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Cambiare aria

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Per festeggiare la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello di nuovo, voglio portarvi a fare un giro tra le strade del mio paese.

Per festeggiare la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello di nuovo, voglio portarvi a fare un giro tra le strade del mio paese.
Terra di noccioli, ulivi e viti, Teano, in provincia di Caserta, è uno dei paesi campani letteralmente sommersi dall’immondizia. Tra le sue strade, le tracce dell’antico passato e della storia moderna sono del tutto oscurate da sacchi neri chiusi, traboccanti o completamente aperti. Si passeggia tra i cumuli di rifiuti accatastati negli angoli o allineati accanto alle mura e si spostano le montagne di immondizia quando impediscono di entrare e di uscire dalle proprie case. L’area adibita a mercato settimanale è un susseguirsi di discariche, accanto alle quali, ogni sabato, gli ambulanti piazzano le loro bancarelle cariche di verdura, frutta, formaggio. I dirigenti invitano a tenere più a lungo i propri residui nelle case e i garage si sono trasformati in centri di raccolta. Insieme alle luci del Natale che addobbano le strade del centro, scintillano gli argenti dei vassoi di stagnola non riutilizzati e gatti e cani randagi festeggiano, riversando il contenuto dei sacchetti al centro delle strade. Tra le stradine antiche, le piccole aree verdi attrezzate con panche e fontane sono diventate adatte alla sosta e al ristoro dei ratti. Le scuole, gli uffici, gli esercizi commerciali, hanno al di là dei propri cancelli un piccolo spazio per lo smaltimento all’aria aperta. C’è chi se la prende con il governo, chi con l’amministrazione, chi con la signora accanto: “Perché l’immondizia sua la mette sempre davanti alla porta mia”.
Nel libro Gomorra, Roberto Saviano spiega come gli imprenditori di tutta Italia vendessero a prezzi vantaggiosissimi i loro rifiuti ai boss camorristici, che li riversavano nelle nostre campagne. “Il casertano, tra il Garigliano e il Lago Patria, per trent’anni ha assorbito tonnellate di rifiuti tossici e ordinari. (…) Nessun’altra terra nel mondo occidentale ha avuto un carico maggiore di rifiuti, tossici e non tossici, sversati illegalmente. (…) Dalla fine degli anni 90 i clan camorristici sono divenuti i leader continentali nello smaltimento dei rifiuti. Già nella relazione al Parlamento, fatta nel 2002 dal Ministro dell’Interno, si parlava chiaramente di un passaggio dalla raccolta dei rifiuti a un patto imprenditoriale con alcuni addetti ai lavori, finalizzato all’esercizio di un controllo totale sull’intero ciclo”.
Ora lo spazio è finito e la nostra immondizia non si sa più dove metterla. “Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta (…) Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania. (…). Le campagne del napoletano e del casertano sono mappamondi della monnezza, cartine al tornasole della produzione industriale italiana”.
Intanto, tra qualche giorno saluteremo anche il 2008 e, mentre qualcuno incolperà ancora i cittadini, il sud o un certo tipo di cultura, noi dovremo ancora rinunciare ad aprire le finestre per far cambiare l’aria. Fassbinder amava dire: “Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo”.

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