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1408, Stephen King e the craftmanship

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Ho ordinato su Ibs un libro di John Cheever dal titolo: Oh città dei sogni infranti. Nell’introduzione ho trovato una parola: craftmanship.

Ho ordinato su Ibs un libro di John Cheever dal titolo: Oh città dei sogni infranti. Nell’introduzione ho trovato una parola: craftmanship. Era riferita al fatto che molti scrittori usciti fuori dalla rivista The New Yorker” avessero elaborato col tempo un tipo di narrativa artigianale. Fare il lavoro mettendo insieme i pezzi, facendoli quadrare a forza di errori. Questa cosa l’ho trovata anche nell’introduzione ai 49 racconti di Hemingway.
Certo non è un mistero questo e altrettanto certo è che ci siano poche persone a mandare giù tutti gli errori che gli capiterà di incontrare. Una volta chiesero a Edison come avesse fatto a inventare la lampadina. Lui rispose una cosa di questo tipo, che aveva fatto quattrocento altre cose che non erano lampadine, ma che gli somigliavano. La storia dell’importanza dell’errore non va trascurata. Nell’ultimo film tratto dal romanzo di King, 1408 viene fuori questa cosa. King alla fine è un bravo scrittore di genere, uno che ha il senso di dove ci troviamo e il mestiere per dirlo.
Non è così però per tante altre cose. Prima fra tutte il mestiere di barista. Il mio datore di lavoro è un povero vecchio. Nessuno gli dà mai tanta retta. Eppure ogni mattina si alza alle sei e apre il bar. Si vede che è stanco e una gobba lo deforma, come se portasse tutte le colpe di questo mondo. Però sa parlare chiaro e ha avuto la forza di mettere in piedi qualcosa. Il suo bar è in una periferia di Roma. Non è un bel locale. Due anni fa lo ha riempito di una serie di tavolini comprati su e-bay in plastica smaltata e dietro al bancone ci sono dei faretti colorati che creano un effetto arcobaleno. La lunga vetrata dà su una strada in cui non c’è niente. Tutto è anonimo e alla lunga snerva. Però nella zona è conosciuto per il miglior caffè. Anche le foto alle pareti lo riscattano. Qualcosa dice che è stato un posto da grandi fasti e gente allegra.
Il mio datore di lavoro si chiama Maurizio e ci prova ogni giorno. Certo oggi meno di ieri. È convinto che i nipoti gli faranno a pezzi il locale quando morirà. Questo è sufficienti per fargli dimenticare le ordinazioni e mandare tutto all’aria. Però in questo periodo è diventato più mansueto con noi camerieri. Prima ci odiava e ci teneva a bacchetta. Ora ci chiede se vogliamo fumare con lui o fargli compagnia con un goccetto. Ha l’aria stanca e guardando le vetrate butta giù il primo bicchierino di Vecchia Romagna.
“Se lo sapesse mia moglie”. Fa.
Un paio di giorni fa si era addormentato sulla cassa. Lo fa spesso soprattutto dopo pranzo. Tanto che Antonello lo deve sollevare e appoggiare contro lo schienale della sedia per battere gli altri scontrini. Ma non è tutto qui. Poco dopo la siesta si è risvegliato e mi ha guardato. Sembrava un vecchio pazzo scappato da chissà quale guerra. Ha messo per terra il bastone e mi ha chiesto di toccargli la gobba.
“Dai così stasera scopi”. Ha fatto. Poi si è alzato e si è fatto preparare un bel caffè corretto. L’ha bevuto con più sorsi e si è girato con la faccia distesa.
“Buono…noi lo facciamo proprio buono”. E si è rimesso seduto, non prima di aver detto: ”Ma non è stato mica sempre così!”
“Oggi vengono tutti… il bar va bene però io mi ricordo pure quando non veniva nessuno. Mi ricordo le facce dei fantasmi di quando non veniva nessuno. Vedete, ascoltate un vecchio che è più saggio di voi due che nemmeno scopate. Sono dell’idea che se un uomo si sbatte per fare qualcosa… prima o poi la ottiene. O no? Be’ così è stato per questo bar. Il problema però è un altro. Non è quanto sei disposto a faticare per farlo andar bene…ma quanto sei disposto a sopportare che possa andare male. Io il bar l’ho visto andare male per dieci anni. Poi una mattina ho fatto i soldi, che mi devo sbrigare a mangiare altrimenti se li portano via i miei nipoti del cazzo”.
Come dicevo all’inizio craftmanship. Nella letteratura, soprattutto italiana, c’è poco questa cosa. Ma forse è un punto su cui possiamo ancora fare leva. Così in questo 1408 si sente che la storia nasce da altre mille storie. Prove che non verranno mai lette, ma che sono servite a provocare le divinità della narrativa. Le divinità più pigre dalla notte dei tempi e potenti come un diesel.

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