Condividi su facebook
Condividi su twitter

Gli adolescenti secondo Van Sant e Scimeca

di

Data

Due film lontani e diversi affrontano con alcune analogie il tema dell’adolescenza: Paranoid Park di Gus Van Sant e Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca.

Due film lontani e diversi affrontano con alcune analogie il tema dell’adolescenza: Paranoid Park di Gus Van Sant e Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca. Lontani soprattutto geograficamente: la West Coast americana della città di Portland e l’entroterra siciliano della provincia di Enna. Vicini anche per l’utilizzo di attori non professionisti. Paranoid Park viene dopo la “Trilogia della morte” (Gerry, Elephant e Last days) che aveva segnato il ritorno alle origini cinematografiche di Van Sant, dopo i film commercialmente orientati come Will Hunting o Scoprendo Forrester, e da questo punto di vista è un’opera “cerniera” della filmografia del regista. Premiato alla 60esima edizione di Cannes, Paranoid Park è tratto dall’opera omonima di Blake Nelson (una sorta di “Delitto e castigo” sullo skateboard) scrittore di Portland, città dove Van Sant ha deciso di vivere. Rosso Malpelo è tratto dalla famosa novella verista di Giuseppe Verga contenuta in “Vite dei campi” e è il quarto lungometraggio di Scimeca praticamente non distribuito nei cinema e visto solo da alcune scuole nella settimana intitolata alla lotta contro lo sfruttamento dell’infanzia, perché la storia di Rosso Malpelo, anche se scritta più di cent’anni fa, è senza tempo e senza spazio, attuale come il lavoro dei bambini o le morti sul lavoro.
In Paranoid Park, Alex, un sedicenne apatico della middle class appassionato di skateboard, comincia a frequentare un parco conosciuto da tutti gli skateboarders della città. Lì conosce un vagabondo senza più Dharma che gli propone di saltare su un treno in corsa e uccide accidentalmente una guardia ferroviaria. Dopo la rimozione dell’accaduto, la colpa dell’omicidio incomincia a ossessionare il ragazzo che non può confessarla agli sfuocati genitori in separazione, né alla superficiale fidanzata biondina e men che meno al suo miglior amico Jared appassionato, come lui, solo di skateboard. La soluzione e la liberazione è il racconto stesso scritto a matita e indirizzato idealmente a una amica più sensibile, Macy. Malpelo è invece il soprannome derivato dai capelli rossi di un ragazzo che lavora con il padre, Miscu Bestia, minatore in una solfatara. Quando Miscu Bestia muore in un crollo per aver accettato un appalto scadente, Malpelo perde l’unica persona che gli abbia mai dimostrato affetto e viene trattato come una bestia dagli altri lavoratori, abbandonato dalla madre e dalla sorella maggiore. Il ragazzo si sfoga trattando male gli asini e i lavoratori più piccoli tra cui Ranocchio, un bambino cagionevole che viene a lavorare nella miniera e gli viene affidato. Quando però Ranocchio si ammala di tubercolosi, Malpelo dimostra tutta la sua pietà dandogli le sue razioni di cibo e facendo il lavoro per lui. Alla fine Malpelo si rassegna a trovare una morte simile a quella del padre.
Van Sant opta per uno stile più narrativo e lineare rispetto agli ultimi suoi film anche se sono sempre presenti i circuiti di ripetizione che lo caratterizzano e le fredde sfumature minimaliste. La storia dell’omicidio é raccontata in prima persona dal protagonista che scrive una lettera/confessione a un’amica per liberarsi dal peso della colpa. L’incipit è perfetto e, come in un prologo, anticipa tutto dando un carattere di iniziazione alla vicenda con la frase “non sono ancora pronto per Paranoid Park”. Ai primi piani insistiti dei personaggi, Van Sant alterna riprese molto liriche e significative in super8 di skateboarders in ambienti urbani di cemento liscio come omaggio alle prime immagini di questa sottocultura, ma che sono anche immagini definitive sulla precarietà e la vuotezza esistenziale degli stessi skateboarders. Le musiche nei film di Van Sant sono sempre significative e se da una parte il grunge appartiene proprio a quella zona d’America e la musica “Angeles” di Elliott Smith, un cantautore di Portland, sembra quasi un riassunto della vicenda quando Alex brucia la lettera, colpisce la scelta delle musiche di Nino Rota scritte per Giulietta degli spiriti e Amarcord di Fellini. Scimeca è molto fedele alla novella di Verga e quasi didascalico nella rappresentazione. Il mondo di Rosso Malpelo è diviso tra la notte e il giorno, il buio e la luce. L’oscurità è soprattutto quella artificiale dentro la miniera dove Malpelo è costretto a lavorare fino a notte fonda, ma non è per forza simbolo di morte. Alla luce del sole si svelano le ingiustizie e la violenza degli adulti e si svela anche la morte quando viene recuperato il corpo di Miscio Bestia oppure quando Malpelo costringe Ranocchio a vedere un asino malato buttato in un fosso e mangiato dai cani. La notte è popolata anche da personaggi al margine, come i poveri dentro le osterie, e le immagini diurne, piene di luce e dalla bella fotografia, sono quelle della solitudine in rapporto alla natura. Non c’è una reale caratterizzazione temporale della vicenda, potrebbe essere qualsiasi luogo in qualsiasi momento della storia dell’uomo, ma l’utilizzo del dialetto e di diversi tipi di siciliano sottotitolati, ricordano un mondo del passato che non esiste più.
Quindi per semplificare, con questi due film si hanno da una parte gli adolescenti nichilisti del mondo ricco e dall’altra quelli sfruttati e rassegnati di quello povero. Nulla li dovrebbe accomunare se non il loro essere ragazzini, non più bambini e non ancora adulti, ma già segnati, già senza speranza. Eppure sia in Van Sant che in Scimeca un briciolo di quella speranza è rimasto. Van Sant non giudica mai i suoi personaggi, neanche quelli più superficiale e omologati, quelli più corrotti, ma anzi c’è un certa tenerezza nel rappresentarli. Sono sempre delle vittime, anche se indifferenti e fragili. Sta qui il fascino degli skateboarders in equilibrio su una realtà precaria, abulici ma sospettosi che qualcosa non vada, con la guerra in Iraq sullo sfondo e adulti totalmente inconsistenti. Alla fine, l’unico aiuto, una possibile anche se illusoria via di fuga, viene dai ragazzini stessi, dai propri simili con cui si condividono le esperienze. È significativa in questo senso la scena finale di Paranoid Park con Alex che viene trainato da Macy in bicicletta. Anche in Rosso Malpelo la comunanza diventa l’ultimo valore. Nonostante Malpelo sia stato maltrattato e educato a maltrattare, riesce ancora a provare compassione verso Ranocchio chiamandolo “pulcino” per togliergli il suo soprannome e portandolo fuori dalla miniera per sottrarlo, invano, dalla morte. Da questi due film si esce rassegnati che il mondo non potrà essere salvato dai ragazzini, ma forse i ragazzini potranno essere salvati dai ragazzini stessi.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'