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Radici nel cemento: “In Italia c’è un popolo alternativo molto vasto”

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Incontro i Radici Nel Cemento a Frascati, prima di uno dei numerosi concerti che stanno facendo durante l’estate e che continueranno a fare fino all’inizio dell’inverno.

Incontro i Radici Nel Cemento a Frascati, prima di uno dei numerosi concerti che stanno facendo durante l’estate e che continueranno a fare fino all’inizio dell’inverno.
Le Radici Nel Cemento sono una metafora della tradizione e della memoria storica di una società, come la nostra, che dimentica troppo in fretta il suo passato; come quei grossi alberi ai lati delle strade, sembrano soffocati dall’asfalto, invece riescono a sviluppare le radici da cui traggono nutrimento fino al punto di incrinare, crepare e spaccare il cemento. Cosi il mondo occidentale deve esercitare la capacità di ricordare e di imparare dal passato, suo e di culture “altre”, se vuole risolvere i problemi e le contraddizioni generati dal suo rapido sviluppo. Non per rimanere legati al vecchio, ma piuttosto per capire in che modo affrontare il futuro: infatti… più in profondità scavano le radici, più in alto arriveranno i rami.

Risponde alle mie domande, tra una risata e l’altra, Giorgio, chitarrista e cantante del gruppo.
Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti tramite la scuola. Siamo nati da due gruppi diversi di persone; uno del liceo classico di Ostia, l’altro del liceo scientifico di Maccarese.
Avevamo amici in comune e inizialmente ci vedevamo per motivi ludici; piaceva a tutti il reggae, andavamo insieme a concerti, manifestazioni, cortei, organizzavamo partite di calcetto, andavamo al mare. In poche parole prima c’è stata una fase di conoscenza amichevole, e solo in un secondo momento, quando eravamo già amici da diverso tempo ci siamo messi a suonare. Alcuni non avevano mai suonato niente, altri già avevano un po di esperienza, specialmente con la chitarra e la batteria.
Mancavano però degli strumenti, così ognuno si è scelto quello che preferiva ed è nato in questo modo il gruppo. Alcuni di noi si sono messi in quel ruolo quindici anni fa, e ancora oggi suonano lo strumento scelto allora.

Fate musica reggae, pensate che “contaminerete” mai le vostre canzoni con qualcosa di diverso, magari più melodico o commerciale?
Non escludiamo mai niente, siamo partiti facendo musica diversa da quella di adesso, eravamo molto più rilassati come ritmi.
Da sei o sette anni, grazie anche alle persone che nel tempo si sono aggiunte al nostro gruppo e alle collaborazioni che abbiamo fatto, siamo stati influenzati.
Siamo sempre nell’ambito della musica black in generale, ma il nostro stile è molto cambiato da allora, a cominciare dall’uso del romanesco.

Pensi che il vostro successo sia limitato dal fatto di toccare temi politici e di parlare il romanesco?
Non so, ma non credo. Specialmente perché in Italia ci sono precedenti di gruppi che cantavano reggae in dialetto, tra l’altro anche molto più difficile alla comprensione del romanesco.
Basta pensare ai Sud Sound Sistem o ai Pitura Freska. Quest’ultimi usciti cantando in veneziano, sono arrivati al festival di San Remo. Non credo quindi che ci sia un limite.
A livello di espansione nazionale serve un pezzo più pop, orecchiabile, con un arrangiamento più radiofonico, quello che forse in questo momento a noi manca.
Penso comunque che il romanesco sia stata una chiave di volta per differenziarci da tanti altri gruppi che in Italia fanno reggae, anche molto bene, ma che finiscono per cadere tutti in uno stesso cliché.

Perché siete molto conosciuti in un contesto che è quello alternativo, ma le vostre canzoni non passano su radio famose come RDS o Radio DJ?
Noi eravamo abbastanza convinti che “bella ciccia” fosse un pezzo che potesse interessare anche a circuiti che non fossero i nostri tradizionali, e un riscontro l’ha avuto, ma soprattutto a livello di carta stampata. Per quanto riguarda radio e TV non siamo andati avanti più di tanto.
Credo che sia un discorso legato alla discografia e a certi parametri che hanno le radio per passare un pezzo. Poi devi avere anche un po’ di fortuna, trovare il dj giusto a cui in quel momento piace il tuo pezzo. Ci sono varie componenti, la più grave delle quali è che, secondo me, purtroppo, il ciclo della musica pop prevede solo un certo tipo di canzoni e di musica con rarissime eccezioni.
Penso comunque che non sia fondamentale inseguire un certo tipo di successo, anche perché in Italia c’è un popolo alternativo che è molto vasto, e se diventi troppo commerciale rischi di perdere la base. L’obiettivo è di farsi conoscere da tutti quelli che sono interessati alla nostra musica, arrivare a fare concerti non solo a Roma e dintorni ma anche a Milano, Bologna, Bari, Lecce, piuttosto che puntare a Radio DJ.

Avete fatto il video di “pappa e ciccia” selezionando ragazze vostre fans come protagoniste.
Per questo video abbiamo pensato di “passare la palla” ai fans, perché tante persone ci seguono e si sono proposte di aiutarci. Per motivi di casting purtroppo non abbiamo potuto prendere tutte le “belle ciccie” che si sono presentate, ma è stata una giornata molto divertente.
L’idea è nata dal voler equilibrare il nostro budget con il coinvolgere persone che non fossero professionisti, ma avessero molto entusiasmo, voglia di divertirsi, mettersi in gioco senza troppe paranoie. Devo dire che questa è stata una scelta molto azzeccata, perché è venuto fuori un bel video, divertente, e le ragazze sono state impagabili.

Chi tra voi scrive le canzoni?
Diciamo che per il 70% vengono scritte da Adriano, il cantante, per il 25% da me, e per il resto, da chiunque di noi abbia voluto tentare la soluzione compositiva.
La regola è che, chi porta la canzone, la canta anche; non scriviamo canzoni per altri.
Nell’ultimo disco hanno cantato il batterista, e Giulio, il bassista, entrambi non avevano mai cantato prima. La linea melodica risale, come il testo, all’autore. L’arrangiamento invece è fatto da noi tutti in sala prove.

Progetti futuri?
Non stiamo ancora lavorando al nuovo cd, infatti siamo in ritardo, ma abbiamo avuto una bella estate piena di concerti e ancora tante richieste che ci porteranno sul palco fino a inizio inverno; dopo ci metteremo a lavorare più seriamente, cominceremo a fare prove, vedere cosa abbiamo.

Come vi vedete tra dieci anni?
Tra dieci anni… Vorrebbe dire che avremmo fatto ventidue anni di carriera, e visto che non sarebbe uno scandalo, credo si possa pensare che saremo ancora a fare questo.
Spero che il progetto Radici Nel Cemento vada avanti e cresca ancora. È una speranza, però non è da escludere.

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