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La rivincita del Cesanese

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Correva l’anno 1960, quando un gruppo di agricoltori del Piglio, piccolo paesino arroccato in provincia di Frosinone, in un vecchio e cadente palazzo regale, firmarono l’atto per la Costituzione della...

Correva l’anno 1960, quando un gruppo di agricoltori del Piglio, piccolo paesino arroccato in provincia di Frosinone, in un vecchio e cadente palazzo regale, firmarono l’atto per la Costituzione della “Cantina Sociale del Piglio”. La notizia suscitò un misto di stupore e compassione nell’industria vinicola, allora saldamente dominata dalla Toscana e dal Trentino. I vini prodotti però erano eccezionali, il Cesanese diventava man mano conosciuto e apprezzato fino a quando nel 1973 gli venne conferito il riconoscimento del marchio Doc. Oggi la produzione del Cesanese del Piglio è un colosso internazionale.
Il vino si sa ha radici lontanissime, forse la produzione è iniziata nell’era del Neolitico, in seguito ad una fermentazione di viti spontanee conservate in primitivi processi. All’uomo primitivo la fermentazione dovette apparire senz’altro un fenomeno misterioso forse determinato da forze extraterrestri. Le religioni proprio per il suo colore vermiglio simile al sangue, attribuirono al vino la funzione di stabilire una connessione tra l’uomo e la sfera della trascendenza. Freud e Nietzsche l’ hanno utilizzato per comprendere le società umane, dimostrando come la società greca, la sua arte e la sua cultura siano state il risultato della tensione tra due poli opposti; Il Dionisiaco e l’Apollineo. Ma il Dio Bacco fu d’ispirazione anche a Caravaggio e Leonardo Da Vinci che lo esaltarono nei loro dipinti, per non parlare poi dell’arte greca e del suo teatro che per gli attori è fonte di esaltazione.
Per quelli che amano l’eccitazione, la fantasia, la fertilità, la procreazione, ogni anno la prima settimana di Ottobre al Piglio si celebra la giornata del Cesanese. Lo si fa in memoria dei suoi benefici effetti, sia salutari, che economici perché agli agricoltori di allora deve aver fruttato un cospicuo guadagno.
Al Piglio si arriva con la statale 155, agli occhi del viaggiatore il paesino sembra un presepe, i colori ancora estivi, i prati verdi, un mucchio di asinelli che brucano e credetemi al Piglio ce ne sono più di seicento. Fuori, gli schiamazzi e le canzoni tipiche dei balli ciociari. Dentro un fiume di gente, canti e balli folcloristici, vecchi che discorrono seduti su una vecchia seggiola, bambini che si fermano tra gli stand del vino e dell’uva. Sorseggiando qua e la si arriva su in piazza con le gote un bel po’ rosse e quella brezza fresca tipica della stagione autunnale lascia il posto ad una piacevole sensazione di calore, come direbbero gli spagnoli mucho calor. Ma eccoci arriviamo nell’antica cantina defilandoci tra la folla, i colori sono rossi come il vino, eccolo, l’odore delicato del vitigno di base, il colore del rosso rubino che tende al granato con l’invecchiamento; verrebbe quasi voglia di sederci come in una vecchia pubblicità del whisky. Aspettare che invecchi. E finalmente lo assaggiamo il suo sapore morbido leggermente amarognolo. Chissà quante coppie nel passato deve aver incoraggiato al primo bacio, o deve aver spinto ad una dichiarazione d’amore. Ecco che improvvisamente mi torna alla mente un vecchio sms scrittomi forse da qualcuno che da queste parti ci era certamente già stato… ”sei dolce e amabile come il Cesanese del Piglio” quel messaggio che a suo tempo mi fu ilare improvvisamente acquista significato. Così capiamo perché il vino inebriandoci tira fuori la parte poetica che c’è in noi, sarebbe il caso la prossima volta di venire con la persona amata, perché questo posto, così antico, raccolto, quasi primitivo, ma caldo come il legno, scioglierebbe anche gli animi più duri.

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