Gioisci dunque, o vivente!

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La festa del cinema di Roma mi fa venire in mente una domanda. Ma il cinema dov’è? Lo cerco e non lo trovo… Sfoglio il giornale, guardo il programma...

La festa del cinema di Roma mi fa venire in mente una domanda. Ma il cinema dov’è? Lo cerco e non lo trovo… Sfoglio il giornale, guardo il programma della Festa. Non trovo il cinema… mi sforzo ma non lo trovo proprio. Leggo la programmazione dei film in città. Neanche un titolo decente… Forse dovrei rifugiarmi in un cinema d’essai e vedermi una bella retrospettiva su Ozu o Bresson o Fellini. Il presente è ben triste… Guardo la guida dei film in uscita nelle sale durante il fine settimana. Si parla di un film che è stato presentato a Cannes, si tratta di You The living gioisci dunque, o vivente! del regista svedese Roy Andersson (mai sentito). Nel piccolo riassunto del film sul giornale si citano Kaurismaki e Fassbinder. Mi prende un lieve tremore ai lati della bocca… Un incrocio fra Kaurismaki e Fassbinder? Esco di corsa, prendo il primo autobus che passa e vado al cinema dove proiettano You the living. Il film inizia con una citazione di Goethe: “Gioisci dunque, o vivente! di questo posto riscaldato dall’amore prima che il fatale Lete bagni il tuo piede fugace!”. Inquadratura fissa su un uomo che racconta di aver fatto un sogno, di aver sognato i bombardieri che arrivavano dal cielo… Erano tanti, tantissimi… Che brutto sogno… Poi si rincorrono scene di vita quotidiana, tutte o quasi con l’inquadratura fissa… Un uomo sta sul balcone… La moglie fuori campo gli chiede cosa pensa… Lui risponde “Adesso che me lo chiedi non ricordo più a cosa pensavo”… Un uomo in ufficio si immagina che qualcuno gli abbia rivolto la parola e chiede al collega se l’ha chiamato… Incomincia un passaparola stralunato per tutto l’ufficio, alla ricerca di chi ha rivolto la parola al povero disgraziato… C’è un orchestra che prova il suo repertorio… Un uomo sogna di fare il gioco di prestigio della tovaglia in casa di una famiglia aristocratica… Sopra la tovaglia una marea di porcellane, caraffe e posate preziose… L’uomo misura la tovaglia, sceglie accuratamente il punto dove sfilarla per poter far rimanere intatto tutto quello che c’è sopra. La famiglia di cui è ospite nel sogno lo circonda preoccupata; una signora anziana gli dice: “Forse è meglio mangiare, prima”. L’uomo sfila la tovaglia; cade a terra, tirando via tutto… porcellane, posate… un gran macello… scopre il tavolo dove sono disegnate, nel legno, due svastiche… le porcellane sono in frantumi… l’uomo viene processato e portato sulla sedia elettrica. Il sogno finisce ma l’incubo continua… Una donna dice al proprio marito: “Lo sai che sono le cinque?”. Il marito risponde “Ah sì”, poi si rivolge alla macchina da presa e chiede: “E adesso che m’invento?”… Scoppia un temporale biblico sulla città. Un uomo corre per la strada rasente ai muri, trova una pensilina dove si sono rifugiate le altre persone… cerca di infilarsi dentro… le altre persone fanno muro… l’uomo deve riprendere la sua corsa rasente ai muri… Un altro uomo porta un mazzo di fiori alla sua amata… Lei sbatte la porta in faccia a lui e ai fiori che rimangono decapitati in mezzo alla porta, esce pure il cane lupo dalla casa del vicino e abbaia al povero disgraziato che se ne va piangendo… E intanto l’orchestra riprende il suo repertorio… Uno psichiatra si rivolge alla macchina da presa e si lamenta dei suoi pazienti… Una ragazza sogna di sposare la sua rock-star e di fare una tournèe per il paese a bordo della loro casa… Le scene sono inframmezzate dall’inquadratura di un bar dove viene sempre servita, al suono di una campana, l’ultima consumazione della giornata, perché “domani è un altro giorno”… E alla fine del film eccoli… i bombardieri… uno, due, tre… coprono il cielo sopra la città… L’orchestra continua a suonare… è la musica che si usa per i funerali a New Orleans… Perché questo genio di Roy Andersson, mescolando Ionesco e Beckett con Keaton, Kaurismaki, e Fassbinder, fa un funerale allegrissimo a questa umanità disperata e disperante (non è un caso che tutti i protagonisti del film sembrino, con le loro facce bianchissime, dei morti che camminano), così meschina e ridicola, così indifesa e inetta… È un Titanic la vita che facciamo… E allora tanto vale continuare a suonare e ballare… Grazie Roy, ci voleva proprio…

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