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Signore e signori il Rugby (di serie C)

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La signora qui accanto continua a urlare e di sicuro ha tutto il necessario nella borsa per lubrificarsi la gola. Forse ha con sé anche un paio di guanti in...

La signora qui accanto continua a urlare e di sicuro ha tutto il necessario nella borsa per lubrificarsi la gola. Forse ha con sé anche un paio di guanti in più, casomai quelli che indossa le dessero fastidio tra il primo e il secondo tempo. Il marito è solo rapito dalla videocamera digitale.
Il campo è bruciato dal freddo e qui e lì ci sono pozze d’acqua. Sarà una partita da cui i giocatori escono impantanati, come i gladiatori di un tempo. Questa cosa la sanno loro, prima di noi e ne sono eccitati. Hanno il cuore che gli pulsa dentro gli occhi.
Si tratta di rugby e di un derby. Lazio vs Roma primavera. Serie C.
Ettore, un mio vecchio amico, lavora per un’agenzia immobiliare. Ha ventinove anni e non guadagna bene. Tra l’altro se la volete tutta si è appena lasciato con la ragazza. Così ha deciso di rimettersi a giocare. L’aveva fatto da ragazzino l’ultima volta, vincendo un paio di scudetti e sfiorando la nazionale. Poi si è messo a mangiare, a studiare e a fumare. Poi si è accasato con una e ha smesso.
Oggi gioca da titolare sin dall’inizio. A settembre pesava ancora centosei chili, ma ora è sceso a novanta. Certo non ha smesso di fumare, però fa il rugby per piacere…una sorta di dopo lavoro se volete.
La serie C nel rugby è fatta per piacere. Porco, il pilone della Roma finisce il primo tempo e si accende una Marlboro. La tiene su una parte del labbro, l’altra metà gli serve per riprendere fiato. Alla fine è uno che pesa centoventi chili. Non ha più sogni di gloria, ma gioca con la pace di un Buddha. Placca le ali, sfonda i mediani e si fa calpestare nella mischia solo per piacere.
Alla mia sinistra c’è una fila di ragazzine tutte in tiro. Forse in campo c’è qualche stallone. Una di loro è molto bella e si ripassa il rossetto due volte. Poi sul primo placcaggio del primo tempo fa: ”Spero che non me l’abbiano ucciso!”. Due volte si guarda i pantaloni e si aggiusta il giubbino. Un’amica le fissa lo smalto e poi guarda il suo.
Sul secondo placcaggio si crea una mischia, da cui ne esce un cristo con la palla in mano che la cede subito all’estremo. Quello comincia a correre, ma a sei metri dalla meta un paio di giocatori della Lazio lo buttano fuori campo. L’allenatore della Lazio che è stato espulso attacca a bestemmiare da dietro la rete. Tra le altre cose ha un vizio da altri tempi. Ogni dieci minuti tira fuori una boccetta di acciaio dal giaccone e se ne fa un goccio. Non di più. Qualcuno dietro di me si dà di gomito e fa: ”È ora della bumba”. Comunque il mister ha grinta da vendere. Sicuramente più degli spettatori della serie A o B.
Il bello del rugby è la fatica e la sofferenza. Te le insegna e te le fa vivere. Pur non essendo un bello sport da vedere. Poche volte ho saputo ammirare qualche bel gesto tecnico. Però nelle categorie superiori i giocatori sono troppo gasati e ci credono senza sapersi prendere in giro. E questo vale anche per gli spettatori. Tra l’altro è uno sport che va di moda tra i ricconi per lo più, almeno a Roma.
Nella serie C ormai c’è gente che non ha più niente da perdere e forse nemmeno da dare. Però continua a fare lo sport per quello che è. Senza riti sociali. Alla fine della settimana quelli come Porco, si riprendono la rivincita di qualcosa che per il resto dei giorni va storto.
Sulla seconda meta della Roma gli applausi sono pochi. Tanti quanti gli spettatori. Il numero quindici ne ha mandati per campi tre prima di tuffarsi. Poi reimpostano il gioco e il numero otto della Lazio prende uno scarpino in faccia durante un placcaggio. Sugli spalti deserti volano fogli di giornale e il pubblico si stringe nei giacconi. In tutto conto sedici persone. Il giocatore della Lazio non ce la fa a rimanere in campo e viene sostituito. Sulla panchina si toglie la prima maglia e sotto ne ha un’altra con su scritto: ”Novanta minuti d’inferno per guadagnarsi il paradiso”. Gli sport interessanti sono questi infondo. Quelli che hanno questa morale, come il pugilato o le corse motociclistiche. Di certo è un mondo in via d’estinzione.
Il secondo tempo inizia col sole già calato e il freddo che si fa sentire. Metà degli spettatori ancora non è tornata dal bar. Su una buona azione di rimessa Ettore conquista palla e inizia una lunga volata prima di essere placcato a una diecina di metri dalla meta. Quando si rialza colpisce per terra e sputa. Il fisioterapista gli ha detto che gli hanno insegnato a correre male e che quindi i suoi muscoli sono molto delicati. Ettore si tocca il bicipite femorale, ma stringe i denti e riparte.
Nella metà campo della Lazio si batte una Touche che finisce fuori. Poi i giocatori tirano i remi in barca e inizia il peggior rugby, quello di posizione. Però prima della fine si fa a tempo a veder un’altra meta dello scatenato numero quindici della Roma. Uscito da una catasta di persone ha percorso venti metri senza essere fermato da nessuno. Una bella corsa come si dice in gergo.
Finita la partita le due squadre sono allegre, anche la piccola tifoseria. L’allenatore continua a bestemmiare e a bere. Ora inizia il terzo tempo. Quello a base di salsicce e vino negli spogliatoi. Ettore mi viene a chiedere una sigaretta. Gli dico di no, ma lui fa: ”Non l’hai capito che questo è un dopo lavoro”.

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