Alcide Pierantozzi: “L’esordio, come dice Calvino, è uno strappo”

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Se fosse un calciatore Alcide Pierantozzi, marchigiano, 22 anni, sarebbe Zlatan Ibrahimovic. Col centravanti interista Pierantozzi condivide, oltre che una trascurabile somiglianza, un talento prepotente che rifugge gli schemi

Se fosse un calciatore Alcide Pierantozzi, marchigiano, 22 anni, sarebbe Zlatan Ibrahimovic. Col centravanti interista Pierantozzi condivide, oltre che una trascurabile somiglianza, un talento prepotente che rifugge gli schemi ed ha permeato il suo fulminante esordio Uno indiviso (Halley Editrice,2006). Opera prima visionaria e metafisica, acerba come molti esordi ma per certi versi (la ricercatezza del linguaggio, le puntuali descrizioni e le suggestioni oniriche), sorprendente. E se l’attaccante cresciuto a Rosengard nel 2006 ha conquistato lo scudetto, nello stesso anno Alcide ha vinto un contratto per la pubblicazione della sua seconda prova, in uscita a Febbraio per Rizzoli.
In un Mercoledì contraddistinto, guarda caso, da un anomalo turno calcistico infrasettimanale, lo raggiungo al telefono, ottenendo la conferma di una personalità non incline al politicamente corretto (vedi le sue posizioni sull’aborto e sull’umanità in genere che “preferisce immedesimarsi nel dolore degli altri per sfogare le proprie frustrazioni”) e ai toni neutri “Amo Dario Argento e Pasolini, la filosofia e Dostoevskij”, come ben sanno i partecipanti di un incontro estivo a Fano, letteralmente spettinati dalle citazioni colte dello scrittore di San Benedetto Del Tronto.

Il tuo primo romanzo racconta in chiave filosofica le vicende di due gemelli siamesi, Taiwo e Khehinde, in un crescendo di violenza con uno stile quasi Horror, cosa dobbiamo aspettarci da Un Uomo E Il Suo Amore?
Sei il primo a cui ne parlo, devo confessarti che scriverlo è stata l’esperienza più pazzesca della mia vita, ci ho lavorato per due anni e sarà lungo più di mille pagine.
L’influenza dell’Horror sarà meno sottolineata, magari tornerò a quelle atmosfere in futuro.
È un libro sull’umanità. Eugenio,un ragazzo albanese si trasferisce a Tirana per studiare.
Si comporta come un ragazzo ricco ma nella realtà fa l’attacchino e viene smascherato.
Si innamora di tre donne. Mila che è molto più grande di lui. Siddartha che è una prostituta e Maria che è una specie di Beatrice (un‘ossessione, quella di Alcide, per la Divina Commedia) che lo condurrà all’apocalisse finale.
Dentro c’è tanto, parlerò anche della guerra.

Sei stato in Albania?
Sì, sono stato in Albania e anche in Finlandia, dove è ambientata una parte della storia.

Uno indiviso era pieno di simbolismi…
Un Uomo E Il Suo Amore è un romanzo meno simbolico, un apologo (un racconto morale-nrd). Certo dei simbolismi ci sono. C’è ad esempio un personaggio che compie un viaggio nello spazio-tempo e che in questo viaggio attraversa tutti gli Elementi. Sono sempre stato interessato ai simboli della filosofia medievale, che per me è una vera ossessione.

Come quella per la Divina Commedia?
Sì, come quella per il tempo, la terra e l’impossibilità di contemplarla.

Da chi sei stato influenzato nella stesura di Un Uomo E Il Suo Amore?
È un romanzo ancora più pasoliniano del primo. È una riscrittura di Petrolio (romanzo postumo in cui Pasolini descrive in maniera frammentaria la vita sdoppiata di Carlo, un brillante cattolico di sinistra).
È un romanzo non finito ma non per ragioni storico-collettive come per Pasolini ma per una deliberata mancanza della ricerca di un punto di soluzione.
È un libro più complesso ma anche più leggibile, volutamente popolare.
Ogni giorno, prima di iniziare a scrivere, leggevo una trentina di pagine di Memorie Dal Sottosuolo di Dostoevskij.
Per non dilungarmi eccessivamente ho cercato di limitare i temi, come non ero riuscito a fare col primo, in cui le divagazioni filosofiche appesantivano la narrazione.
Non ho ricercato, almeno volontariamente, una morale, nel mio esordio avevo lasciato uno spiraglio di una speranza quasi dantesca.

In Uno indiviso citavi il processo Franzoni. Parlerai ancora di Tv?
Guarda, non voglio fare quello che sputa sulla televisione. Stavo giusto guardando L’Isola Dei Famosi (Ride…)
Sì, toccherò ancora l’argomento ma attraverso gli occhi del protagonista ed in generale di gran parte dell’Est europeo, che subisce l’immagine occidentale attraverso la Tv.
In Albania la Tv italiana è stata importante. Parlerò dell’occidente per come si specchia e viene dato in pasto all’albanese medio.
Attraverso i suoi occhi che guardano Internet e YouTube, mezzi secondo me ancora potenzialmente più influenti della Tv, mezzi che a volte portano all’estremo la necessità umana di vedere il dolore, cercherò di descrivere il mondo occidentale.
Nel caso Cogne le persone si sono identificate con l’assassino (o presunto tale) un po’ come in un film di Dario Argento in cui c’è la soggettiva del Killer (e non come in Hitchcock in cui c’era la soggettiva dal punto di vista della vittima).
La gente non vuole identificarsi con la vittima. Questo è il presupposto di tanta letteratura e di altrettanto cinema. Noi tutti ci sentiamo dei potenziali assassini. L’assassino si libera della sua pulsione con l’omicidio, tutti gli altri si liberano delle proprie frustrazioni immedesimandosi in lui.

Ti piace il cinema?
È stata la mia passione più grande insieme alla scrittura. Ho letto molti testi di tecnica cinematografica.
Ho anche scritto dei micrometraggi. Il protagonista era di solito mio fratello, avevo delle piccole intuizioni ma seguirle era impossibile per limiti tecnici e di strumentazione. Così sono tornato alla scrittura che mi permetteva una maggiore libertà.

Quali sono i tuoi registi preferiti?
Dario Argento, Cronenberg e David Lynch. Ma anche Lars Von Trier.

Quali sono i Film che hai amato di più?
Profondo Rosso, Inseparabili, Dogville e Inland Empire… li ho visti parecchie volte.

Che amassi l’Horror si capiva dalle truculente, ma allo stesso tempo quasi ingenue descrizioni di Un indiviso
Sì amo l’Horror per tanti motivi. È stata la passione della mia adolescenza. Uno di questi è che è l’unico genere ad aver impostato un discorso sulla morte. In questo è un genere politico.
In Uno indiviso volevo creare un romanzo di pensiero partendo da un‘atmosfera di genere, da horror italiano anni 70. I due gemelli rappresentano qualcosa di complesso e per questo indefinibile. Anche il bene e il male non si possono definire sono elementi complicati e tutto questo non è soggettivismo morale.
Nel nuovo romanzo la morte fa ancora più paura, perché esprime il lato oscuro delle cose e delle persone.

Come scrivi? Carta e penna? Pc?
Col Pc. Ho appena installato un nuovo programma di scrittura e mi riconosco in una dichiarazione di Umberto Eco che diceva che avrebbe continuato a scrivere anche solo per il piacere di usare il computer (Ride..)
Ho cominciato a scrivere che ero molto piccolo, e all’inizio usavo una vecchia macchina da scrivere di mia zia. Ho saltato la fase Carta e Penna.

Scrivi sempre negli stessi orari?
Sì, ho una mia disciplina. Quando scrivo mi piace essere concentrato. La notte mi piace leggere, la mattina non fa per me, quindi scrivo subito dopo pranzo, dopo un bel caffè.
Scrivo di getto per un’ora poi faccio una pausa. Il tempo di una sigaretta poi scrivo per un’altra ora. Di solito vado avanti così fino alla sera, sono due o tre sedute e scrivo non più di tre o quattro ore. Uno indiviso l’ho scritto in maniera disorganizzata, magari quando rientravo dall‘università.
Non sapevo che l’avrei pubblicato e lo scrissi in un periodo molto breve.

Per chi scrivi?
Le motivazioni sono tante, ho sempre scritto fin da piccolo.

Un consiglio per gli aspiranti scrittori?
Per un giovane ci sono due tipi di difficoltà.
Primo. Si scrive non sapendo quello che ne sarà di quello che fai. È difficile farsi leggere.
Un altro problema è stare troppo sulla pagina. Quando uno è all’esordio non deve farsi prendere dalla smania di rileggersi. Anch’io che sono al secondo romanzo e sono in fase di editing, a volte mi fossilizzo troppo su alcune parti.
Il mio consiglio è: prendete a riferimento due o tre libri ben precisi.
È più facile se non sono riferimenti troppo alti. L’esordio, come dice Calvino, è uno strappo.
Un giovane per me non deve perdere la sua immediatezza. In realtà sono convinto che tutti i grandi scrittori hanno vissuto forti passioni per romanzi minori. Io ad esempio quando avevo 16 anni sono stato influenzato dai romanzi di Del Giudice. Apprezzo gli esordi di Laura Pugno e Marcello Fois, buonissimi libri che non fanno avere il terrore assoluto da mostro sacro. Da quei romanzi si può prendere molto.

Parlerai di nuovo della chiesa?
No non di chiesa ma di tematiche che la riguardano come l’aborto.
Ti anticipo che subito dopo Uomo E Il Suo Amore pubblicherò un pamphlet contro l’aborto.
Il mio è un discorso filosofico su cosa è vita e cosa non lo è e sull’embrione.
È molto facile, leggendo in maniera distratta Unoindiviso pensare che io sia a favore dell’aborto.

Sei cattolico?
No, non lo sono ma sono contro la tendenza laica di salvaguardare alcune posizioni sposando anche idee infelicissime (tesi questa, lanciata anche da Pasolini nell’anno della sua violenta morte, in un articolo sul Corriere Della Sera in cui si scagliava contro l’aborto pur non essendo contro chi lo praticava-ndr).
Partirò da Severino e Aristotele (Severino partiva dallo statuto dell’embrione, dall’atto e dalla Potenza per cui l’embrione è Uomo e Non Uomo, cioè due opposti non necessariamente uniti-ndr) e cercherò di trattare l’argomento con la massima profondità.
Per la mia esperienza di vita è un argomento che mi ha toccato e mi va di esprimere questa mia idea.

Un po’ stordito da questo ragazzo che tira in ballo nella stessa conversazione Severini, Dante e Aristotele lo saluto e mi siedo sul divano. Ho voglia di guardare qualcosa di spensierato e trash ma nel frattempo l’Isola Dei Famosi è finita. Ripiego allora su Studio Sport, che sta trasmettendo i sevizi filmati delle partite.
L’Inter ha vinto, e nonostante questo mi faccia abbastanza inalberare perché ha raggiunto in classifica la Roma, non posso che applaudire al goal di Ibrahimovic che scarta uno, due, tre avversari, e firma la sua ennesima doppietta.

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