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Novant’anni fa cominciava l’avventura…

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Questo 2007 è stato un anno di anniversari: trent’anni dal “1977” (“la fine dell’inizio” come ho letto su un immediato slogan di una mostra), quaranta dalla morte...

Questo 2007 è stato un anno di anniversari: trent’anni dal “1977” (“la fine dell’inizio” come ho letto su un immediato slogan di una mostra), quaranta dalla morte di Antonio De Curtis in arte Totò (il principe della risata) e gli stessi da quella in Bolivia di Che Guevara (il rivoluzionario per antonomasia). Ma questa settimana un anniversario batte i precedenti. Il Signor Bonaventura compie infatti 90 anni. Il 28 ottobre 1917 il “Corriere dei Piccoli” pubblica la prima tavola del personaggio creato da Sergio Tofano, che si firma “Sto”. Da questo momento Bonaventura diventa, con la palandrana rossa, il bassotto e l’immancabile milione, un’icona dell’immaginario collettivo degli italiani destinata ad una inossidabile fortuna. Nella prima sventura/avventura, che per caso viene pubblicata subito dopo la disfatta di Caporetto, il signor Bonaventura, per raccogliere un fiore dal balcone del vicino, cade col bassotto sulla refurtiva di un ladro di ovatta consegnandolo involontariamente alla giustizia e ricevendo una medaglia (il milione comparirà alla seconda pubblicazione). “Qui comincia la sciagura / del signor Bonaventura / che cogliendo un gelsomino / dalla loggia del vicino / troppo sportosi di fore / per raggiungere quel fiore / capitombola di sotto / lui col fido suo bassotto…” e così via. La tavola è esposta in originale all’Auditorium, Parco della Musica, nell’ambito di una mostra, inaugurata il 18 ottobre 2007 con l’inizio della seconda Festa del Cinema di Roma, sul lavoro di Tofano e sull’importanza dell’illustrazione in Italia. Come si legge sulla presentazione, “l’esposizione è interamente dedicata alla figura di Bonaventura, un eroe gentile che vive in un mondo di sogno. Le leggi che governano questo universo sono la leggerezza e il caso, ingranaggio principale che innesca le storie di Bonaventura, che le destabilizza ma che ne assicura anche un magico equilibrio attraverso un meccanismo a suo modo perfetto che alla fine riporta sempre, o quasi, al milione. Del personaggio di Sto la mostra racconta anche le fortune: il passaggio dalla carta al palcoscenico, alle réclame delle riviste o ai concorsi a premi con le figurine, ma anche il successo di Bonaventura e l’influenza del segno elegante e sintetico di Sto che arrivano fino al fumetto dei nostri giorni”. Un segno fortemente influenzato dal futurismo e che influenza a sua volta la produzione fumettistica e la grafica del nostro paese. La mostra è divisa in tre parti: la prima ripercorre le (dis)avventure del personaggio di Tofano (Bonaventura e la tegola, e la colla, e la tagliola, precettore a corte, veterinario per forza, prigioniero degli antropofagi, contro Barbariccia) e anche le rappresentazioni popolari della pubblicità. La seconda sezione è dedicata ai disegnatori del gruppo “Valvoline” (Lorenzo Mattotti, Igort, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri) che negli anni ottanta, ricevendo l’eredità di “Sto” sull’innovazione del genere, rivoluzionarono lo stile del fumetto. La terza presenta le tavole di cinque giovani e promettenti disegnatori (Manuele Fior, Roberto La Forgia, Giacomo Nanni, Nicoz, Tuono Pettinato) che hanno il compito di attualizzare le avventure di Bonaventura e con loro l’omaggio di tre scrittori come Stefano Bartezzaghi, Jerry Kramsky e Edoardo Sanguineti. La mostra è stata curata dall’associazione culturale Hamelin ed è corredata da un bel libro con una serigrafia e saggi sul signor Bonaventura di Orecchio Acerbo Editore (http://www.orecchioacerbo.com/index.html). Ma non finiscono qua gli eventi e le occasioni legati a questo anniversario. All’inizio della settimana si è svolta nel Teatro Valle una cena sul palco con dieci attori (tra i quali Paolo Poli e Franca Valeri) che hanno conosciuto e lavorato con Tofano. In più il 28 ottobre si terrà in anteprima al Teatro Argentina “Qui comincia la sventura del signor Bonaventura” per la regia di Marco Baliani, uno spettacolo che sarà in scena in diversi teatri fino al 18 novembre.
Una figura importantissima Tofano, a volte dimenticata, di illustratore, ma anche di educatore alla risata. Portatore cioè di una cultura per i bambini che non dimenticasse il buon gusto, contro le storie lacrimevoli e sentimentali, contro i gesti eroici di piccoli balilla, contro i predicozzi, i pistolotti e la retorica (morale, religiosa e patriottica). Le storie di “Sto” spingono alla risata “come predisposizione all’ottimismo e alla bontà” come diceva lui stesso, un antidoto alla sfortuna e ai guai dell’esistenza, perché tutti possano sperare un giorno di ricevere, proprio nel momento di sconforto e infelicità, l’agognato milione.
Non si può che finire con una rima bonaventuriana: e ora finisce per davvero / questo articolo di Omero.

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