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Valerio Evangelisti: “Clint Eastwood non sapeva sparare”

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Fano, 13 Agosto 2007 Il vento che si insinua fra le volte vagamente decadenti del Bastione Sangallo, fa tremare appena le candele di fronte al banco degli imputati. Accanto a...

Fano, 13 Agosto 2007

Il vento che si insinua fra le volte vagamente decadenti del Bastione Sangallo, fa tremare appena le candele di fronte al banco degli imputati.
Accanto a me, rigorosamente in nero, ci sono i Giurati.
Di fronte a noi, e a una platea straniata dalle note metalliche degli Aghast Insane (che hanno appena deposto le chitarre), si staglia la figura imponente dell’Inquisitore Nicolas Eymerich.
O meglio, del suo creatore, lo scrittore Valerio Evangelisti.
L’Autore di fortunati Best Seller e della saga Horror-Fantasy incentrata sulle vicissitudini di San Malvagio, il Persecutore dell’“Errore Eretico”, realmente vissuto ed operante nell’Europa del Trecento sotto il Regno D’Aragona.
Ma non sono in Francia, mi trovo a Fano, dove gli organizzatori della prima edizione del Festival Testi e Tasti inchiodano il vincitore del Gran Prix De L’Imaginaire a rendere conto delle controverse tematiche dei suoi romanzi (a Ottobre l’atteso nuovo capitolo delle avventure dell’inflessibile domenicano), nella doppia veste di scrittore e di inquisitore.
D’altronde quello del Doppio, è il tema cardine della rassegna tenutasi nelle giornate dall’11 al 14 Agosto in vari scorci della città marchigiana.
Nei precedenti appuntamenti, la presentazione di un libro su Enrico Mattei diventava l’occasione per un ricordo di Gian Maria Volonté, indimenticabile interprete dell’ascesa e della caduta del fautore dell’Impresa Energetica.
Una regale Catherine Spaak, invece, celebrava con un toccante Recital la travagliata esistenza di Edit Piaf.
Il Doppio, nelle sue implicazioni filosofiche, si ripresentava anche nell’incontro con Alcide Pierantozzi. Un classe 85 che presentava il suo esordio letterario (Uno In Diviso per la dinamica e realmente ”giovane“ Hacca-Halley Editrice), che descrive la vita di due gemelli siamesi. Prossimo ad una nuova uscita per Rizzoli, rispondeva alle domande del pubblico presente sorprendendo i più (a dire il vero compreso il sottoscritto, Over 30), con citazioni che spaziavano da Pasolini a Lynch.
Da questo ripetersi di suggestioni speculari e contrastanti , non poteva che svilupparsi una discussione sull’ambivalenza del personaggio-Eymerich. E di riflesso, sull’identità del suo autore.

Chi è Evangelisti e chi è Eymerich?
Lo scrittore confessa subito, senza reticenze. Il tono è pacato, lo sguardo severo, ma si dimostra ben disposto a parlare di sé…
Io sono tutte e due le cose, o meglio, per creare Eymerich ho preso il peggio di me. Quando iniziai a scrivere, diciamo verso l’inizio degli anni Ottanta, ero un Ghost Writer ( Il primo romanzo sull‘inquisitore, Nicolas Eymerich inquisitore, pubblicato da Mondadori, è del 1994, ndr). Cioè scrivevo per conto terzi. Scrivevo manuali per gente che non era in grado di farlo da sola.
Uno dei primi libri che feci era per un cuoco, si chiamava “Alimentiamoci di Legumi e Frutta” (confessa sogghignando).
Poi feci una guida per la scelta alla facoltà universitaria, firmata da un illustre personalità che poi divenne Ministro della pubblica istruzione. Peccato che mi feci pagare a forfait, ne uscirono ben diciassette edizioni!

Come arrivò al personaggio dell’Inquisitore?
Un giorno capitò da me uno psicoterapeuta di Ravenna. Doveva fare un testo di Psichiatria ma non aveva i mezzi letterari, così mi riempì la casa di pubblicazioni. Mi appassionai alla materia quando scoprii di avere molte delle caratteristiche tipiche del carattere schizoide.
In quel periodo scrivevo anche dei romanzetti solo per il gusto di farlo e spesso il protagonista era un Inquisitore. Unendo questo spunto, alla lettura del manuale, creai Eymerich.
In lui proiettai tutte le mie parti peggiori. Come me, il Magister di Gerona, ha la Fobia Da Contatto. Da ragazzo, quando ero più schizoide che mai, se mi toccavano alla sprovvista reagivo in maniera violenta. Anche con calci o gomitate.

Quali sono gli altri aspetti che vi accomunano?
Il carattere tendenzialmente solitario.
Io sto bene solo se mi faccio gli affari miei. Se dal salumiere mi riconoscono, cambio negozio. Sono fatto così. Sono disposto a fare molti chilometri in più per essere lasciato tranquillo.
Poi come me ha un difficile rapporto con l’altro sesso. Sono ancora abbastanza spaventato dalle relazioni a lungo termine ma ultimamente mi sento molto più sociale. Socievole, mai del tutto.
Una differenza sostanziale sta nella percezione dei limiti. Eymerich non ne ha… Non si sa mai dove può arrivare. Forse per questo è amato dai preti. Una delle migliori recensioni me la fece un quotidiano cattolico.
È molto amato anche dai politici, d’altronde chi è più schizoide di un uomo politico? – dice ridendo (e c’è da credergli, nel suo Curriculum spiccano incarichi pubblici, nrd).
Come me cerca di disciplinare il contesto in cui vive ma lo fa con la violenza che possiede istintivamente. Io so cosa sono e per questo cerco di adeguarmi, lui sa cosa è ma vuole che sia il mondo ad adeguarsi.
Un altro mio personaggio, Pantera (Metallo Urlante, Einaudi, 1998 – sono l’unico scrittore europeo di Western- afferma compiaciuto), è molto simile ad Eymerich ma non vuole discepoli e non vuole regolare il mondo. Il mondo di Eymerich deve cambiare con lui.
In un romanzo ho perfino fatto cambiare il clima in base al suo umore.

Perché nonostante tutto questo il suo personaggio risulta affascinante?
Perché nonostante i suoi difetti volevo che risultasse affascinante.
È colto, in un certo senso molto più intelligente di quelli che lo circondano.
Non è mai sordido o squallido, mantiene sempre una certa nobiltà.

Qual è realmente il suo background di scrittore?
Mi sono laureato in Scienze Politiche con indirizzo Storico-Politico, vengo dalla saggistica. Credo di aver pubblicato più di quaranta saggi. Dalla metodologia acquisita in queste esperienze non sono più riuscito a distaccarmi.

Cosa ha preso dalla saggistica?
Proprio il metodo. Voglio che nei libri che scrivo tutti i riferimenti siano esatti.
Se cito un libro di magia, non solo deve esistere ma devo anche averlo letto. Ho un’intera collezione di libri di magia. Ho sempre amato Lovecraft, ma i suoi riferimenti ai libri di magia erano abbastanza generici, alcuni non esistevano affatto oppure erano cose tipo “Il manuale dello stregone provetto “ (Ride compiaciuto.)

È vero che ha comprato delle armi perché doveva descrivere scene di sparatorie?
Quando dovetti creare un’ambientazione western, non ero molto persuaso dal modo in cui si sparava nei film.
Allora cominciai a comperare tutte le armi che citavo nel libro.
Comprai pistole Colt e Remington, fucili Winchester. Così ho scoperto che tutti i miei dubbi erano veri. Fino al 1860 per caricare un’arma del genere occorreva molto tempo.
Si doveva addirittura svitare la canna.
Nel film Il Buono il Brutto e il Cattivo si vede Clint Eastwood che spara a raffica, poi si mette in un angolo e ricarica in un attimo.
Nella realtà non poteva essere così, anche il miglior pistolero non avrebbe potuto che metterci meno di cinque minuti.
Sono questi e altri, i dettagli che cerco di rendere maggiormente fedeli alla realtà.
Anche perché mi sono reso conto che il lettore si accorge quando c’e un certo grado di infedeltà.
Il lavoro che faccio è quello di controllare ogni dettaglio approfondendone la conoscenza. Poi magari potrò usare solo il dieci per cento di quello che ho accumulato. Cerco di sapere tutto di un’epoca, posso studiare fino a cento testi allo scopo di scrivere un solo romanzo.

Come mai la scelta della serialità?
La serialità di Eymerich si può spiegare facilmente. Da ragazzo fui sedotto completamente dalla narrativa popolare. Andavo spesso in Francia e compravo una quantità di Feuilletton di Arsenio Lupin o Fantomas. Il mio scopo è quello di fare una narrativa popolare, di svago, ma che faccia anche pensare. Un’altra influenza che ebbi nello scrivere fu il personaggio di Nero Wolfe.
Vorrei che Eymerich fosse percepito così, come io percepivo questi eroi.
Per me non erano qualcosa di meccanico, seriale, a me sembravano il frutto di un‘ispirazione.

Chi sono i suoi ispiratori?
Guardi, quando mi fanno questa domanda di solito cito uno scrittore che non ho mai letto, così, tanto per fare bella figura! (ride). Io leggo di tutto, ma come ho già detto da ragazzo subivo una vera e propria persecuzione per i miei gusti Gotici, insoliti.

Un pipistrello che pende da una volta antica,  forse sentitosi tirato in ballo dall’ultima affermazione, prende a volteggiare sulle nostre teste…

Leggevo classici della letteratura ma anche i romanzi Urania.

È vero che da bambino le vietavano di vedere la televisione e di leggere fumetti?
Sì è così. I miei genitori erano maestri elementari, delle persone degne ma vittime dei pregiudizi dell’epoca e con una fissazione: i bambini non dovevano essere spaventati.
Mi ricordo che nascondevo i fumetti di fantascienza nei punti più disparati della casa.
Nei miei nascondigli c’erano tutte le cose più scabrose.
I Peccati Di Peyton Place (ride), Casino Royale. In particolare in casa c’era questo termosifone coi pannelli estraibili.
Lì c’era tutto il mio Paradiso, comprendeva una bottiglia di Cherry Brandy e del tabacco da pipa, non mi piaceva neanche tanto, ma ero influenzato dai modelli di investigatore tipo Maigret.
Solo che avevo esagerato, e a un certo punto il pannello, che peraltro tenevo d’occhio, sporgeva troppo.
Un giorno, al ritorno da scuola, trovai una delle copertine di queste pubblicazioni, mi pare fosse un’antologia di Lovecraft, nel cortile.
Mio padre aveva trovato il mio tesoro e l’aveva buttato dalla finestra e ora mi attendeva sollevato in casa. Per ripicca cominciai a ricomprare una per una quelle opere e le misi nel posto in cui lui nascondeva i soldi. Fu il mio primo atto di ribellione giovanile.
Mi ricordo un altro episodio che può farvi capire il clima dell’epoca in cui tutta questa letteratura era considerata “robaccia ”.
Quando tornavamo dalle vacanze estive dovevamo fare una lista delle cose che avevamo letto. Quando venne il mio turno, e la maestra vide la mia lista, piena di cose Horror o fantascientifiche tipo Terrore Dalla Sesta Luna, impallidì.
Le mie letture l’avevano talmente turbata che mandò a chiamare i miei.
La fantascienza faceva paura.
Cominciai a scrivere delle cose Horror. Le facevo leggere ai miei amici e se facevano una faccia molto schifata, voleva dire che avevo colto nel segno.

Spesso la accomunano a Dan Brown..
Beh, gli argomenti di cui tratto non sono proprietà di Dan Brown e tantomeno mia.
Scrivo di queste cose da molti anni prima di lui.
I temi su cui incentra i suoi romanzi sono per me essenziali fin dalla prima ora.
Quando scrissi Magus (Mondadori,1999), feci un riassunto di tutte queste tematiche.
Forse non tutti sanno che una crociata degli Albigesi portò allo sterminio di un intero villaggio dichiarato eretico, perché credeva che Maria Maddalena fosse l’amante di Gesù Cristo.
In molti miei romanzi la Donna è il nemico di Eymerich.
Ma è facilmente spiegabile.
Fin dal mille e duecento, ad esempio nelle bolle papali contro le streghe, non è il diavolo ad essere citato, ma Diana, la dea cacciatrice, ad essere invisa alla chiesa.
Molte cerimonie del paganesimo avevano come protagoniste le donne.
I Catari avevano dei vescovi donne e le eresie venivano interpretate, con il loro rispetto verso il lato femminile – da sempre legato alla notte – come un paganesimo di ritorno.
Ricollegandoci alla psichiatria possiamo vedere come il carattere schizoide sia molto più comune negli uomini.
Quante donne serial killer esistono?

La lotta agli infedeli ricorre spesso nei suoi romanzi. Ne Il Collare Spezzato (Mondadori, 2006), basato sulla storia della rivoluzione messicana dei primi del novecento, c’è un personaggio, Terrazas, che massacra ogni indio restio a civilizzarsi. Ci sono dei punti in comune con Eymerich?
No, non direi che ci sono. Quel tipo di riflessione mi è venuta proprio in Messico.
Gli eretici che vede Eymerich sono quasi un prodotto della sua stessa immaginazione.
La guerra agli infedeli messicana era una guerra razziale, non di sterminio ma di assoggettamento, le cui tracce sono presenti nel Messico di oggi.
C’è molta ipocrisia nel dare a tutte le città degli impronunciabili nomi indigeni quando quella civiltà è stata sterminata.
Lo status degli indigeni è bel lungi da essere quello dei creoli. Anche alla Tv non li fanno apparire mai. Il problema di Eymrich invece, non è razziale, è apparentemente spirituale ma anche politico. Eymerich, come me, è convinto che l’Impero Romano fu soppiantato dalla chiesa.
La sua causa, pur essendo dominata dall’odio, non ha un fine così assurdo, io concordo con i cattolici intransigenti che sono convinti che la chiesa cattolica – con tutti i suoi crimini – aveva un fine preciso.
L’inquisizione non è positiva ma l’obiettivo era creare una società coerente, l’Italia all’epoca era fuori controllo, dominata da banditi che l’avevano divisa in feudi.
La chiesa aveva un obiettivo e lui non è pazzo… è solo un fanatico.

Il Cinema si è mai interessato ad Eymerich?
Mi proposero delle versioni cinematografiche, se il produttore era di destra lo voleva fascista, se era di sinistra voleva somigliasse a Stalin. Chiunque ci metteva le mani lo voleva plasmare a sua immagine e somiglianza. La Metro Goldwin Meyer ha chiesto i diritti ma non credo che si farà.
Per un film americano, però, ho guadagnato cinquanta euro.
Mi hanno pagato i diritti per una scena di un film in cui su un letto disfatto appariva una copia della versione francese di Magus.
Quelli sono gli unici soldi che ho visto dal cinema.. (ride di gusto.)

Quali sono i suoi gusti musicali?
Come avete visto (dice riferendosi agli amici Aghast Insane, gruppo toscano dedito al culto dell’Heavy Metal che hanno aperto la serata interpretando fra l’altro alcuni dei suoi testi), per me già il Progressive Rock è troppo moderato.
La musica deve darmi un vero scossone. Per questo amavo il Punk.
Il Punk, cito un gruppo che seguivo: I Black Flag, non si ballava.
Si pogava.
Cioè ci si saltava addosso percuotendosi. Ho perfino fatto il barista in uno di questi locali.
La musica che mi ispira è quella che mi colpisce violentemente.
Come le prime cose dei Metallica.
Ora li detesto, ma prima facevano queste Intro strumentali che si andavano a concludere in un crescendo epico, che io apprezzavo particolarmente. Hanno ispirato alcune scene dei miei romanzi, quando ad esempio descrivo della quiete prima di una battaglia.
Ho tenuto una rubrica per il “Rolling Stone” ma adesso è finita.
Peccato non avere più quella rendita mensile! (Risata.)

Qual è l’idea di giustizia di Eymerich? È cambiata nel Tempo?
È chiaro che l’idea di giustizia non è oggi quella che era ai tempi di Eymerich.
Prendo il discorso alla larga, mi è capitato recentemente di vedere la serie Ombre sul giallo, una specie di Blu Notte che parla di casi giudiziari. Delle sedici puntate che ho visto, mi manca solo quella su Pasolini, tredici riguardavano errori giudiziari. Sicuri.
O in qualche caso probabili. Processi indiziari, ma solo perché i giudici avevano deciso così. L’arbitrarietà della giustizia è sempre stata presente.
Il giurista storico Italo Mereu ha scritto un saggio in cui paragona l’inquisizione a certi metodi attuali. Un trucco degli inquisitori era quello di far interrogare un processato alla presenza di un familiare, per indebolirne la volontà. Nel caso Marta Russo, e non voglio entrare nel merito di questo caso specifico, il difensore dichiarò che fu attuato lo stesso procedimento nell’interrogatorio di un sospettato. La giustizia odierna a volte non dà garanzie.
Purtroppo. Ci furono casi, anche guardando alla rivoluzione francese, in cui si commisero delle atrocità ma in nome di un ideale. Come Eymerich i rivoluzionari ritenevano che fra i loro doveri ci fosse quello di difendere i propri valori anche con l’uso della violenza se necessario, al fine di un “Bene Assoluto”.

Perché continuare la saga?
Perché altrimenti i lettori continuerebbero a rompermi le scatole.
Poi per me è ormai una terapia, come vi ho detto sono molto più sociale ora.

Idee per il capitolo finale?
Sì ho varie idee al riguardo. Vorrei che il capitolo conclusivo riassumesse completamente l’evoluzione del personaggio.
Nell‘ultimo romanzo farò incontrare nuovamente Eymerich con Reich, e forse questa volta il padre della terapia riuscirà ad avere la meglio (Ride).
Anche il resto dell’ultima storia l’ho già in mente.
Probabilmente si svolgerà in Sardegna.
Il suo nemico sarà Eleonora D’Arborea, che conduce una rivolta contro gli spagnoli e lì Eymerich supererà i suoi limiti scontrandosi con la regina sarda che lo pareggia in statura morale.

Un accenno alla situazione politica attuale…
La società, a differenza di Eymerich, sta esasperando il suo carattere schizoide.
Nel mondo siamo alla caduta dei rapporti umani, ci sono parti del mondo preda di guerre fratricide, come in Africa. Non capiamo chi è in conflitto e perché, siamo all’oscuro di tutto.
Sunniti contro Sciiti, governi un giorno amici e l’altro nemici.
La religione sta coprendo un imbarbarimento generale.
Ora è più difficile sapere cosa c’è dietro i grandi sconvolgimenti… una volta le dinamiche mondiali erano molto più chiare. (E qui Evangelisti si fa serio, visibilmente preoccupato dalle vicende internazionali). Vorrei che Eymerich rappresentasse non solo un intrattenimento, (che tra l’altro mi va benissimo), ma anche qualcos’altro.

Personalità schizoide, realismo magico, moralità e giustizia.
Il Doppio e il dubbio.
Lo scrittore Evangelisti sembra apparire alla giuria diviso fra invalicabili chiusure (da non confondere con reticenze) e generose aperture (non tutti, infatti, sarebbero disposti a parlare di se stessi con tanta lucidità.)
E alla fine di questa lunga confessione, l’imputato Evangelisti, non ritratta.

Valerio Evangelisti: Nicolas Eymerich
Nicolas Eymerich: Valerio Evangelisti
La Band: Aghast Insane
I Giurati: Gianluca Macrì, Valentino Bellocci, Luigi Luminati, Alessandro Forlani, Simonetta Marfoglia, C.Tizian, M.Marinucci
(Un sentito grazie a tutti voi!)
Il difensore: Paolo Reginelli
E per la prima volta sugli schermi: Il Pipistrello (interpreta se stesso.)

link utili:
www.eymerich.com
www.testietastifanofestival.blogspot.com
centroteatromarche@alice.it

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