Condividi su facebook
Condividi su twitter

La cura per la depressione alla festa del cinema

di

Data

Mia moglie è convinta che sia una buona idea andare a vedere la mostra del cinema qui a Roma. Il perché lo sa solo lei.

Mia moglie è convinta che sia una buona idea andare a vedere la mostra del cinema qui a Roma. Il perché lo sa solo lei. E’ venerdì sera e abbiamo appena finito di cenare. Una bella cenetta nella nostra vecchia casa. Il padrone ha alzato l’affitto da settecento a mille euro. Non ce la possiamo più fare. Dice che ci distrarremo dagli scatoloni e dal trasloco.
– Anche se va male ci facciamo due cocktail e via…
Arriviamo più o meno verso le dieci e mezzo. Il posto è tutto illuminato e sembra accogliente. Non c’è molta gente e il posto è enorme. Lei è felice e mi tiene per la mano sinistra. L’altra me la tengo in tasca con tutta la fasciatura. Mentre tiravamo su un vecchio mobile che ci aveva regalato mia nonna mi sono affettato la mano con una lastra di vetro.
Arriviamo passando sotto un ponte. Sulla sinistra iniziano gli stand e un bus si ferma accanto a noi e scendono tante persone con al collo dei cartellini, su cui sta la loro foto e il logo della mostra. Sulla destra c’è un bar affollato da quelli che sembrano giornalisti. Sono appariscenti. Fanno questo effetto, ma a mia moglie piace l’atmosfera e continua a trascinarmi. Devo sembrare un grosso orso preso così.
Arriviamo davanti all’ingresso e nemmeno lì c’è tanta gente. Però ci sono dei buttafuori. Uno lo conosco è un mio vecchio compagno di pugilato. Un peso super massimo. Ci salutiamo e scambiamo due battute, non lo riconoscevo in giacca e cravatta e con l’auricolare all’orecchio.
– Lavoro per quest’agenzia…pagano bene e non faccio un cavolo…però prendo il freddo. Ho L’obbligo dello smoking tutte le sere.
– Be’ ma non avevi aperto quel negozio con tuo padre…
– L’ho fatto, ma è durato due mesi…la gente non veniva. Quando siamo arrivati a cinquantamila euro di debiti abbiamo chiuso.
– Una volta ci sono venuto a comprare un paio di cose…
Mia moglie mi chiama dalla libreria d’angolo e mi invita a entrare.
– Senti ma che si fa qui? Cioè c’è qualcosa di bello da vedere la sera?
– A dire il vero no. Se non vedi i film non fai altro e anche per vedere quelli mi sa che devi penare…
Raggiungo mia moglie che tiene in mano sei libri. Dice di sentirsi depressa e vuole fare shopping. Mentre lo dice è bellissima. La seguo e continuo a guardare fuori. I giornalisti al bar sembrano indaffarati. Sono tanti e ammassati su una ventina di tavolini. Alcuni hanno il portatile e sono presi a scrivere. Ma addosso tutti hanno l’aria di atteggiarsi. Cenni della testa, modi di vestire o di parlare. Argomenti di discussione. Molte cose spingono a dire questo. Ma per mia moglie sono solo un frustrato, così continuiamo a fare shopping.
Nel settore dvd c’è un ragazzetto con la pancia fuori dalla maglietta e i capelli lunghi. Indossa una vistosa giacca a quadri e degli occhiali da divo. Ha fatto il pieno di dvd. Sono tutti film spaghetti -western. Ne avrà una diecina in braccio mentre si avvia alla cassa. Ha lo sguardo realizzato e sereno come quello di mia moglie… chissà se anche lui è depresso per qualche trasloco?
Dopo la libreria ci mettiamo seduti in questo bar davanti all’auditorium. Quello pieno di giornalisti. I prezzi sono esosi, ma qualcosa vogliamo bercela.
Prendiamo due caffè. Quando diciamo alla cameriera che li vogliamo corretti con la sambuca, storce la bocca, ma ce li prepara lo stesso. Effettivamente oltre ai giornalisti non c’è altro. Quel mucchio di stand alla nostra sinistra sono vuoti. Le sale cinematografiche sono state allestite dentro dei tendoni che con la pioggia degli ultimi giorni non hanno un bell’aspetto e tutto intorno c’è un’aria di solitudine e malinconia. Un’aria di tristezza. Insomma non è una bella sensazione. Se ne accorge anche mia moglie che dice di aver risolto la sua depressione. Il problema è che lo dice ridendo… sa sempre di cosa sta parlando.
C’è un tizio accanto a me che parla dell’arrivo di Penn. Dice che porterà un film su un ragazzo che è voluto fuggire in Alaska. A pensarci sarebbe una buona idea. Ma sono convinto che anche lì c’è qualche tappeto rosso e un’orda di giornalisti all’ingresso. Mi viene anche in mente Sonny Liston… chissà per quale cavolo di motivo.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'