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“Se vai a sud non ti perdere la mostra di Mirko a Matera”

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“Se vai a sud non ti perdere la mostra di Mirko” mi ha raccomandato un mio amico pittore, di cui mi fido. “Mirko chi?” ha chiesto la mia ignoranza. “Basaldella!

“Se vai a sud non ti perdere la mostra di Mirko” mi ha raccomandato un mio amico pittore, di cui mi fido. “Mirko chi?” ha chiesto la mia ignoranza. “Basaldella! Uno degli scultori più importanti del secolo scorso” mi ha risposto lui. Così vado a Matera per Mirko, anche se non ho mai visto una sua opera. In realtà vado a Matera per Matera, una delle città più belle del mondo, e la mostra su Mirko diventa il pretesto per deviare dalla Salerno-Reggio Calabria e avventurarsi per la Lucania. La strada vuota per chilometri, la terra deserta che arde per il gran caldo, qualche casetta vuota di contadino e dopo Potenza scompaiono i cartelli stradali. A Matera vengo accolto da un impiegato dell’ufficio del turismo che infila la testa sudata nel finestrino della macchina: “Alle 17 inizia il giro turistico per i Sassi. Dieci euro a testa”. Gli chiedo dov’è il Musma – Museo della Scultura Contemporanea e devo essere l’unico turista a avergli mai chiesto un’informazione simile perché non lo sa. Devo anche essere l’unico turista in città, a quest’ora, senza contare i pochi coraggiosi che cercano ristoro in qualche fresca navata di chiesa. Per il resto la città è deserta e questo le restituisce il fascino dell’abbandono, la solitudine dei sassi che la formano, la disumanità delle case scavate nella roccia. Matera è costruita su due massi rocciosi, in fondo la valle un fiumiciattolo d’acqua (al tempo dei romani era un lago), di fronte le chiese rupestri illuminate fino al tramonto, una roccia cruda e suggestiva trasformata in Golgota dai set cinematografici di film di tema religioso. Il Musma è sulla Civita, la roccia più antica, che si può percorrere solo attraverso le centinaia di scalinate che la attraversano dall’alto verso il basso, dentro Palazzo Pomarici. Il Musma, sotto l’ente Zétema di Matera, è il museo che testimonia il lavoro dell’associazione “La Scaletta” che organizza dal 1978 rassegne espositive di scultura contemporanea tra i Sassi di Matera. Non conosco bene la storia, ma nel 1952 i Sassi sono stati sfollati e da allora si è aperto il dibattito pubblico su che farne, con posizioni anche cieche di chi voleva demolirli considerandoli motivo di vergogna. Quelli de “La Scaletta” si sono battuti da sempre per la rivalutazione storico-artistica e nel 1993, anche grazie al loro lavoro, l’UNESCO ha riconosciuto i Sassi patrimonio dell’umanità. È il 1978 quando si organizza la prima mostra sull’altopiano murgico: nelle suggestive grotte della roccia, nel complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci vengono incastonate le opere dello scultore Consagra. Da allora il successo è immediato: le mostre temporanee si succedono e sempre più artisti donano opere alla città. È così che nasce il Musma, senza fondi pubblici, ma solo con le donazioni alla Fondazione Zétema di scultori che si innamorano di Matera. La collezione comprende sculture (in bronzo, marmo, pietra, ferro, acciaio, terracotta, gesso, ceramica, cartapesta, tufo, legno), disegni, incisioni, multipli, medaglie, libri d’arte con incisioni originali di tutti gli scultori contemporanei italiani e internazionali. Sarebbe troppo lungo citarli tutti e un torto solo alcuni e più noti. Insomma il Musma è una antologia della scultura sia per i materiali che per gli artisti. Inoltre è stato arricchito dalla biblioteca “Vanni Scheiwiller” che comprende circa tremila volumi tra monografie e cataloghi d’arte. Dopo il Musma, si scende ancora per le scale bianche dei Sassi e la visita continua nel complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Le chiese sono due delle 180, censite dalla fondazione, scavate nella roccia e presentano, oltre a numerose decorazioni pittoriche, un monastero sotterraneo, mensole, celle, numerose grotte e una cisterna che accolgono le opere di Mirko. Mirko (nato a Udine nel 1933 e morto a Cambridge nel 1969) è il secondo figlio di una famiglia di artisti, fratello di Dino e Afro, nonché massimo esponente della “Scuola Romana”, una corrente che non abbandona mai il classicismo per l’astrattismo e si configura come più decorativa. Le sculture di Mirko sono sempre riconoscibili, anche quando sembrano più estreme. Alcune sono di gusto classico come le grandi statue in bronzo a grandezza naturale: il Neofita che sembra togliersi la maglietta con un gesto molto moderno; L’assetato che porge una mano verso lo spettatore si contrappone al coltello alzato de La strage degli innocenti; lo sconcertante naturalismo dell’Edipo. Ci sono poi le lamine di rame tagliate con motivi astratti in cui però compaiono volti e arti antropomorfi. O ancora lamine di rame o strutture di legno o di gesso colorate che diventano totem evocativi. Nell’ultima parte della sua vita Mirko predilige il tema religioso: compaiono statue di santi come San Martino a cavallo dell’asino e idoli, nonché giganteschi sacerdoti di legno rosso. Le opere sono bellissime e illuminate con maestria nelle grotte umide degli ambienti espositivi. Le sue opere spiazzano sempre l’osservatore perché frutto di una complessa ricerca sul ruolo della scultura nella società contemporanea. Ogni tanto, tra un’opera e un’altra, sono attaccate sul muro delle brochure con stralci di testi teorici di critici e amici di Mirko. Di queste colpisce quella di Ungaretti che definisce la scultura di Mirko come una anabasi. Oppure gli scritti di Mirko stesso di una sorprendente lucidità sulla decadenza del ruolo dell’arte nella società contemporanea. Insomma uno scultore eccezionale, antico tra i più moderni.

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