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Flavia Aiello: “Cosa sa il lettore medio dell’Africa?”

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Flavia Aiello è una docente dell’UNICAL in Lingua e Cultura Swahili, Flavia è una persona coraggiosa, perché ha deciso (con l’appoggio di una piccola casa editrice: Iride) di tradurre...

Flavia Aiello è una docente dell’UNICAL in Lingua e Cultura Swahili, Flavia è una persona coraggiosa, perché ha deciso (con l’appoggio di una piccola casa editrice: Iride) di tradurre il primo romanzo di Said Ahmed Mohamed scrittore che ha pubblicato in Tanzania Separazione negli anni settanta. È la prima volta che un’opera scritta in Swahili viene tradotta in Italiano. Lo Swahili è una lingua antichissima parlata in moltissime zone dell’Africa da un grande numero di persone. Ci troviamo dunque di fronte una letteratura diversa da quella sud Africana (scritta molto spesso in inglese) o da quella Marocchina (in Francese), in questo caso stiamo parlando di una letteratura del tutto nuova per il “lettore medio italiano”. Leggendo questo libro possiamo cogliere attraverso i corsivi e le note l’amore che nutre Flavia per lo Swahili. D’altra parte l’obiettivo che si prefigge ogni traduttore quando si confronta con un testo è stato raggiunto: rendere plausibile la storia senza stravolgerne il ritmo ed il registro narrativo utilizzati dall’autore. Dopo la presentazione dell’edizione italiana del romanzo Flavia ha voluto dedicare un po’ di tempo alle mie domande. Leggete l’intervista e cercate Separazione. Forse cambierete la vostra idea dell’Africa che vi è stata regalata da anni di agenzie turistiche e migliaia di pagine inutili di servizi di moda nel deserto.

Quali sono i problemi maggiori che hai riscontrato durante la traduzione di Separazione?
I problemi più grandi derivano dall’uso del linguaggio che fa l’autore. Lo Swahili è una lingua parlata in molti stati Africani, quindi, quando vengono pubblicati in Africa questi romanzi riportano alla fine un glossario. Il ruolo di questo glossario è quello di rendere chiari quei pochi termini che variano da uno stato all’altro. In Italiano ho preferito non tradurre ed introdurre delle note. Avrei potuto utilizzare un italiano un po’ più discorsivo, o magari idiomatico, ma mi sarebbe sembrato di voler stravolgere la voce dell’opera.

Qual è lo stato della letteratura Africana?
Bisogna fare delle distinzioni fra paesi dove vengono usate come prima lingua delle lingue europee e paesi che conservano lingue locali. In Sud Africa Coetzee ha vinto il premio Nobel ed in Marocco i libri di Rachid O sono best sellers rivolti soprattutto al mercato europeo. La letteratura in lingua Swahili ha una diffusione minore che deve affidarsi, per ragioni di interesse, anche a piccole e coraggiose case editrici. Per un autore come Said Ahmed Mohamed scrivere in Swahili è una scelta politica. Una questione di sopravvivenza. Quindi, alla fine, a questa domanda è impossibile rispondere con chiarezza.

Il libro è ambientato nella seconda metà degli anni sessanta, l’attuale Tanzania era allora divisa in Zanzibar (che era un Sultanato Arabo) e Manganica (che di fatto era una colonia britannica) cosa arrivava agli intellettuali africani della cultura europea in quel periodo?
Said Ahmed Mohamed ha sempre preferito la letteratura egiziana a quella europea, ma se hai letto con attenzione il romanzo ci sono dei passaggi in cui uno dei protagonisti pronuncia alcune frasi in Inglese. Gli Africani hanno il multilinguismo nel sangue, questo deriva in parte dalla loro elasticità mentale ed in parte, purtroppo, da secoli e secoli di oppressioni da dominatori che parlavano lingue differenti e sfoggiavano culture molteplici. Ma alla fine sempre di dominatori si trattava. Se oggi dai un’occhiata ad una libreria africana ti accorgerai che alcuni autori Africani scelgono di scrivere ed uniformarsi allo stile europeo, quindi, forse, si assorbe anche troppo.

Come deve accostarsi il lettore italiano ad un romanzo come Separazione?
Separazione è un libro che parla di potere e parla di una rivolta. Certo ci sono punti inusuali per un lettore di fiction tipicamente europea, ma alla fine queste barriere si dovrebbero superare e si dovrebbe cercare di smetterla di vendere questa visione stereotipata dell’Africa. Cosa sa il lettore medio dell’Africa? Praticamente nulla, si nutre di preconcetti che strappano risate facili, facili ma in fondo estremamente razziste. Penso con il mio lavoro di avere ottenuto una traduzione poco formale e molto scorrevole. Il lettore si può approcciare a questa opera come si avvicinerebbe ad un altro qualsiasi romanzo Italiano.

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