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Bertolucci, Pavarotti e lo Sterminismo Critico

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Bernardo Bertolucci ha parlato con ironia della spietatezza dei critici. Ha detto che un tempo erano spietati anche con lui. Sembrava dire: non fateci caso.

Bernardo Bertolucci ha parlato con ironia della spietatezza dei critici. Ha detto che un tempo erano spietati anche con lui. Sembrava dire: non fateci caso. Gli avevano appena assegnato il Leone d’oro alla carriera a Venezia. Era ironico e pareva saggio. Meno ironica, quasi materna, Francesca Comencini sul “Corriere della sera” ha difeso Vincenzo Marra, fatto a pezzi dalla critica che è stata particolarmente acida con gli autori italiani alla Mostra del cinema.
Comunque il critico del “Manifesto”, il quotidiano che odia di più la televisione, ha esaltato Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati scrivendo che è antitelevisivo, invece i critici dei giornali che parlano sempre di televisione, hanno scritto che è troppo televisivo. Sul “Messaggero.it” un noto recensore ha scritto che è stato fatto da gente che non conosce l’Italia e fa vedere una mafia falsa che non esiste. Però il procuratore generale antimafia Pietro Grasso su “Repubblica” ha dichiarato più o meno: andatelo a vedere, quel film racconta la mafia com’è davvero. Hmm, chi ne sa di più sull’Italia della mafia, un critico o un magistrato che la combatte?
E chi ne sa di più sulla lirica, un critico o i musicisti? Per la morte di Pavarotti all’Opera di Vienna hanno esposto un drappo nero in segno di lutto, ai funerali c’erano un mucchio di artisti, tutti i quotidiani più importanti del mondo hanno pubblicato la notizia in prima pagina. Ma un fine recensore ha detto più o meno che quel tenore non era un granché.
Insomma c’è in giro un virus dagli effetti grotteschi anche se non paurosi. Lo Sterminismo Critico. Che spinge a esprimere feroci commenti sulle opere di quelli che provano a fare cose artistiche in un mondo che evidentemente non le vuole. E non vi fidate quando certi recensori segnalano come capolavori concerti di musica fuori tempo o film muti sui paesaggi visti di notte dai treni in corsa. Appena il pubblico ci troverà dentro qualcosa da apprezzare, gli verranno a noia. Perché il punto è questo: chi è affetto da sterminismo critico sarà felice solo quando avrà sterminato tutto il pubblico e tutti gli artisti così potrà finalmente dire che l’arte è morta.

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