trovarci un senso. Inizi a capire come ragiona la violenza, così come il veterinario calabrese inizia a capire come ragiona un tumore. La domanda che fino a ieri ti aveva salvato cambia forma e non basta nemmeno per addormentarti la notte: Perché c’è bisogno che queste cose accadano?

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