Condividi su facebook
Condividi su twitter

Il mondo visto da un’edicola

di

Data

Claudio s’è rotto. Dopo dieci anni è anche comprensibile. Dopo sette giorni alla settimana con sveglia alle 5. Dopo quintali e quintali di pacchi raccolti, spacchettati, rimpacchettati e ricaricati. Dopo...

Claudio s’è rotto. Dopo dieci anni è anche comprensibile. Dopo sette giorni alla settimana con sveglia alle 5. Dopo quintali e quintali di pacchi raccolti, spacchettati, rimpacchettati e ricaricati. Dopo litri e litri di inchiostro nero e a colori tra le dita che non se ne va più. Dopo essere stato ricoperto per migliaia di giorni da dvd, cd, riviste patinate, calendari, gadget, borsette e tutto quello che oggi si vende in un’edicola, Claudio ha detto basta. Claudio Capannini, cinquant’anni, edicolante ancora per pochi giorni, è dal 1997 il giornalaio del mio quartiere che si chiama Valle Aurelia e si trova a Roma, non lontano dal Vaticano. La sua edicola è situata, da quando mi ricordo, dietro al primo albero del Viale di Valle Aurelia, accanto al bar “La Fornace” che prende il nome dall’origine industriale del quartiere, Valle dell’Inferno quando tutte le fornaci buttavano fumo tutte insieme. Mi ha sempre affascinato la figura del giornalaio e l’edicola, in particolare, ha sempre rappresentato un luogo di desideri fin dalla più tenera età. Da piccolo guardavo con attrazione e ripulsa l’interno sempre buio dal quale il giornalaio tirava fuori le figurine dei calciatori. L’interno misterioso di un’edicola dove ci sono le riviste più preziose, lo spazio per le cose che “glielo metto da parte” e pile e pile di monete una sopra l’altra. Col tempo e crescendo ho anche capito quanto è importante la figura dell’edicolante, del gestore di questo mondo. Claudio, per esempio, nonostante faccia delle levatacce tutte le mattine, ti spara sempre un “buongiorno” cordiale e amichevole che ti fa iniziare la giornata col piede giusto. Per questi ultimi cinque anni è stata la prima persona in assoluto che ho salutato all’inizio delle mie giornate. E non è poco. Il giornalaio che c’era prima non salutava, ma si limitava a grugnire. Una volta mi rifiutò un pacco di monetine, il risultato della rottura di un salvadanaio, per comprare quelle agognate figurine, perché non voleva riempirsi di insignificanti spicci. Una bella differenza con Claudio. Non solo, ma l’edicolante ha anche una funzione sociale importantissima: quella di vero e proprio mediatore culturale con gli abitanti della zona. Un ruolo diventato sempre più difficile e arduo con la crisi delle vendite di giornali e la diversificazione dei prodotti che si vendono oggi in una edicola. Per fare un esempio, quando, all’inizio di qualche estate fa, una nota rivista femminile mise in omaggio delle magliette di differenti colori, Claudio dovette trasformarsi in un consulente d’immagine per le sue clienti: “mi sta meglio il rosso o l’azzurro?”. Inoltre Claudio deve sostenere una conversazione in qualunque campo dal calcio alla politica, dall’economia alla musica, dalla programmazione di computer al modellismo, dal cinema alla cucina. La sua passione è la musica (conosce tutti i gruppi e sottogruppi dagli anni sessanta a oggi, compresa la follia psichedelica e la disco-music) e la politica lo ha completamente disilluso. Col tempo mi ha fatto entrare nel loculo per l’ingresso di fianco e così ho potuto illudermi di vedere e capire il mondo da un’edicola. L’edicola di Claudio è una di quelle piccole con la scritta de “Il Messaggero” in vetro su ogni lato. Dentro, sulla mensola più grande, sono impilati i giornali: in prima fila “Corriere dello Sport” e “Gazzetta”, seguite dal popolarissimo “Il Romanista”, poi “Repubblica” e “Corriere della Sera” attaccati come due gemelli omozigoti e dietro tutti gli altri giornali. I giornali invenduti alle 16:00 di ogni giorno vengono rimpacchettati e mandati al riciclo. Poi l’edicola esterna è completamente divisa in due: in basso, sugli espositori, i giornali scandalistici di gossip e in alto le riviste e i film porno. Due mondi speculari che non si toccano (in mezzo ci sono i dvd in allegato alle riviste) e che non sembrano neanche vedersi tra loro. Le casalinghe non guardano mai in alto e i masturbatori mai in basso.
Questa intervista, riportata qui sotto, è il frutto di una chiacchierata fatta una mattina qualunque, dentro l’edicola, mentre si consuma il via vai di gente che va a lavoro e si ferma un attimo per comprare il giornale, o per scambiare una battuta con claudio.

Allora hai deciso di andartene, che lavoro farai?
Innanzi tutto premetto che io odio lavorare. Se potessi starei tutto il giorno a non fare niente, a ascoltare i miei dischi al massimo seduto in poltrona. Il lavoro fa schifo. Non lavorare mai, diventa ricco, sposati una ricca e non lavorare mai. Comunque, a parte le stronzate, mi metto a vendere libri rari e antichi su internet. Mi metto in società con questo mio amico che già lavora con maremagnum.com e abebooks.co.uk, che sono i più grandi portali per collezionisti al mondo. È un mercato in espansione su cui vale la pena investire un po’ di soldi. È come se facessi il salto di qualità: dalla carta stampata comune, ai libri antichi fatti a mano e rari.

Che cosa hai capito dalla tua esperienza decennale in un’edicola?
Ho capito che le persone sono di destra. Anche io lo sono, anche tu lo sei e non lo sai. Siamo tutti di destra. Anche lui è di destra [indica un abitante del quartiere che prende il caffè nel suo bar, un noto appartenente dei Democratici di Sinistra, partito che ha fatto di Valle Aurelia una sua roccaforte]. Io personalmente sento Bush come mio legittimo presidente e mi piace la guerra, vorrei la guerra tutto l’anno. La guerra è bella.

Possibile che sei così disilluso? Tu hai vissuto gli anni settanta, l’ultimo periodo vitale in cui valeva la pena vivere in questo paese.
Ti giuro che se esce un altro film sugli anni settanta io mi sparo sulle palle. All’epoca solo la musica mi piaceva. La musica mi esaltava, mi faceva esprimere tutte le mie frustrazioni, tutti i miei desideri. Il rock ti faceva vivere, non la politica. Ora non avete neanche più il rock. È tutto morto.

E il cinema? Anche quello è defunto?
Ti racconto una cosa che mi è successa l’altro giorno. Viene una signora che non avevo visto mai prima che mi chiede con stizza: “senta che le è arrivato “La tigre e la neve” di Benigni?”. Il film non ce l’avevo, ma in questi casi io faccio sempre una battuta, perché mi piace interagire coi clienti. Le faccio: “No signora, ma quando arrivo glielo metto da parte. Comunque le posso già dire che non ne vale la pena. Pessimo film. Guardi qui che stanno rimasterizzando tutti i film di Bergman: “Fanny e Alexander”, “Il settimo sigillo”, eccetera”. Quella, neanche le avessi toccato il papa, ha incominciato a urlare che Benigni è il più grande comico strappalacrime del mondo e che “La vita è bella” è un capolavoro e che ho perso un cliente. Tanto meglio.

Parliamo un po’ di calcio. Tu sei romanista vero?
Si, ma prima anti-laziale. Hanno fatto un sondaggio a Valmontone, dove vogliono costruire lo stadio della Lazio, e hanno scoperto che sono tutti romanisti. Ma mi vuoi dire dove sono questi laziali? Dove sono? Per me è una chimera. Comunque quest’anno abbiamo una grande squadra, veramente forte. Prendi Spalletti: lui si che ci capisce. Non come Mancini, l’allenatore dell’Inter. L’Inter è una non-squadra.

Qual è il giornale che vendi di più?
“Corriere dello Sport”, poi subito dietro “Il Romanista”. Tra le riviste non delude mai “Max” e quest’anno “Vanity Fair” ha venduto tantissimo. I giornali che vendono di più, oltre a “Corriere” e “Repubblica”, sono “Il Tempo” e “Il Giornale” e poi ti chiedi come faccio a sapere che sono tutti di destra. Poi ci sono i giornali che non compra nessuno: “il Riformista”, “Il Foglio”, “Liberazione” e “Il Manifesto”. Tra i fumetti “Topolino” è sempre più in crisi, mentre i manga erotici giapponesi piacciono sempre di più.

Allora che hai capito, alla fine, dal tuo punto d’osservazione privilegiata? Com’è il mondo visto da una edicola?
Ti rispondo con una canzone di Lou Reed del 1973 che dice: Gli uomini di buona famiglia / spesso fanno cadere imperi / mentre gli uomini di umili origini / spesso non possono fare proprio niente / Il figlio ricco aspetta la morte di suo padre / il povero può solo bere e piangere / e a me, a me non frega proprio niente.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'