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Il mio patto di onore con Dio

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Non voglio piangermi addosso, questo no, ma nella vita certe scelte non sono facilmente spiegabili. Io, per esempio, sono comunista ma anche laziale. Nel senso che tifo per la Società...

Non voglio piangermi addosso, questo no, ma nella vita certe scelte non sono facilmente spiegabili. Io, per esempio, sono comunista ma anche laziale. Nel senso che tifo per la Società Sportiva Lazio, squadra di calcio fondata a Roma nel 1900. Questa settimana per me, credetemi, è stata veramente dura. Prima le telefonate tra Delio Rossi e Lotito pubblicate sul sito della Repubblica… poi le intercettazioni di Cesare Previti sempre con il presidente della Lazio, che sta troppo al telefono e alla fine non compra i giocatori (per dindirindina, mi verrebbe da dire!!). Ora, in queste ultime intercettazioni, non solo Previti parlava del riverito culo del proprio figliolo Umberto, portiere delle giovanili della Lazio, ingiustamente discriminato, a suo avviso, da “uno che non capisce un cazzo”, ma raccontava in modo anche accorato che essere laziale significa fare “un patto di onore con Dio”… Minchia, ho esclamato appena ho sentito la suddetta frase. Ho chiamato per telefono mio padre, i cui geni laziali ho chiaramente ereditato, e gli ho chiesto se anche lui avesse fatto un patto di onore con Dio. Mio padre ha bofonchiato che Berhami non avrebbe giocato il derby e poi ha riattaccato. Ho chiesto a questo punto a mio fratello, anche lui laziale, e mi ha risposto che questo Dio qui deve avere qualche rotella fuori posto se ci vuole affibbiare come titolare in porta quello scarto del Circo Togni di Muslera… Credo che sia proprio questo punto il punto… Noi laziali abbiamo a che fare con un Dio peggiore di quello della tradizione biblica… Un Dio imperscrutabile… Un Dio rancoroso… Un Dio vendicativo… Insomma un figlio di… Come si spiegherebbe, altrimenti, la mia miseranda vita da tifoso? Ho passato l’infanzia, stagione fondamentale per la crescita di un uomo, a vedere i miei coetanei gioire per le giocate di Pruzzo o di Falcao, di Di Bartolomei o di Bruno Conti. Io invece mi dovevo limitare a tifare per un centravanti che si chiamava Ambu (è esistito, ve lo posso assicurare), o per giocatori dai nomi deliranti: Magnocavallo, Zucchini, Vinazzani, Podavini, Garlini, Chiodi, Filisetti, eccetera eccetera (la lista può occupare un intero volume delle pagine gialle). I pochi fuoriclasse che avevamo (Giordano, D’Amico) si perdevano in collettivi degni di una piece di Ionesco. Questo Dio ce ne ha fatte vedere di tutti i colori: il dissolvimento della formidabile squadra del ’74… il primo scandalo scommesse… la retrocessione in Serie B… la difficile risalita in serie A… la nuova discesa in serie B con la penalizzazione di nove punti… la nuova faticosa conquista della A. In mezzo a questi cataclismi ci sono state delle brevi illusioni: l’avvento alla presidenza di Chinaglia nei primi anni ottanta, il cui ricordo fa ancora tremare di paura i tifosi biancocelesti, ma soprattutto l’era del Presidente Cagnotti. Finalmente sembrava essersi aperta una nuova stagione per il tifoso laziale; potevamo rivaleggiare da pari a pari con gli squadroni del Nord… Cragnotti comprava delle star del pallone… Signori, Vieri, Veron, Mancini, Boksic, Salas … per qualche anno abbiamo avuto il calcio champagne di Zeman… insomma “noi straccioni”, come canta De Gregori in Titanic, sembravamo esserci finalmente ripuliti… sembravamo far parte ormai del salotto buono del calcio… Tutto questo si era concretizzato nel secondo scudetto. Si erano finalmente aperte le acque del Mar Rosso. La sfiga aveva fatto dietrofront. Ero quasi convinto di esser diventato un vincente, un uomo di successo… E invece il nostro Dio ha ricominciato a fare i dispetti… Il terzo scudetto della Roma… Il crac Cirio-Parmalat… Il crollo di Cagnotti e il baratro per la Lazio, ormai a rischio estinzione… Poi la nuova presidenza Lotito, piena di latinismi e di Valmontone… E così tra Champions e retrocessioni sventate e squadre incomplete siamo arrivati al derby del 31 ottobre. E anche questa volta siamo stati bastonati… Alla fine della partita abbraccio mio padre e mio fratello e poi guardo lassù nel cielo e chiedo al mio Dio: “Non poteva Vucinic continuare a fare la pippa per qualche altro mese, no vero?” Ma lui non mi risponde. Sta scrivendo le clausole del nuovo patto… Che prevedono un portiere che scivola sulla linea di fondo e regala il gol della vittoria alla Fiorentina… Che settimana biblica…

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