Condividi su facebook
Condividi su twitter

Amore… il tuo nome è fuga

di

Data

Che cos’è l’amore?… vedo già qualcuno di voi che si fa il segno della croce… Ecco bravi, segnatevi… ma fatelo per bene, perché che lo vogliate o no, la frase ritornerà continuamente nella vostra vita…

Che cos’è l’amore?… vedo già qualcuno di voi che si fa il segno della croce… Ecco bravi, segnatevi… ma fatelo per bene, perché che lo vogliate o no, la frase ritornerà continuamente nella vostra vita… anche nella mia, state tranquilli… una precisazione… io qui non sto parlando degli amori cantati da Venditti, Nek, Tiziano Ferro e compagnia bella… Quelli sono gli amori fast food… plastificati… freschi la mattina e già ammuffiti la sera… e sono la maggioranza… arrivo a dire il 95%… poi ci sono gli Amori… A maiuscola… il 5%… che però sono gli unici che ti fanno sentire veramente vivo… perché ci elevano… ci spingono ad andare oltre le Colonne d’Ercole… ci fanno compiere azioni che mai avremmo immaginato… insomma… ci cambiano… nel bene e nel male… Un pomeriggio di fine agosto vado a vedere l’ultimo film di Jacques Rivette… La duchessa di Langeais, tratto da un romanzo di Balzac… Bellissimo… algido eppure incandescente… ghiaccio bollente che ti fa riconciliare con la parola cinema… Siamo in epoca post-napoleonica… Lei, la duchessa, si annoia alle feste dell’alta società… una sera incontra il generale Armand de Montriveau… decide di sedurlo… lui invece decide che sarà la sua amante… si incontrano di nuovo, e parlano, parlano… per mesi… entrambi chiusi nel proprio feroce desiderio… prima è lei a condurre il gioco… il povero generale deve sottostare ai suoi dinieghi, ai suoi capricci, ai suoi improvvisi avvicinamenti e alle ancor più improvvise ritrosie… insomma, non gliela dà… lui, allora, improvvisamente cosciente dei sotterfugi della duchessa e pazzo di amore (perché più una donna non ce la dà, più noi immaginiamo che in mezzo alle cosce debba avere una specie di Taj Mahal) si ritrae… a questo punto la duchessa è pronta a donarsi, ad abbandonarsi nelle mani sapienti del generale, a struggersi d’amore per lui… ma lui fugge proprio… e chi vince in amore?… appunto… ma la sua è una vittoria di Pirro… perché anche lei a sua volta fugge… le donne la sanno una più del diavolo… due fughe… a questo punto è l’uomo che con la coda fra le gambe cerca disperatamente il suo oggetto del desiderio… il generale la ritrova qualche anno dopo in Spagna, in un convento di suore di clausura… cerca con un gruppo di amici di rapirla, ma è troppo tardi… è morta… Le ultime parole del generale: “Lei è ormai un poema”… Forse qualcuno penserà che io stia cantando le lodi degli amori sfortunati… ebbene sì!… viva gli amori sfortunati… gli amori non consumati… gli amori idealizzati… La duchessa e il generale sono parenti strettissimi dell’Adele H di Truffaut, che, ormai distrutta dalla febbre e dalla pazzia, va in giro per la città coloniale gridando nel delirio il nome del suo amato… per loro l’amore è un atto di fede… una religione… un salto mortale nella terra dell’irrazionale puro… nessun compromesso, nessuna mediazione… a loro non gliene frega niente di quello che dice il saggio personaggio interpretato nel film da Michel Piccoli (semplicemente mostruoso!) e cioè che la vita “è un’equilibrata composizione di interessi e di passioni”… vogliono dare l’assalto alla luna… per questo non riuscirebbero a vivere insieme con l’altro… immaginatevi Adele H… che rammenda i calzini al suo tenentino… che gli prepara il cestino per il pranzo… che gli mette una supposta quando lui è influenzato… sarebbe un sacrilegio… la religione dell’Amore non lo tollera… come non tollera i fiati pesanti di chi si risveglia nello stesso letto al mattino… le prime scorreggie della giornata in bagno… i grugniti pre-neolitici di una colazione a due… le litigate per scegliere il film da andare a vedere la sera… le scopate stanche del fine settimana… la duchessa e il generale sanno che se vogliono fare dell’Amore un’opera d’arte non devono neanche sfiorarsi… perché sai che delusione se uno scoprisse che all’altro gli puzzano i piedi… solo l’immaginazione li può salvare… perché l’Amore diventi veramente un’opera d’arte e si affranchi dalla bruta realtà dei panni sporchi (che si lavano purtroppo sempre in famiglia)… e adesso, scusatemi… vado a cercare la mia duchessa di Langeais… perché ho tanto bisogno di soffrire…

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'