Pochi giorni prima della guerra contro i cinesi

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Virginì porta delle scarpe lucide con il foro nel mezzo come andavano negli anni cinquanta. E’ bellissima. E’ alta e ha un viso infantile, dolce, ma anche erotico.

Virginì porta delle scarpe lucide con il foro nel mezzo come andavano negli anni cinquanta. È bellissima. È alta e ha un viso infantile, dolce, ma anche erotico. Il vestito che indossa dice di averlo sistemato questa sera poco prima di venire. È un vestito di sua madre. Con la bocca lucida continua a masticare una gomma.
– Vengo in questi locali per gay perché posso stare tranquilla. Nessuno mi rompe le palle… che cazzo mi sono rotta delle discoteche dove tutti ci provano e tu?
– Io ti sto per chiedere il numero di telefono… quindi…
– Quindi sei il solito caca cazzi che ci prova non appena vede due tette.
Non le avevo notate. Forse Ettore sì. La ragazza ha un balcone degno delle migliori riviste. Da copertina e poi, insomma, le ha lucidate, come le labbra.
– Noi ragazze andiamo in discoteca per ballare e casomai poi per altro. Voi venite qua solo per scopare.
– Non è vero… io sono qui soltanto per te.
In certi momenti mi viene proprio da pregare la madonna e tanti angioletti. È il momento più adatto. Forse non per tutti, per lei è il momento di accendersi una sigaretta. La fuma come una vera signora aspirando fino in fondo il fumo e dando subito dopo la boccata, una breve seconda boccata con cui non spreca niente. È uno dei gesti più erotici che esistano.
– Qui ti dicevo puoi essere libera. Balli e fai amicizia con chi vuoi senza avere l’ansia che ci stia provando.
Un’amica di Ettore gli ha detto che l’ultima frontiera per il divertimento sono i locali per gay. Roma ne è piena. “Non vi preoccupate, nessuno ci proverà se non date modo. Là potete stare tranquilli. E poi è pieno di belle ragazze e molte sono etero”. Aveva detto così.
Ettore era ancora eccitato da quelle parole e nemmeno a farlo apposta era la terza volta che chiedeva il numero a una tipa che si teneva mano nella mano con un’altra. Il brutto è che si baciavano. Un vero strazio, tanto che per poco non si univa anche lui al bacio, assecondando tutto quello che in corpo gli si muoveva in quel momento. Era comico stare a gustare la scena dall’esterno. Un amico che non ne può più davanti a due che si baciano per provocarlo. Ovviamente lui stava al gioco più di loro.
Effettivamente c’è un po’ più di umanità qui. L’uomo rozzo e coatto, tipico animale da discoteca ha fatto il suo tempo. Una tipologia più delicata e apparentemente più libera ha conquistato il mercato. Niente più selezione all’ingresso o manzi tutti acchitati a fare la fila. Persone a modo, bene educate e ben vestite si accalcano fuori dal locale. Il cinquanta per cento sono gay, ma il resto? È come Virginì che desidera un divertimento più ricercato e meno rotture. Certo viene da dire beata fanciullezza. Convinta com’era che tutti quei suoi rituali non potessero smuovere sensazioni da alligatore. Per lei la colpa era soltanto nostra. Forse ero io a non accettare certe evidenze. Ettore di certo non le accettava.
Ettore mi bussa sulla spalla: – Però, devi riconoscerlo, che anche noi etero siamo un po’ più gay. Ti basta guardarti in giro…
– Beh a una come Virginì piacerebbe questo…
– Non ha detto questo lei e lo sai.
Delle volte è bello fare il cretino, scambiare fischi per fiaschi. Ma a Ettore la cosa non piace. È preso dalla fauna che affolla il locale. Occhio e croce tutti professionisti o studenti. La storia di Ettore sulla diffusione di un certo modo di fare le cose gay è vecchia. Lui ama ripetersela spesso, come se si volesse convincere che è fuori da tante dinamiche. In fondo sa bene che 50cent è meno uomo di nostro nonno e di nostro padre. Ma questo non toglie che lui si senta un grande uomo e anche Ettore è convinto di essere un grande uomo. Dico vecchio stampo.
Dalla colonna davanti a noi esce un braccio che ci indica. Un nostro vecchio compagno del liceo ci saluta e dice al buttafuori che siamo con lui. Sapevamo che era suo il locale, così l’avevamo avvertito e lui ci ha accolto come se fossimo delle star. Ai tempi della scuola Roberto era il ragazzo destinato a fare economia alla Luis o alla Bocconi. Non sapeva niente all’infuori dello studio e passava il resto del suo tempo a guardare programmi televisivi. Non era mai stata una persona affascinante. Non era mai stata una persona che si univa a sbronze o rimpatriate. Alla fine non fece nessuna importante università, aprì semplicemente questo locale e in due anni mise assieme tanti soldi. Ma questa non era la cosa fondamentale su di lui. La cosa fondamentale era che aveva trovato un mondo e dentro quel mondo viveva bene. A suo completo agio. Aveva trovato una dimensione.
Indosso ha un gessato nero con un bel taglio morbido e una cravatta nera. Niente camicia. A torso nudo. E con un cappello in testa stile anni trenta.
– Io sono un amante degli anni trenta. Avevano uno stile in quei tempi… poi anche il mio amore veste così.
– Il tuo amore?
– Johnny Depp… Sapete sono stato a Venezia a casa di amici e l’ho visto da vicino. Che fascino…
– Preferisco Mcqueen…
– Sì e io le bionde. Siamo nel ventunesimo secolo e te veneri ancora uno che correva in moto…
A Ettore quella frase dà fastidio, ci sente del razzismo. Così cambiamo argomento e ci concentriamo sul locale. Ce lo fa girare. Per lui un posto come quello è il massimo, per Ettore invece sono gli incontri di pugilato a Ostia. Difficile scendere a compromessi.
Roberto ci fa conoscere la sua dolce metà Riccardo. Riccardo lavora per Vogue e ha i capelli acconciati come mio nonno nelle vecchie foto. Pieni di brillantina mi spiego e ci fa: ”Così li portavano negli anni trenta.” È lui che ci parla del locale, Roberto pende dalle sue labbra e continua a versarci prosecco. È molto importante che tutto sia al posto giusto. Ci tiene a certe etichette e questa cosa mette a disagio me.
– Il boom che hanno avuto i locali come il nostro o altri tra Roma e Milano è assoluto. Abbiamo inventato un nuovo tipo di divertimento… più elegante, più libero… meno forzato. Addio alle vecchie discoteche.
– Come ve lo spiegate?
– Guarda… all’inizio erano solo per gay. Cioè ci venivano solo persone gay. Poi si è sparsa la voce su due cose: Il locale è più cool e la gente meno assatanata. Noi ci investiamo parecchi soldi… ma tanti… vogliamo essere sempre al meglio. Ecco allora che abbiamo attratto le giovani ragazze annoiate, perché diciamoci la verità: voi ragazzi etero fate un po’ cilecca… non sapete più divertirvi e non avete più gusto.
– Hey io non vado in giro come un clown… – fa Ettore stizzito.
– Bravo è proprio questo il punto… noi sappiamo prenderci in giro…voi no. Siete troppo seri e non avete nemmeno trent’anni. Ecco perché non sapete più divertirvi. E poi siete frustrati dal lavoro… siete dei gran casinari. Vi dovete rilassare e imparare nuovamente a godervi la vita… come faceva Mastroianni…
Da quando eravamo entrati nel locale eravamo diventati seri tutto assieme e Riccardo ci aveva inchiodati con quella frase. Entrando avevamo avuto la sensazione di sentirci persi. Un gusto strano di divertimento ci aveva accolto. Un divertimento da passerella. Davanti a noi adesso sfilano delle drag queen e toccano chiunque capiti a tiro. Poi Riccardo dice una cosa banale.
– Senti scusa è troppo… adesso andiamo al bar e con questi biglietti che ci hai dato ci sfondiamo per bene… poi troviamo la prima passerotta e ce la facciamo in due dentro al bagno. Lui davanti e io dietro e poi ci diamo il cambio… – Fa Ettore.
Riccardo si mette a ridere e fa segno di andare a quel paese. Ettore mi chiede se ho voglia di andare a comprare le sigarette all’angolo. Era una scusa per uscire. Così usciamo e andiamo all’angolo destro dove sta un distributore. Lui infila i soldi e inizia a borbottare. Sa bene che la vita è violenta. Ecco cosa lo salvava da tutta quella discussione. Eppure c’era qualcosa che gli sfuggiva di tutta la serata e quel qualcosa lo rendeva molto nervoso e rendeva nervoso anche me. Comunque era stata una buona idea quella di andare a comprare le sigarette all’angolo.
Mentre torniamo Roberto ci viene incontro con la scusa anche lui delle sigarette. Le compra e se ne accende una.
– Vi siete offesi? Riccardo non voleva dire niente di offensivo. Ma certe cose le pensiamo veramente. La nostra è una guerra contro tutto ciò che manca di eleganza e intelligenza. Poi con la Cina che continua a fare quello che sta facendo…
– Cosa sta facendo?
– Io e Riccardo speriamo che scoppi una bella guerra con la Cina. Dopo domani ti alzi e tac. Loro sono i massimi produttori di cose becere… che soffocano il mercato. Ecco allora che nessuno si guadagna più l’eleganza, ma se la compra a buon mercato sulle bancarelle. Capite?
– Forse no…
– Lascia stare è una cosa lunga. Su queste cose poi non si può improvvisare…
Ettore annuisce, ma si vede che qualcosa ancora gli sfugge.

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