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Ai tempi di Ceausescu

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Io avevo letto che il film che aveva vinto a Cannes parlava di aborto. Che c’era quella scena in cui si vedeva il feto sul pavimento… Sì, avevo letto proprio...

Io avevo letto che il film che aveva vinto a Cannes parlava di aborto. Che c’era quella scena in cui si vedeva il feto sul pavimento… Sì, avevo letto proprio così. 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu parla certo di aborto, ma per dire ben altre cose… Siamo nella Romania della seconda metà degli anni Ottanta. Tra poco Ceausescu verrà spazzato via. Ci sono due ragazze che vivono nella casa dello studente di Bucarest. Una, Gabita, è rimasta incinta e vuole abortire. Solo che in Romania c’è una legge del 1966 che impedisce l’aborto. Ad aiutarla c’è questa sua amica, Otilia. Hanno contattato un uomo (un medico?), un certo Bébé, che pratica gli aborti clandestini. Prenotano una camera in un albergo della città. Otilia viene spinta dall’amica ad andare all’appuntamento con questo tizio. Bébé non è molto convinto dell’affare, comunque segue la ragazza in albergo dove si trova l’altra. Lì si svolge la trattativa…. I soldi… La ragazza al telefono gli aveva detto che era al secondo mese… secondo mese il cazzo… qui siamo al quarto, bella mia… I soldi son pochi… per un aborto al quarto mese si fanno 5/10 anni di galera… loro pregano… lui ha il coltello dalla parte del manico… se non hanno i soldi sufficienti si può fare in un altro modo… Otilia dopo aver consumato il rapporto con Bébé corre in bagno a farsi una doccia, ad insaponarsi la fica, a togliere via lo sporco che quel porco gli ha inoculato dentro. Poi è il turno di Gabita. Bébé ha ottenuto quello che voleva, ora può aiutare la ragazza… tra qualche ora avrà un aborto spontaneo. Dice alle ragazze di non sotterrare il feto, che i cani lo scoprirebbero. Meglio buttarlo nell’immondezzaio di un palazzo. Otilia lascia l’amica, deve andare… al compleanno della madre del suo fidanzato… per uscire ed entrare dall’albergo deve sempre fornire la sua carta d’identità… Eccola la famiglia del suo ragazzo con i loro amici: i borghesi del regime… gente che può festeggiare il compleanno con lo champagne e la carne e le uova e la torta di meringhe… La cena… Otilia in mezzo a loro… la macchina da presa che non si muove di un millimetro. Sembra un quadro di Grosz con queste teste che circondano Otilia e le fanno mille domande: e i tuoi genitori da dove vengono?… che lavorano fanno?… ma no, una ragazza non dovrebbe fumare in pubblico!… e tu come lo fai il puré?… no perché mia moglie non fa il puré come lo fa mia madre… che mia madre ci mette un cucchiaio di latte… Per Otilia tutto questo è peggio della prigione. Pianta in asso il ragazzo e se ne torna da Gabita… Non è anche questo un aborto? Corre per le strade di una buia e tristissima Bucarest… Vomita… Ritorna in albergo. Il feto è sul pavimento, l’amica la prega di sotterrarlo. Non lo farà, lo butta dentro l’immondezzaio di un palazzo come le aveva detto Bébé. Alle menzogne dell’amica (non le aveva forse teso un agguato con Bébé?) lei risponde con un’altra menzogna (… sì, certo che l’ha sotterrato). Alla fine si ritrovano nel ristorante dell’albergo e nessuna delle due riesce a guardare negli occhi l’altra… 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni non è un film sull’aborto, è un film sulle molteplici manifestazioni della condizione umana: prevaricazione, ricatto, tradimento, cinismo… Con un linguaggio che non concede niente alle platee drogate di televisione… Perché questo è il cinema, bellezza!… Macchina a spalla, lunghissimi piani sequenza, una fotografia scurissima e tetra… Esco dalla sala e mi chiedo se il cinema italiano possa annoverare un giovane regista lontanamente paragonabile a Cristian Mungiu. Credo proprio di no… Purtroppo… Forse avremmo bisogno di un Ceausescu…

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