Thrilla in Manila

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Il più grande incontro di pugilato di tutti i tempi si è svolto a Manila il primo ottobre 1975. All‘Areneta Coloseum. Joe Frazier sfidava per la terza volta Mohammed Alì

Il più grande incontro di pugilato di tutti i tempi si è svolto a Manila il primo ottobre 1975. All’Areneta Coloseum. Joe Frazier sfidava per la terza volta Mohammed Alì per il titolo dei pesi massimi. Questa volta fuori dal suolo americano. Ormai si incassava di più combattendo in paesi poveri. Agli spettatori dava l’idea di qualcosa di epocale e anche ai pugili. Don King aveva messo in palio una delle borse più grandi del tempo per il vincitore.
Smoking Joe Frazier è sempre stata la bestia nera di Alì. I due pugili sono speculari. Alto e con una boxe di rimessa il primo. Basso e con una boxe di attacco l’altro. Il diretto sinistro di Alì poteva martellarti per un’intera ripresa. Il gancio sinistro di Frazier poteva mandarti giù al primo errore. Si trovarono sul ring, in una notte estiva. Tutti e due in splendida forma. Tutti e due convinti a spazzare via l’avversario. Alì veniva dalla vittoria con Foreman. Frazier si sentiva sicuro dell’ultima vittoria contro Alì.
Il medico di Alì dichiarerà pochi anni dopo che il campione avrebbe rischiato il collasso se non fosse finito il match. La disidratazione era arrivata a un livello tale che l’aveva sfinito fin nelle ossa. Verso l’undicesimo round provò a dirglielo. I rischi non erano pochi visto com’era ridotto. Alì lo licenzio il giorno dopo per incompetenza e sul ring non ascoltò le sue parole.
Lo considero il più bel incontro di sempre perché fu sfiancante. Quattordici riprese in cui due talenti del pugilato diedero il meglio di sé.
Frazier spuntava da sotto i diretti di Alì e gli ammollava prima un montante a vuoto e poi il suo gancio. I colpi facevano tremare Alì che doveva legare. Poi si spingevano via e Alì riprendeva con la sua boxe di rimessa, costringendo l’avversario alla distanza. Due tre diretti e il viso di Frazier che schizzava sangue da ogni parte. Non c’è mai stata tregua. Le hanno provate tutte per massacrarsi. Alì si poggiava contro le corde e si faceva pestare. Frazier tentava di colpirlo in faccia, sebbene la difesa dell’avversario non lasciava spazi.
Al quattordicesimo round sono tutti e due cotti. Non riescono quasi a muoversi. Alì fa fatica a tenere le braccia alzate e si poggia ancora alle corde. Frazier sbarella e gli va incontro, ma invece di colpire appoggia i colpi. Tutte le finte dei primi round e la velocità di esecuzione sono andati a farsi benedire. La sofferenza più nera li attanaglia. Le gambe diventano blocchi e i piedi non si muovono.
Frazier incassa due diretti destri che chiudono il round. I due legano, Alì riprende la distanza. Riesce a malapena a colpire. Porta un paio di diretti sinistri e poi un gancio. I due legano di nuovo. Frezier si sposta a sinistra e prova un gancio sinistro, ma va a vuoto, poi mette a segno un montante. Ma è troppo fiacco. Finisce la quattordicesima ripresa. Alì viene preso sotto braccio dall’allenatore per tornare al posto.
Frazier ha il viso tumefatto. Nell’ultimo match ha spaccato la mandibola ad Alì, ma quel giorno uscirà perdente. Le mani gli tremano e dice alcune parole senza senso. L’allenatore gli dice che interromperà il match. Lui urla: ” No, no”. L’arbitro si avvicina e si accorge della situazione drammatica. L’allenatore lo guarda e gli dice che Frazier non ce la fa a continuare.
Alì viene sollevato dall’allenatore. Ha il volto sfatto. Non esulta. Qualche anno dopo dichiarerà: “ Menomale che si è ritirato Joe, altrimenti l’avrei fatto io”.

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