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Antonio Rezza e Bahamut

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Antonio Rezza. In un paese con una cultura appena decente basterebbe questo nome e cognome per chiudere subito il discorso.

Antonio Rezza. In un paese con una cultura appena decente basterebbe questo nome e cognome per chiudere subito il discorso. Qui no. Forse perché da noi il talento e il merito non sono qualità così indispensabili? Probabile. Comunque Antonio Rezza è il più grande performer vivente (concordo in pieno con quanto da lui stesso affermato), almeno qui in Italia. Da quasi un mese sta al teatro Vascello, per presentare il suo ultimo spettacolo Bahamut, ideato anche questa volta con la fedele Flavia Mastrella. Cos’è Bahamut? È Antonio Rezza che si muove, parla, salta, grida, fa i dispetti (come quando, nel corso dello spettacolo, ci tiene al buio per buoni trenta secondi e poi dice “faccio pure lo stronzo!”), e che dà vita ai suoi personaggi disperati e disperanti, figli di una società che non è morta, è proprio sottoterra: tra questi, lo zio che sul letto di morte esala le sue ultime inutili parole e se la prende con tutti (dai comunisti agli omosessuali), la perfida signora Porfirio che dirige l’azienda d’abbigliamento che veste tutti, dai bambini agli adulti, la donna incinta che spera che il figlio maschio (perché se è femmina, so’ botte!) diventi sottosegretario al ministero della difesa. Bahamut è uno scatenato e spassosissimo (avevo le lacrime agli occhi per le risate) montaggio dadaista che fa a pezzi qualsiasi idea precostituita, qualsiasi forma di potere (politico, culturale, religioso, eccetera, eccetera), qualsiasi concetto di teatro “borghese”. E lo fa utilizzando una cosa che nel teatro italiano è sempre stata tenuta in secondo piano: il corpo. Rezza lo modella, lo schianta, lo sfascia il suo corpo, per arrivare ad esprimere il vuoto che ci sta sommergendo, che ci sta soffocando. Soltanto Antonio Rezza poteva mettere in scena, dimenandosi attraverso la scarna ma efficace scenografia di Flavia Mastrella, la ricerca di Dio nella località sciistica di Kranjska Gora. Soltanto lui poteva fare degli impressionanti, meravigliosi e divertentissimi giochi di parole, impersonando un albergatore della località invernale di Kitzbuhel. Quando vedi un suo spettacolo, ti rendi conto di quanto possa essere meravigliosa l’arte, e di quanto sia straordinaria la libertà che ti concede. E poi Rezza è un generoso, non si risparmia, dona tutto se stesso allo spettacolo e agli spettatori e questo si sente sul palcoscenico. Eccome se si sente!… Soprattutto se questa generosità la paragoni alla stipsi di molti, troppi “artisti” che calcano le scene… “Il più grande performer vivente” rimane al Vascello fino al 23 dicembre. Io ci ritorno. Mi piace troppo la libertà…

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