Condividi su facebook
Condividi su twitter

I mille volti di Google e degli uomini

di

Data

Google nelle sue varie applicazioni è diventato un business di proporzioni enormi. Non so se molti di voi sono a conoscenza, ma la sezione più cliccata...

Google nelle sue varie applicazioni è diventato un business di proporzioni enormi. Non so se molti di voi sono a conoscenza, ma la sezione più cliccata è quella delle foto satellitari. Da Google Earth a Google live Maps. Sembra essere questa la cosa che più interessa a noi navigatori. Guardare la terra dall’alto come dei satelliti ci incuriosisce, ma dà anche un senso si spaesamento. Qualcuno ha anche azzardato di onnipotenza. Comunque le sezioni sono aumentate. Dal primitivo programma per guardare la terra oggi ce ne sono più di uno. Google Moon che ti permette di andare a vedere dove sono atterrati gli astronauti delle missioni Apollo. Google Jupiter che ci porta a portata di mano il pianeta a cui abbiamo più rotto i coglioni. E infine Google Europa, piccolo satellite di Giove, che non ho ancora capito a cosa possa servire.
You Tube resta certamente uno dei maggiori cliccati. Se la volete tutta sono le sezioni di bullismo e illegal race le più visitate. Però il fascino della terra e degli altri pianeti sembra aver travalicato ogni forma di violenza. Questa è l’era in cui ci guardiamo dall’alto. Ieri una mia collega, mentre beveva un caffè con un’amica le ha detto:
“Non ci crederai, ma ieri su Google Earth ho visto il mio palazzo. E indovina un po’ davanti c’era parcheggiata ancora la macchina di Claudio. Mi è preso un infarto…poi ho guardato sotto è ho visto che le foto risalivano al 2005…quando stavamo per lasciarci. Io pensavo che fossero in tempo reale…”
L’ultima trovata è stata di una settimana fa. Google Night Earth. Non ha un’ottima risoluzione e lo zoom è dozzinale, però si vede la terra di notte. Tra breve sarà possibile anche vedere le nostre case di notte e chissà cos’altro. Il lato del voyeurismo mondiale viene sviluppato e stirato, come se sulla terra non avessimo più niente da vedere. La nostra cultura di uomini del ventunesimo secolo ci ha resi smaliziati e di indole disillusa. Così non ci basta più il nostro piccolo pianeta, vogliamo altro anche se solo a portata di mouse. Perché non è tanto interessante che sia reale, ma che sappia stimolare un certo tipo di immaginazione. L’immaginazione che non sa più che pesci prendere, l’immaginazione che sta morendo per asfissia. L’immaginazione che mangia scatolette e non sa più preparare un pasto caldo e decente.
Ultimamente è nato Black Google o anche detto salva energia. Si tratta della stessa interfaccia solo con la schermata nera. Questo pare che comporti un risparmio netto di watt. Insomma Google diventa sempre più una multinazionale e conferma il sano spirito americano che farsi le cose in garage conviene. Conosco il mio vicino di casa che da una vita produce coltelli con le balestre delle macchine. Ogni domenica si fa un termos pieno di caffè e li va a vendere nei vari mercatini. Non l’ho mia visto venderne più di un pezzo a domenica. Eppure la sua è un’idea nata in garage.
Che voi viviate, che voi moriate non ha importanza. Rimanete comunque su Google culture. Il tritarifiuti che vi rende la vita sciapa. E’ anche gratuito.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'