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Vincenzo Sparagna: “Finalmente Frigolandia”

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È settembre a Frigolandia, presso il paese di Giano dell’Umbria, sui boscosi tornanti della strada che porta alla vetta dei Monti Martani. La mia lunga ricerca di anime, di arte...

È settembre a Frigolandia, presso il paese di Giano dell’Umbria, sui boscosi tornanti della strada che porta alla vetta dei Monti Martani. La mia lunga ricerca di anime, di arte, di casi umani mi ha portato fin qui. Vincenzo Sparagna, direttore di “Frigidaire” e presidente della immaginaria Repubblica dell’arte di Frigolandia, è appena uscito dal pollaio. Da un albero del parco pendono le classiche palline natalizie.

Perché un albero di natale in autunno?
Perché è Natale ogni giorno, il Natale è la festa della nascita e ogni giorno nasce qualcuno.

Ho il vago sospetto che si prenda gioco di me, ma lui è calmo e serio.
Gli chiedo allora di parlarmi di Frigolandia, che ha definito un “accampamento nomade sulle vie del sogno, la prima repubblica marinara di montagna”.

L’idea di Frigolandia nasce dalla necessità di ritrovare una capacità di invenzione collettiva, che, per quanto riguarda “Frigidaire” si era un po’ persa, dal bisogno di ritrovarsi e confrontarsi, non per negare e sminuire la solitudine essenziale dell’artista, come la chiamava Maurice Blanchot, ma per renderla più ricca. La solitudine che bisogna combattere non è la riflessione profonda che avviene nella nostra anima, è l’isolamento professionistico-professionale, la competizione delle idee, delle invenzioni. L’invenzione è un donarsi. L’arte non ha proprietari. Frigolandia è un luogo dove crescere insieme, un osservatorio “alto”, esterno sulle stesse dinamiche metropolitane. Dunque non una fuga in campagna, ma al contrario una sorta di retrovia naturale in cui continuare a preparare e operare per cambiare l’intero mondo. Nel nostro piccolo si capisce…

Sembra un progetto ambizioso…
Lo è. È una scommessa su un “Frigidaire” futuro, da reinventare. La stessa definizione di Repubblica, che abbiamo dato a Frigolandia, indica che il soggetto che agisce si forma e si modifica man mano che nuove persone se ne sentono protagoniste, mano a mano che arrivano nuovi cittadini la repubblica cambia, cresce… Certo tutto ha una sua base nei quasi trenta anni della rivista, la galleria dell’arte maivista che stiamo allestendo è basata su questo, ma è anche una cosa nuova, un’invenzione maivista essa stessa. Per questo siamo partiti da questa intuizione di un museo/laboratorio, l’antico e il futuro che si incrociano. È dunque un centro di accoglienza per i giovani che intendono inventare e produrre, anche fuori degli schemi della “vecchia” rivista, ma anche un luogo di ripartenza per questi “vecchi” nostri collaboratori e protagonisti che non si sono adagiati sugli allori o sui soldi, che spesso, troppo spesso, sostituiscono il sacro alloro della poesia. Anche per invenzioni che vadano oltre la rivista… per questo stiamo costruendo anche un originalissimo piccolo cinema/teatro (il William Shakespeare’s Little Theatre). La stessa cura del giardino, il bosco, l’arredo delle nostre sale sono una invenzione, un’opera in sé, uno specchio in cui riflettere e modificarsi.
Il noi attuale non è un gruppo definito, come era il Frigidaire del 1980. Frigolandia c’è e non c’è, è una invenzione da fare, un io che accoglie altri io, senza porsi un confine, un obiettivo, dove il valore della parola e del contatto umano è molto forte, più forte e importante della comunicazione scritta o visiva. L’arte maivista, immaginata nel 1985 da me e dal mio fratello d’arte e di spirito Andrea Pazienza, è un’arte che c’è, ma anche che deve ancora apparire…

Quali sono le difficoltà; pratiche in una contesto politico e sociale come quello italiano o magari umbro?
Come tutte le cose nuove è una gran fatica farsi capire fuori dei luoghi comuni. Viviamo in una società fortemente conformista, noi parliamo di museo-laboratorio mentre per le istituzioni ufficiali, comune, provincia, sovrintendenza ecc., tanto più quelle locali, o sei museo o sei laboratorio. Non capiscono le nostre iniziative, ad esempio la festa della liberazione dei frigoriferi intelligenti del 25 aprile, il 123° compleanno di Kafka, il cinquantenario della morte di Robert Walser, il grande e semisconosciuto scrittore e poeta svizzero…
Perché siamo un’accademia delle invenzioni, un centro di ricerca pura, ci poniamo delle domande senza avere delle risposte prestabilite. A dirla tutta noi cerchiamo cosa cercare… Di sicuro incrociamo e cerchiamo intelligenze creative nuove, che sentano con sincerità la responsabilità della comunicazione. Se non hai nulla da dire è meglio tacere, se parli devi capire il peso di quello che dici.

Dicono che sei comunista…
Preferisco definirmi comunauta, come suggeriva anni fa il mio carissimo amico e compagno Oreste Scalzone. Poiché la parola comunista è diventata nel corso del ‘900 una parola cupa, che alludeva a un’ideologia oppressiva e disumana. Noi siamo piuttosto alla ricerca di forme di vita più comunicarie e meno disumane, quasi argonauti del sociale.

Dicono che sei rivoluzionario…
Lo sono. Perché bisogna essere radicali per cogliere le cose alla radice. L’epoca attuale è malata di cinetica, di smania di “progresso”, di accumulazione, di competitività. Io sono contro. È il potere, o il capitale che vuole accumulare sempre più, che insegue la ricchezza astratta. Per essere davvero rivoluzionari non possiamo essere omologhi del potere. Lo conosciamo benissimo il potere, e proprio per questo non desideriamo essere potenti, prepotenti e tantomeno impotenti. Siamo, dicevo già con Stefano Tamburini anni fa, dei post-potenti, ritrovare il ritmo della vita, l’equilibrio. Questa è la vera rivoluzione! Questo ci fa guardare con diffidenza dai poteri esistenti, che ci scambiano per terroristi, per pazzi e via dicendo. Del resto non hanno nemmeno torto a considerarci una minaccia. Lo siamo, assai più di chi pensa di risolvere la storia a pistolettate o a cannonate. Io rifiuto lo sfruttamento dell’uomo o della natura da parte dell’uomo, penso che sia urgente comunicare anche con i nemici, amarli oserei dire, come diceva già Gesù Cristo.

Per rimanere in tema, in giro ci sono tante pecorelle smarrite in cerca di un gregge…
La Repubblica di Frigolandia è la stazione di un percorso di transumanza senza pastori. Certo noi pecore siamo pronte a difenderci dai lupi che affollano i boschi sociali, ma non vogliamo diventare carnivori come loro…comunque non sono vegetariano… La nostra satira non cinica, tende a ritrovare la gioia, il riso inestinguibile degli dei che possono anche ridere di se stessi…
Colgo l’occasione per invitare nella nostra Repubblica tutte le sorelle pecore per l’inaugurazione del Museo/Laboratorio dell’arte maivista il 2 dicembre 2007. Ma chi non potesse venire il 2 dicembre, può venire anche il 3, il 4, il 5 ecc.

E allora ecco gli indirizzi…
Repubblica di Frigolandia – Giano dell’Umbria (Pg)
tel.: +39 0742 90570 – mail: frigolandia@gmail.com
www.frigolandia.eu

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