Condividi su facebook
Condividi su twitter

Autunno: le piante e i colori (parte prima)

di

Data

Di qua della rete fermate dal vento, due foglie guardano passare l’autunno [Haiku di anonimo poeta contadino; tardo XX sec.]
Di qua della rete
fermate dal vento, due foglie
guardano passare l’autunno
[Haiku di anonimo poeta contadino; tardo XX sec.]

Non tutti seguono il calendario, per scandire i ritmi della propria vita; per me la fine dell’anno coincide con la raccolta dei kiwi, di solito nella prima metà di novembre. Una grande festa-raccolta con gli amici di sempre e qualcuno dei nuovi. Per tutti l’occasione di rivedersi, forse di fare bilanci e proponimenti, o di trarre auspici: proprio come si fa alla fine di ogni anno. Così il capodanno per me non è bianco di neve, ma colorato di tutte le sfumature del rosso, dal giallo-ocra attraverso l’arancio fino al rosso-bordeaux, per finire al bruno e alla nudità essenziale dei rami. Un finale a togliere o, letteralmente, ‘in levare’, con qualche sfumatura simbolica. Ma restiamo ancorati al reale…

La raccolta dei kiwi si fa nelle nostre zone circa un mese dopo la vendemmia dell’uva. I kiwi si raccolgono ancora acerbi (immangiabili) e vanno incontro ad un processo di automaturazione che può essere affrettato o rallentato con opportuni accorgimenti

I colori delle foglie in autunno cambiano ogni anno in un modo diverso. L’anno scorso per esempio, abbiamo avuto un ‘novembre rosso’; quello di quest’anno è più sui toni del giallo-marrone. La colorazione dipende da vari fattori: da come è arrivato il freddo, se tutto insieme o per gradi; se l’estate è stata secca o piovosa, ma soprattutto dal tipo di pianta e dai pigmenti che ciascuna di esse specificamente contiene.
In termini di fisiologia delle piante, l’efficientissimo laboratorio biochimico presente nelle foglie – responsabile in definitiva della vita sulla terra – viene svuotato di tutte le sue specifiche attività prima della quiescenza invernale. La pianta libera le foglie di tutto il materiale riutilizzabile in esse contenuto. Proteine, amidi, zuccheri sono demoliti a componenti più semplici e richiamati nelle parti della pianta destinate a durare. Quasi tutto viene dunque salvato, prima della caduta delle foglie, tranne la cellulosa. Quindi in autunno è una vera pioggia di cellulosa che, con il distacco delle foglie, cade al suolo. Poco poetico, ma aiuta a capire qualcosa della vita. Nel terreno la cellulosa (per il 50% fatta di carbonio) viene decomposta ad opera di batteri e muffe, così che la gran massa del carbonio che le foglie avevano fissato dalla anidride carbonica atmosferica viene restituito all’aria.
Tra le varie sostanze presenti nelle foglie, quelle che ne determinano la colorazione sono i pigmenti. Il normale colore verde delle foglie è dato dalla clorofilla, un pigmento particolare, eccitabile dalla luce e capace di produrre dalla energia radiante, energia chimica, e dar così inizio alla reazione di fotosintesi. Oltre alla clorofilla, altri pigmenti sono presenti nelle foglie – antocianine, flavonoidi, carotenoidi – responsabili, in varia associazione tra loro, delle colorazioni autunnali.

Parthenocissus tricuspidata (o Ampelopsis tricusp. o Cissus tricusp. – Fam. Vitaceae), è una comune tappezzante capace di vistose variazioni di colore, in autunno. Rampicante, aderisce ai muri con piccole ventose. La tricuspidata copre in modo continuo e regolare ogni spazio disponibile del muro, mentre la P. quinquefolia (v. foto successiva) ha una vegetazione disordinata, a volte a colonne di foglie

Parthenocissus quinquefolia dello stesso genere della precedente; sono spesso confuse e impropriamente chiamate ‘vite canadese’ o ‘vite americana’. Si distinguono tra loro per la forma delle foglie, a tre o cinque punte, unite nel primo caso (tricuspidata), separate nel secondo, oltre che per il portamento.

Oltre alle viti sopracitate, alcune piante, famose tra gli estimatori delle colorazioni autunnali, sono note per dare le sfumature più intense.
Una specie di sport, più diffuso di quanto non si creda, consiste nel riconoscere ‘a colpo d’occhio’ un fiore o una pianta, durante un veloce passaggio, dalla macchina per esempio.
I profani spesso si stupiscono della capacità di attribuire un nome al lampo fugace che si osserva per strada; una conoscenza di base è certo necessaria, ma non è poi così difficile come potrebbe sembrare. Le fioriture e i colori si susseguono nel corso dei mesi e delle stagioni. In un certo periodo solo poche piante fioriscono di bianco, per esempio, o di giallo. Se si fa un minimo di attenzione (che poi diventa automatica) alle dimensioni e al portamento della pianta, il campo si restringe ulteriormente.
Così è anche per le colorazioni autunnali. Per dire: sono poche le piante capaci di virare ad un giallo così intenso da illuminare tutt’intorno, come il ginkgo (ginkgo biloba), che abbiamo già incontrato altre volte in questa rubrica [leggete l’articolo Piante e uomini in viaggio (terza parte) del 28.10.07]
Per le sfumature del rosso, più o meno intense e durature, come si è detto, il numero delle piante è anch’esso limitato e alcune di esse si vedono con maggior frequenza

Albero solitario e maestoso la quercia (Quercus robur – Fam. Fagaceae) al cui abituale portamento regale la stagione conferisce un’unghiatina aggiuntiva: i colori autunnali delle foglie e le ghiande.

Lagerstroemia indica – Fam. Lythraceae: particolare dei fiori tardo-estivi e del tronco chiaro e liscio. I giapponesi la amano molto, così che la si trova citata in numerosi haiku con il nome di berusuberi, che significa ‘cremisi dai cento giorni’, perché alla generosa fioritura estiva segue la colorazione autunnale rosso-arancio delle foglie, che precede la caduta.

Gli aceri – Fam. Sapindaceae, nelle loro innumerevoli varietà (qui Acer palmatum dissectum), hanno il loro momento di gloria in autunno per le vistose colorazione, dal giallo al rosso scuro (nella varietà A. atropurpureum).

Liquidambar Styraciflua – Fam. Hamamelidaceae. È un grande albero, alto fino a 10 metri; le foglie pentalobate assumono un tipico colore rosseggiante in autunno

Sommacco americano (Rhus thyphina) – Fam. anacardiaceae; insieme alle varietà nostrane (sommacco selvatico o scotano) sono tra le piante dalla colorazione autunnale più appariscente

Le antocianine (dal greco anthos = fiore, kyáneos = blu) sono un gruppo di pigmenti presenti nei vegetali, responsabili della colorazione blu di alcuni fiori come il fiordaliso (centaurea cyanus) o di alcune salvie (v. foto più avanti). Il colore può variare dal rosso, al marrone scuro, al blu, in relazione al pH del mezzo.
In autunno le reazioni chimiche di trasformazione e riciclaggio della clorofilla generano collateralmente dei composti pigmentati non recuperabili per altre attività della piante, che quindi si accumulano nelle foglie: oltre alle antocianine, i carotenoidi (rosso e arancio), e i flavonoidi (giallo). Le colorazioni autunnali esplodono per l’aumento di questi pigmenti nel momento in cui viene meno l’effetto mascherante del colore verde della clorofilla. Le antocianine sono anche responsabili, in particolari concentrazioni e in varia associazione con gli altri pigmenti, delle colorazioni dal bruno scuro fino al quasi-nero, esistenti in natura.

Le antocianine sono contenute in misura rilevante nella buccia delle melanzane (750 mg x 100 gr. di alimento), oltre che in altri vegetali colorati (ciliege, pompelmo rosso, uva rossa).
Sotto: Fiori di colore bruno scuro per la presenza del pigmento; da sinistra: rudbeckia, tulipano, aquilegia

Altri fiori di colore scuro; da sinistra e dall’alto: Althea, nemophila, salvia discolor, viola del pensiero e papavero nero (var. ‘Evelina’), qui insieme ad una pansée

I fiori neri. Strana storia, quella dei fiori neri; in teoria le piante non possiedono pigmenti per produrre il nero assoluto, ma un effetto quasi-nero è associato ad una particolare concentrazione di antocianine, da sole o insieme ad altri pigmenti. In più – mai dire mai – l’ingegneria genetica potrebbe in un futuro anche molto vicino, riuscire a produrre un fiore completamente nero, obbiettivo a cui legioni di ibridatori nel corso dei secoli hanno lavorato senza successo.
La creazione del fiore nero assoluto, come quello della trasmutazione degli elementi in oro, è stato un mito che ha attraversato la storia della botanica. Ogni tanto si sente parlare di una ‘rosa nera’, di un’orchidea nera, oppure, ai tempi della tulipemania, di un tulipano nero. Tra l’altro, l’aspettativa di un fiore nero ha indotto diversi floricoltori a lanciare sul mercato fiori spacciati per neri, che dovevano la colorazione a dei particolari liquidi nutritivi, capaci di colorare il fiore, ma non influenti sull’assetto genetico della pianta. Molti compratori ingenui hanno fatto l’esperienza di acquistare una pianta – una rosa o un tulipano spacciati per neri – che si rivelava alle fioriture successive di color rosso scuro e ulteriormente si schiariva con il passare del tempo.
Come pure a volte si notano sui banchi del fiorai delle iris di un colore falso in modo pacchiano – arancio, verde, nerastro – ottenuto immergendo il fiore già reciso in un liquido colorato. Come se la varietà dei colori delle iris esistenti in natura fosse poco bella!

Fiori colorati artificialmente; in questo caso delle comuni margherite (Fam. Asteraceae)

C’è un racconto di Alexandre Dumas padre, appunto intitolato
‘La tulipe noire’, dove è riportato il seguente sillogismo:
“Disprezzare i fiori è offendere Dio.
Più bello è il fiore, più si offende Dio nel disprezzarlo.
Il tulipano è il più bello di tutti i fiori, perciò, colui che disprezza il tulipano offende Dio oltre misura”.
Per non parlare di vari libri e film, sul tema dei fiori neri, a metà tra la botanica e la metafora: la rosa nera, l’orchidea nera e l’ultimo, in ordine di tempo: la dalia nera!

Una salvia blu (Salvia guaranitica – Fam. Labiate) con i petati blu intenso e i sepali neri, facile da coltivare nei nostri climi; arriva ad un’altezza fino a due metri

La copertina di un libro di Dumas, scritto nel 1850 e ambientato nella metà del 1600, su un tema avventuroso che si incrocia con l’accaparramento di un tulipano nero

Ma questi mitici fiori neri, esistono davvero?

(1. continua)

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'