Condividi su facebook
Condividi su twitter

Oggetti parlanti

di

Data

Passeggiata romantica in un parco naturale. Davanti ad una centenaria sequoia, lui sussurra a lei – capita spesso che i pensieri più profondi escano fuori nei primi mesi di una storia amorosa...

Passeggiata romantica in un parco naturale. Davanti ad una centenaria sequoia, lui sussurra a lei – capita spesso che i pensieri più profondi escano fuori nei primi mesi di una storia amorosa, mano nella mano – “chissà quante cose avrà visto quest’albero, è un peccato che non possa raccontarle”. E questo è effettivamente il limite attuale della sequoia. Ma c’è chi sta lavorando per trovare un rimedio a ciò. Non perché sia così ansioso di conoscere l’opinione del vegetale sul tempo che fa, ma semplicemente per assecondare la più grande ossessione umana dell’ultimo secolo: scovarti ovunque tu sia.
“Internet delle cose” la chiamano gli esperti, che assicurano che nel giro di una trentina d’anni la realtà così come la conosciamo adesso sarà solo un lontano ricordo. Immaginate un mondo in cui gli oggetti intorno a voi si animino e comincino a parlare tra loro. Non solo: nei momenti in cui la discussione con la vicina teiera langue, il forno si può connettere a internet ed entrare nel blog in cui trovare tanti altri amici di acciaio e ceramica con cui spettegolare. Impossibile? Se per spettegolare si intende la capacità di riportare gli spostamenti di qualcun altro o quante volte quel determinato qualcuno si è servito di loro, no, non è impossibile. È tranquillamente alla portata della tecnologia umana il fornire qualunque tipo di oggetto di sensori che siano in grado di assimilare delle informazioni, che possono poi riportare ad altri oggetti oppure riversare direttamente in un sito internet, rendendole così pubbliche. Tanto per fare un esempio, il numero di bestemmie pronunciate in un anno potrà diminuire drasticamente se le chiavi della macchina che non saltano fuori proprio da nessuna parte possono essere rintracciate dando semplicemente un’occhiata su Internet, dove saranno le stesse chiavi a dire “sono nel portachiavi all’ingresso, pirla”. Va bene, magari l’insulto finale non ci sarà, ma tu avrai sempre il sospetto che comunque l’abbiano pensato. Tutto, ma proprio tutto potrà essere collegato allo stesso network, e qualunque cosa inanimata sarà in grado non solo di essere rintracciata in qualunque parte del globo si trovi, ma potrà anche fornire indicazioni sulla sua interazione con il mondo circostante, con l’ovvia conseguenza di fungere da occhio del Grande Fratello nei confronti del suddetto mondo circostante. La macchinetta del caffè dell’ufficio dirà al capo il numero esatto di pause che saranno state fatte durante il pomeriggio, riportando data, orario e volendo, se il capo è un fissato della linea dei suoi dipendenti, anche la quantità di zucchero per ogni bicchierino. Addirittura – ma le modalità con cui ciò si potrà mettere in atto sono ancora poco chiare per i comuni mortali – , si potrà rendere nota l’identità dello sfaccendato che, fidandosi della complicità della macchinetta, spera nell’effetto della caffeina per arrivare alle sei. E non si cominci già da ora a blaterare di privacy. E che sarà mai se gli spostamenti di ognuno saranno sempre visibili sulla rete, se si potrà sapere l’ora esatta in cui si poggerà il didietro su una panchina e per quanto tempo ci si rimarrà. Chi protesta per una realtà di questo tipo, ha sicuramente la coda di paglia. E almeno l’angosciante storia delle intercettazioni telefoniche finirà. Ci saranno metodi più rapidi e sicuri per farci i cavoli del prossimo. Certo, guardando l’aspetto pragmatico, queste innovazioni porteranno senz’altro a delle migliorie nella vita di tutti i giorni. Basti pensare alla quantità impressionante di dati che si potranno rilevare in uno spazio limitato di tempo sul cambiamento dell’ambiente, e trovare adeguate soluzioni avendo un quadro preciso della situazione. Però, di certo, creerà una sorta di diffidenza globalizzata. Un consiglio: diffidate del vostro wonderbra imbottito. Potrebbe avere una spiccata propensione al pettegolezzo telematico.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'